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Corriamo grazie al pollicione

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Si dice che la specie umana sia stata in grado di evolversi in maniera così veloce e arrivare al livello attuale, oltre che ovviamente grazie al rapporto cervello/dimensioni, anche grazie a una delle dita della mano: il pollice. Senza il pollice opponibile, probabilmente, il solo cervello non sarebbe stato stimolato in maniera corretta e le nostre capacità di ragionamento non si sarebbero sviluppate così bene. Ecco, c’è un altro dito del nostro corpo che ha avuto una grande importanza e che la riveste tuttora, ed è l’omologo del pollice della mano, il cosiddetto pollicione, appunto, o per dirla in maniera corretta: l’alluce.

Le migliori capacità di ragionamento e di manipolazione degli oggetti a poco sarebbero servite, all’uomo agli albori della civiltà, se non fosse stato in grado di correre più in fretta possibile e nel modo migliore possibile, e in questo è proprio l’alluce che ha giocato e gioca ancora un ruolo fondamentale.

Se infatti la posizione di tutto il piede è importante, è però il movimento dell’articolazione di questo dito a garantire al piede la stabilità di cui necessita.

IN CHE MODO LAVORA L’ALLUCE

È una questione meccanica. Al momento della spinta, il movimento naturale del piede – che sia libero o dentro una scarpa – lo porta a fare una rotazione verso l’interno e la punta del piede, che è la zona messa in maggior tensione fino al momento dello stacco. Una volta effettuato il salto, l’alluce ritorna sulla sua posizione originaria, rilasciando muscolatura e tendini e permettendo al piede di prepararsi e rilassarsi per il successivo atterraggio e la conseguente ripartenza, in cui il meccanismo si riattiva.

Come detto, è una questione puramente meccanica, e un malfunzionamento di questa singola, piccola parte del nostro corpo è in grado di modificare il carico di tensione sull’avampiede, cosa che si ripercuote inevitabilmente su pianta, tallone, tendine d’Achille e via su fino alle ginocchia e alle anche. Insomma, su tutto l’apparato locomotore.

Come mantenerlo sempre efficiente

È però possibile lavorare sulla mobilità dell’alluce e fare in modo che i movimenti si mantengano fluidi e precisi, a esempio massaggiando e cercando di estendere e piegare l’alluce – ma vale anche per le altre dita dei piedi – con le mani, oppure eseguendo degli esercizi di allungamento che interessino sia la parte anteriore del piede che il tallone.

Il più semplice e più veloce da fare? Mettiti a piedi nudi e distanziati di circa dieci centimetri (non a piedi uniti, quindi) davanti a una parete, appoggia le mani sul muro in modo che restino ferme e poi sollevati sulle punte dei piedi per cinque secondi, riportando poi lentamente il tallone a terra, per dieci volte. Oltre che estendere e rilassare alternativamente la muscolatura e stimolare la circolazione, permetterai alle articolazioni dell’alluce e delle altre dita dei piedi di muoversi liberamente e riprendersi un po’ dello spazio che le scarpe, inevitabilmente, tolgono loro. Vedrai che la corsa ne trarrà beneficio, e non solo quella.

(Credits immagine principale: joaquincorbalan on DepositPhotos.com)

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