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Correre nel metaverso

  • 3 minute read

Del metaverso parlò Mark Zuckerberg alla fine del 2021, indicando il futuro prossimo di Facebook. Molti notarono qualcosa di familiare e in effetti non si trattava (e non si tratta) di un’idea nuova: chi ha una certa età l’ha sentita già definire “realtà virtuale”, cioè un insieme di esperienze non reali o sintetiche/digitali che si possono vivere solo con l’ausilio di visori e apparecchiature particolari.

Dopo qualche mese, il metaverso è ancora una dimensione molto poco definita e alla quale pochissimi hanno potuto avere accesso. A voler essere brutali sembra già decrepita, pur se tecnicamente non è ancora nata.

Per questo il titolo di un articolo di Business Insider che racconta di una palestra in cui si corre nel metaverso ha catturato la mia attenzione, pur non trattandosi, quantomeno, dell’ambiente che ha in mente Zuckerberg. Quindi di cosa si tratta? Di un’esperienza di corsa immersiva e parzialmente virtuale (mentre il metaverso è interamente virtuale, o almeno al 90%, restando comunque mediato da visori ecc.) che si può sperimentare in una piccola palestra di Manhattan.

Dei tapis un po’ particolari

Se la proposta della palestra Roam149 fosse consistita in un visore da indossare per poi correre sul posto confesso che sarei passato oltre. Se, analogamente, si fosse trattato di un semplice tapis roulant con uno schermo un po’ più grande sul quale “correre” lungo percorsi reali o inventati altrettanto, anche considerando che per chi va in bici sui rulli questo genere di esperienze è comunissimo (e non richiede di andare in una palestra, considerato che lo si può fare a casa).

Le attrezzature di questa palestra sono invece più sofisticate e interessanti. Innanzitutto si corre all’interno di “boot” che isolano e concentrano l’attenzione solo sul grande schermo che, trovandosi a poca distanza dagli occhi di chi corre, garantisce un’esperienza molto immersiva. Che inoltre può essere fatta senza visori e completamente liberi da qualsiasi tipo di strumentazione: ogni comando viene impartito infatti con gesti, grazie a una telecamera che “legge” i gesti e trasferisce ordini al sistema.

Naturalmente

Il concetto alla base di questa soluzione tecnologica è che un’esperienza è tanto più reale e potente quanto meno è mediata. Se per viverla dobbiamo usare strumenti particolari – spesso anche ingombranti e pesanti – è evidente che la naturalezza viene meno. Per questo i tapis di Roam149 simulano gentilmente le asperità e i cambi di pendenza del terreno (virtuale) su cui si corre, ed è anche per questo che chi ha studiato questo tipo di soluzione ha capito che doveva essere il più semplice e intuitiva possibile.

Per questo i comandi che si possono impartire al sistema vengono dati solo usando braccia e mani ed è anche per questo che per godere dello spettacolo non servono visori o apparecchiature: basta usare i propri occhi e correre, perché quello lo devi comunque fare. Vuoi fermarti? Apri le braccia. Vuoi cambiare direzione? Indica da che parte vuoi andare semplicemente con le braccia e le mani: una videocamera ti segue e trasmette al computer che gestisce l’allenamento (virtuale ma molto reale) le tue intenzioni.

Meglio del metaverso?

Insomma: tecnicamente – si diceva – questa palestra non offre un’esperienza interamente costruita nel metaverso. In verità si può scegliere sia fra percorsi inventati che reali, rendendosi magari conto di cosa significa correre la Boston Marathon grazie alle riprese reali. Oppure lo si può fare in un mondo sintetico ma sempre senza la mediazione di alcuno strumento.

Fermo restando che niente è meglio dell’esperienza reale, è anche vero che in una fredda giornata invernale l’idea di correre al caldo calandosi in un ambiente abbastanza simile alla “cosa vera” è irresistibile.

Non è il metaverso ma forse è anche meglio del metaverso.

 

1 commento
  1. Pingback: Una corsa nel Metaverso – Internet 3 Academy

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