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Cosa mi ha insegnato sulla corsa una passeggiata nel bosco di notte

  • 3 minute read

  • Una passeggiata notturna svela qualcosa della corsa: attenzione, adattamento, percezione e concentrazione.
  • Come nel buio del bosco, non si può prevedere tutto nella corsa; l’adattamento graduale è cruciale.
  • L’atteggiamento di procedere, nonostante l’incertezza, lega la corsa notturna e la vita: evoluzione, cambiamento, miglioramento.

 

Ieri sera c’era una bella luna e allora ho deciso di camminare nel bosco. Conoscevo il sentiero abbastanza bene ma non sai mai cosa potrai incontrare. Una lastra di ghiaccio di notte non si vede e sembra un pezzo di sentiero come un altro. Un sasso più grande di un altro può farti inciampare. Per quanto sia sorprendente la quantità di luce che la luna può riflettere sulla Terra quando è completamente illuminata, non è come il sole. Nonostante questo si possono capire tante cose camminando al buio: una di queste è che la corsa è un po’ come una camminata al buio.

Attento a dove metti i piedi

Quando si percorre una strada nota in condizioni a cui non si è abituati si usa prima di tutto la cautela: si fanno passi più brevi, si calca bene la scarpa per sentire il terreno. È solido? È quello che ci si aspetta? Sembra diverso dal solito ed è quindi meglio tastare un po’ attorno? La prima attenzione che si ha insomma è quella di camminare più lentamente, sentendo di più tutto: la superficie della strada, i rumori della natura, i segnali che arrivano alle nostre orecchie.

Lezione numero 1: quando corriamo spesso facciamo la solita strada ma la facciamo diversamente. La percorriamo fisicamente (correndoci sopra) ma anche percettivamente (e quindi mentalmente) in modo diverso: la percezione della realtà varia a seconda della velocità e durante la corsa si è più concentrati sulle sensazioni. Il cervello deve risparmiare energia perché la deve condividere con i muscoli e allora, paradossalmente, osserva di più, concentrandosi meglio sugli stimoli esterni e sulle suggestioni che gli derivano. Correndo la mente è stimolata diversamente.

Puoi prevedere ma non puoi sapere con certezza

Mentre camminavo sapevo bene o male dove conduceva il sentiero. Non sapevo però quando ci sarebbe stata quella curva che ricordavo o dove avrei trovato un certo ponte di legno. Al buio vedi le cose poco alla volta, con la luce le vedi tutte assieme. Quando splende il sole puoi prevedere nel senso di “vedere prima” ma al buio capisci che l’incertezza è più potente delle tue capacità di pianificare il futuro. La strada si svela poco alla volta e l’unica reazione ragionevole è adattare il tuo assetto poco alla volta, un passo dopo l’altro. Anche in questo caso la percezione si acuisce e la mente ha bisogno di affidarsi molto di più ai sensi che alla sua presunzione di sapere dove andare.

Lezione numero 2: il rapporto con la corsa di chiunque corra è come una passeggiata al buio in un bosco. Ha qualcosa di familiare ma ha moltissimi lati in ombra. Ciò che sembra non è, e cioè che è non sembra. Un’ombra è un solido appiglio e una macchia lucente è una superficie scivolosa.

Correndo non sai mai cosa ti aspetta. Potresti avere seguito il programma più preciso e trovarti impreparato il giorno della gara o potresti aver allenato di più la tua capacità di gestire gli imprevisti accogliendoli e adattandoti di conseguenza ed essere reattivo a un rovescio della fortuna. Il programma più efficace è quello più elastico, la mente più solida è quella più plastica.

Cosa lega tutto

Non fidarsi troppo di ciò che si conosce e non pensare di poter prevedere il futuro sono due aspetti che accomunano una camminata notturna in un bosco e la corsa. C’è però un atteggiamento che le lega ancora più saldamente: è la direzione. È un insegnamento, ed è molto semplice: dice che, in ogni caso, bisogna andare avanti. Per arrivare alla fine del sentiero devi procedere, per evolverti nella corsa devi andare avanti. Sembra scontato eppure non lo è: quante volte ci si ferma pensando che non ne valga la pena o temendo di non essere capaci? Anche tornare indietro sui propri passi è un procedere: significa tornare all’inizio per riprendere in un altro momento il cammino.

Andare avanti significa evolvere, cambiare e migliorare. Per farlo servono la curiosità di scoprire cosa c’è dopo la curva e la sensibilità per ascoltare tutte le voci che si incontrano lungo il cammino. Che siano quelle di qualcuno o che siano i sassi sotto le scarpe o le fronde degli alberi mosse dal vento. Avanti, si va.

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