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L’importanza della TV per la diffusione dello sport

  • 3 minute read

Come spesso accade, la nostra visione delle cose è influenzata dal nostro modo di pensare e dall’immagine che ci costruiamo della realtà. Ti faccio un esempio facile: io amo la corsa e la considero uno sport molto importante che non riceve le giuste attenzioni da parte dei media. È vera questa affermazione? In parte sì e in parte no. Sicuramente alla corsa – e agli sport di endurance, in generale – non viene dato spazio nei media tradizionali; ma la corsa è uno sport molto importante soprattutto per noi che corriamo. Gli appassionati di curling possono pensare lo stesso, idem chi ama il tennis.

La verità è che ogni sport è importante, a modo suo. Ed è altrettanto vero che nessuno sport – forse anche il calcio – riceve la giusta attenzione dei media. Questi ultimi si concentrano soprattutto su ciò che dà profitto, letture o click; comprensibilmente, per certi versi.

La diffusione dello sport

Perché uno sport sia praticato, servono tre ingredienti: la cultura dello sport, un luogo dove praticarlo e la passione.

La cultura dello sport inizia soprattutto da giovani e deve nascere nelle famiglie, nei contesti sociali più ristretti, e poi allargarsi alle scuole e agli altri luoghi di aggregazione. Dobbiamo sapere cosa significa fare sport, quali sono i suoi valori e conoscere i suoi benefici sia per il corpo che per la mente.

Sulle strutture dove praticare sport non possiamo farci granché, se non pressare il mondo politico perché crei e renda accessibili i luoghi dove fare sport. Mi spiego meglio: una pista di atletica non serve a nulla se i ragazzini non possono andarci a correre o se per accedere devono essere necessariamente iscritti a una società. Quando si è bambini, lo sport è un gioco e, se non puoi giocare, semplicemente non lo fai.

La passione è una questione diversa e molto più potente degli altri due punti, per certi versi. Quando ti appassioni a qualcosa, superi gli ostacoli pur di assecondarla. Praticarla, in questo caso.
E la passione arriva dalla conoscenza, dalle storie, dai personaggi, da tutto ciò che è in grado di creare una connessione tra mente e cuore.
Ti faccio una domanda che è anche un esempio: quanti ragazzini si sono appassionati al basket guardando Michael Jordan?

Lo stesso vale per il calcio, il tennis, il ciclismo, la pallavolo e ogni sport che ci ha tenuti incollati alla tv sognando di diventare come gli atleti che stavamo vedendo.

Lo sport è scomparso dai media

Ora lo sport non è quasi più accessibile sui media. Scelte editoriali e investimenti delle pay-tv (comprese le piattaforme online) l’hanno fatto scomparire quasi del tutto.

Rimane lo sci, qualche tour di ciclismo, poco altro; oppure devi cercare, trasmissioni su canali web (anche RAI) o, in alternativa, pagare profumatamente la possibilità di vedere qualcosa. Ma, se paghi, allora sei già appassionato.

In un tempo molto lontano, lo sport nelle reti della tv pubblica era molto presente. RAI2 e RAI3 trasmettevano Golden League, tennis, pallavolo, basket. E adesso?
Ora c’è RAI SPORT (canale 58 del DDT) su cui le ultime scelte editoriali della nuova direttrice hanno messo fuori anche la storica voce di Franco Bragagna dai Mondiali di Atletica Indoor al grido di “spazio ai giovani!”. Scelte editoriali sulle quali si può essere d’accordo oppure no ma che vanno però rispettate. E poi, comunque, sei al canale 58, nel dimenticatoio dei telecomandi. Lo sport è confinato lì: come quando metti in un cassetto qualcosa solo perché “pare brutto” buttarlo via subito.

Lo stesso calcio ha cambiato approccio: meno spinto dalle storie, la tecnica e il gesto atletico e molto più orientato ad alimentare e soddisfare le tifoserie. Ma questo è un discorso diverso.

Insomma, come possiamo pensare che si crei passione su cose che non si conoscono e non fanno parte della nostra vita?

Purtroppo sbaglio io, lo so: pensare che i media abbiano un ruolo educativo e costruttivo, nello scenario attuale, è più un’utopia che una proposta. Ma pensa che bello sarebbe vedere la scherma, il nuoto, la corsa, il triathlon, il ciclismo, tutto in un grande contenitore di due ore in prima serata sulle principali reti pubbliche! E poi approfondimenti pomeridiani al posto di talent o reality e, vabbè, adesso siamo pure oltre all’utopia.

Però, almeno pensarlo, mi piace molto.

(Credits immagine principale: EdZbarzhyvetsky on DepositPhotos.com)

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