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Perché ti fa male la milza quando corri?

  • 3 minute read

Il primo contatto con questo fastidioso fenomeno che interessa il 70% dei runner lo abbiamo bene o male avuto tutti sin da bambini. Ricordi i giochi spensierati al parco e le corse che facevi? Ricordi anche come improvvisamente ti capitava di avvertire una fitta sotto il diaframma destro?

“È la milza”, ti avevano spiegato. Te lo dicevano gli amici e i genitori, te l’hanno detto più tardi l’allenatore o il professore di ginnastica. Anzi: poi non te l’ha detto più nessuno perché, quando ti capitava, sapevi esattamente di cosa si trattava.

La cosa curiosa è che la scienza non è ancora giunta a una spiegazione univoca ed esauriente del motivo per cui ciò accade. La cosa ancora più curiosa è che la milza non c’entra niente: anatomicamente il dolore è in quella regione ma non è la milza a provocarlo (anche perché si trova dalla parte opposta). Cosa succede quindi?

Questione di peritoneo

La teoria più accreditata spiega che il dolore è causato dall’irritazione di due membrane: il peritoneo parietale e quello viscerale. Il primo è a diretto contatto con il diaframma (che aiuta a gonfiare e sgonfiare i polmoni) mentre il secondo avvolge gli organi interni. Durante la corsa queste due membrane sfregano fra di loro, si irritano e creano quindi dolore.

La spiegazione “meccanica” sembra inappuntabile ma in realtà è ormai poco accettata dalla scienza. Come si spiega infatti che non tutti i runner ne soffrano? In fondo tutti abbiamo il peritoneo, giusto? E come è collegata poi alla velocità? Se ricordi bene infatti, hai sempre sperimentato questo fastidio all’aumentare della velocità con cui correvi, quindi – secondo questa logica – i runner più esperti e veloci dovrebbero soffrirne sempre.

Potrebbe però trattarsi di altro: magari sono i legamenti che vincolano gli organi interni che si irritano durante l’attività sportiva, oppure l’ischemia diaframmatica. Tutte ipotesi a vario titolo plausibili, anche se quella che è più accreditita oggi è un’altra.

Nuove prospettive addominali

La nuova ricerca viene dall’Università Old Dominion a Norfolk, in Virginia. Pubblicata sul Clinical Journal of Sports Medicine, ha coinvolto 168 runner partendo da un approccio inedito: la tesi dei ricercatori era infatti che le cause potessero essere di natura psicologica.

Ai soggetti della ricerca sono stati chiesti numerosi dettagli: dalle abitudini alimentari al fatto che i dolori si verificassero prima o dopo i pasti, a digiuno, che soffrissero di fastidi gastrointestinali, come dormissero e se soffrissero di stress o altro.

Le due più importanti scoperte sono che sia i runner che avevano precedenti di patologie gastrointestinali o disturbi nel sonno non soffrivano di questo tipo di dolori “alto-addominali”. Quindi né la digestione né il sonno parevano esserne la causa.

Ciò che invece accomunava chi ne soffriva era l’alto livello di stress e ansia. I risultati erano tra l’altro confermati da altre osservazioni, e cioè che non ne soffrivano sia i runner giovani che gli esperti che i più anziani, ma solo a patto che non soffrissero di ansia o stress. Quando ciò succedeva, in altre parole, non contava essere poco o tanto allenati o semplicemente abituati a correre: moltissime persone che rientravano nel quadro critico di risposta a stress e ansia manifestavano anche questi dolori.

Trovata la causa?

Non proprio: la ricerca – oltre a non essere basata su un numero elevato di soggetti – ha però semmai dimostrato l’associazione fra condizione psicologica e dolori ai fianchi (non chiamiamolo più dolore alla milza). Cosa significa? Significa che questi dolori si verificano quasi sempre in soggetti che soffrono di ansia e stress ma ciò non significa che ansia e stress siano necessariamente la loro causa.

(via Trail Runner Mag)

 

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