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“Cambio” un anno e mezzo dopo: a che punto siamo?

  • 4 minute read

  • “Cambio” è un progetto ambizioso che mira a trasformare la mobilità nell’hinterland milanese attraverso una rete di piste ciclabili.
  • Il primo tratto della linea 6 è stato inaugurato nel luglio 2022, ma l’avanzamento dei lavori è ancora condizionato dalla burocrazia.
  • Sorgono dubbi sulla rete ciclabile all’interno di Milano e sulla connettività con il centro urbano, richiedendo un impegno unanime da parte dei cittadini e della classe politica.

 

Forse ti ricorderai di aver letto un articolo in cui ti abbiamo presentato “Cambio” l’ambizioso progetto che punta a implementare e rivoluzionare la mobilità nell’hinterland milanese. In che modo? Attraverso la costruzione di una rete capillare di piste ciclabili per incentivare gli spostamenti in bici. La costruzione delle piste avverrà in parte ex novo e in parte attraverso la riqualificazione di piste già esistenti.

Update

È ancora troppo presto e c’è ancora troppa burocrazia da sbrigare per poter parlare di avanzamento lavori. Dopo l’inaugurazione del 2 luglio 2022 del primo tratto della linea 6 che da Milano raggiunge l’Idroscalo, il resto dei lavori dovrebbe partire a giorni, nel mese di ottobre, e proseguire in contemporanea su più cantieri. Ogni linea verrà trattata come equi prioritaria e mano mano che i tratti delle 5 linee saranno pronti verrano aperti ai fruitori, quindi ai ciclisti. La rete di infrastrutture collegherà i territori facendo da connettore con stazioni ferroviarie e scuole per esempio. Le piste ciclabili avranno una larghezza di 4 metri per consentire anche il transito delle bici più voluminose, come le bici cargo, che possono essere utilizzate per il trasporto merci.

Così come Roma non è stata costruita in un giorno anche questa fitta rete di infrastrutture di piste ciclabili richiederà del tempo. E se la fretta è cattiva consigliera non ci si può nemmeno permettere di dormire sugli allori. Viviamo in un mondo che non rallenta mai ed è sempre in continuo cambiamento, dove le certezze di oggi sono le perplessità e le insicurezza di domani.

Il progetto è senza ombra di dubbio encomiabile. Ma ho più di una perplessità che mi fa dubitare sulla buona riuscita del progetto.

Il tassello mancante

Tralasciamo l’aspetto economico, non perché sia meno importante di altre questioni ma semplicemente perché confido che questo progetto non rimarrà incompiuto per mancanza di fondi e/o investitori, con ciclabili abbandonate a loro stesse. Con un eventuale finanziamento da parte di privati si potrebbero aggiungere una serie di servizi accessori al progetto di base, come per esempio l’installazione di stazioni di servizio per il ciclista o di noleggio bici, cosa che al momento è possibile fare solo dentro il perimetro della città di Milano.

Secondo me tuttavia c’è un problema di fondo: tutta l’infrastruttura di piste ciclabili collegherà la città metropolitana di Milano, ovvero l’hinterland, con la città di Milano. Fino a che si circolerà fuori dalla città andrà tutto bene. Ma fino a che punto queste ciclabili si addentreranno nella città? Una volta raggiunta Milano i ciclisti dove pedaleranno per raggiungere in sicurezza il loro posto di lavoro? 

Oltre quella linea

Nella mia mente immagino un cerchio che circonda Milano da cui si diramano varie linee e segmenti che si dirigono verso l’esterno: quale sarà il destino dei ciclisti che si troveranno a dover oltrepassare quella linea di demarcazione tra il dentro e il fuori? La realtà è che dovranno affrontare la giungla cittadina caratterizzata da automobili e mezzi pesanti che procedono in fretta e furia non curandosi degli altri utenti della strada. Poche ciclabili a disposizione e laddove presenti spesso saranno prepotentemente occupate da auto parcheggiate o usate come corsia di sorpasso.

Cambio è stato pensato per risolvere solo una parte del problema, perché se l’intento del progetto è portare le persone a usare la bicicletta per spostarsi verso la città, questo non può prescindere dall’offrire un’analoga rete di infrastrutture una volta arrivati a Milano.

È un problema di amministrazioni, giurisdizioni e aree di competenza. Ma sopratutto di volontà.

Dubbi e perplessità

Mi sembra strano che nessuno si sia posto seriamente questo problema. Un po’ come quando si nasconde la polvere sotto al tappeto: dall’esterno sembra tutto pulito, ma in realtà la polvere non è stata effettivamente spazzata via. È stata solo nascosta. Questa è stata l’impressione che ho avuto dopo aver ascoltato l’intervento di alcuni dei principali attori coinvolti nel progetto, tra cui il consigliere della città metropolitana, durante la serata organizzata dalla Ciclofficina Nascosta, una ciclofficina popolare che si trova all’interno della Cascina Nascosta nel cuore del Parco Sempione a Milano.

Di fronte a questa osservazione la risposta che è stata data è quella di avere fiducia: se le cose funzioneranno, e perché questo accada c’è bisogno dell’impegno da parte di tutti, dei cittadini, dei comuni ma in particolar modo della classe politica, allora anche altri prenderanno esempio e si muoveranno in questa direzione di cambiamento. È quello che ci auguriamo tutti. Ma se ciò non dovesse accadere e non si dovesse creare questa sinergia di intenti? Credo che più che restare a sperare che qualcosa accada ci si dovrebbe muovere in maniera più risoluta e decisa.

In un certo senso si sta facendo il percorso opposto a quello compiuto per la costruzione dell’infrastruttura di rete in fibra ottica: il progetto ha previsto in primo luogo il collegamento dei grandi centri abitati e in seconda battuta è stato espanso ai comuni più piccoli e le aree a minor densità di popolazione.

Di fatto i lavori veri e propri devono ancora iniziare e Cambio deve ancora prendere il via. Il grosso deve ancora essere fatto ed è presto per pronunciarsi, in positivo o negativo. Ai posteri l’ardua sentenza.

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