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Di cosa sono fatte le piste di atletica

  • 3 minute read

C’è un materiale unico per come e dove è impiegato: si chiama tartan e ricopre tutte le piste di atletica. È così caratteristico che a volte può bastare vedere fotografata una piccola porzione di una pista per capire di cosa si tratta anche solo per il colore, la tessitura della superficie e per le righe che delimitano le corsie. Ma da dove origina questa particolare finitura? Perché ha quel colore? Di che materiale è fatta?
Procediamo per gradi, partendo dalla storia.

Quando venne inventato

La storia del tartan è relativamente recente: venne infatti impiegato per la prima volta alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968. Prima di allora le piste erano fatte con una miscela di asfalto e gomma e prima ancora di cenere. Da allora viene adottato universalmente e, a detta di molti, è parzialmente responsabile dei più grandi record del mondo. Può sembrare un paradosso ma per le sue particolari caratteristiche meccaniche ed elastiche è in grado di fornire una specie di doping meccanico agli atleti. Non si tratta infatti di un materiale passivo: quando viene schiacciato dalla suola degli atleti sviluppa energia che restituisce a chi vi corre sopra, come se fosse composto da un letto di micromolle.

La definizione di “doping meccanico” è un po’ forte ma indica che non si tratta di una superficie inerte: una volta sollecitato meccanicamente dall’azione dell’atleta “reagisce” restituendo energia. Dato inoltre che ogni concorrente corre sulla medesima pista, si tratta in realtà di un eventuale “doping democratico” perché aiuta le prestazioni di ognuno di loro, senza distinzioni né vantaggi per nessuno in particolare.

Di cosa è fatto

Il tartan è un materiale composto da poliuretano con particolari doti elastiche. La sua stesura avviene per strati, anche per garantire una sua altra particolarità: essendo composto da grani (o, se preferisci, da una fine “ghiaia poliuretanica”) che realizzano alveoli vuoti fra di loro, riesce anche a essere drenante, cioè capace di smaltire velocemente l’eventuale pioggia, senza variare le proprie caratteristiche meccaniche ed essendo simile in termini prestazionali a quando è asciutto.

I colori del tartan sono il caratteristico mattone, l’azzurro, il blu scuro o anche il giallo ma è la superficie esposta la più importante. La sua tessitura e la sua risposta alla luce sono infatti studiate in modo da riflettere il meno possibile i raggi solari, evitando quindi di abbagliare o infastidire gli atleti.

Per evitare che la sua delicatissima superficie venga inoltre danneggiata dalle scarpe di chi vi corre, la lunghezza massima dei tacchetti ammessi è inferiore ai 9 mm.

L’origine del nome

La prima a produrre questo materiale fu, per le Olimpiadi di Messico ‘68, la 3M che, semplicemente, gli diede il nome “Tartan”. Il riferimento era al caratteristico tessuto dei kilt scozzesi, esattamente come un altro prodotto della 3M – cioè il nastro adesivo – è anche noto come “Scotch”. Altrettanto si può dire del “Post-it”, che da nome di un prodotto (sempre 3M) è finito per indicare universalmente i foglietti adesivi per prendere appunti o segnare liste della spesa da attaccare al frigorifero.

3M non produce più il tartan da molto tempo ma il termine è rimasto e identifica esattamente quello usato nelle piste di atletica. Diciamo insomma che se lo si chiama tartan chiunque segua l’atletica sa di cosa si sta parlando, anche se sarebbe più opportuno usarne altri. Anche perché ora scoprirai chi è il principale produttore mondiale di piste di atletica.

Chi è il maggior produttore al mondo?

L’italiana Mondo di Alba in provincia di Cuneo è la fornitrice ufficiale dei tartan delle piste di atletica delle Olimpiadi. La sua formula magica applicata all’atletica (la Mondo – che prende il nome da quello del fondatore Edmondo Giovanni Stroppiana – produce anche superfici tecniche per moltissimi altri sport) si basa sull’utilizzo di un tappeto di diversi strati con una superficie esposta di gomma vulcanizzata. Gli strati sottostanti sono alveolati a cellule a esagoni allungati nel senso di percorrenza, ossia la forma di alveolo che più aiuta l’atleta a correre in comodità, massimizzando i suoi sforzi.

Una curiosità nella curiosità è che la Mondo è la stessa che produce il Super Santos e il Super Tele, cioè due dei palloni da calcio più famosi, con i quali hanno giocato e giocano milioni di bambini e ragazzi (pure io, 8 secoli fa).

(Credits immagine principale: dennissteen on DepositPhotos.com)

2 commenti
  1. ALBERTO ha detto:
    30 Marzo 2023 alle 00:22

    Dopo il manto misto asfalto + granuli in gomma, le prime vere superfici sintetiche si sono divise (come ancora oggi) in due tipologie fondamentali: tappetino (come ad esempio lo “sportflex” e le nuove superfici della Mondo, e in manto colato (come appunto il “tartan”). Il primo lo si stende appunto come un tappeto, incollandolo a strisce su un fondo opportunamente preparato; in genere è questa la tipologia di manto che offre maggiore reattività e prestazioni più brillanti, specie per la velocità. Il manto colato invece, viene applicato in forma fluida sulla superficie di base, stendendolo come si fa per una malta; in genere è più morbido e “confortevole” (ma non è sempre così), ed è questa tipologia di manto che può avere capacità drenanti, se anche il fondo sottostante viene progettato per questa funzione.

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      31 Marzo 2023 alle 18:09

      Grazie per la precisazione Alberto, davvero molto interessante :)

      Rispondi

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