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Gli atleti élite non usano i gps

  • 3 minute read

Sarà che un atleta professionista ha una conoscenza tale del proprio corpo da riuscire a impostare e modulare il proprio ritmo di corsa senza bisogno di un orologio gps. Sta di fatto che come riporta un articolo del New York Times sempre più top runner decidono di fare a meno di questo strumento tanto caro e prezioso ai runner amatoriali.

Amici nemici

L’orologio gps può essere il tuo migliore amico o il tuo peggiore nemico. 

In alcune situazioni fossilizzarsi troppo sui dati che scorrono su quel piccolo schermo tondo può estraniarci dal contesto che ci circonda facendoci perdere non solo il contatto con la realtà ma anche con noi stessi.

In altre invece può tornare estraneamente utile per monitorare alcuni dati specifici e aiutarci a migliorarli, come nel caso della rilevazione della qualità del sonno, aspetto ancora troppo sottovalutato da molti runner seppur importantissimo per riuscire a svolgere allenamenti efficaci e di qualità.

Un accessorio da sfoggiare

Per alcuni è solo una moda e, in quanto tale, l’orologio più che funzionale deve essere cool, figo, bello esteticamente, tanto da essere indossato nel quotidiano, al posto di qualsiasi altro classico orologio da polso. Non importa che sia preciso nella rilevazione dei dati, l’unica cosa che conta è che sia all’ultima moda.

Così piccolo così saccente

Le informazioni che ci possono restituire i gps moderni sono così tante da rischiare di non riuscire a conoscerle e padroneggiarle tutte, perdendone qualcuna per strada (noi difficilmente ci perderemo grazie alle mappe e alle numerose funzioni legate ai percorsi e alla localizzazione della posizione racchiusi nei nostri piccoli quadranti magici). Devi solo ricordarti di caricare all’occorrenza la batteria!

A tutti almeno una volta sarà capitato di essere pronti a uscire di casa per affrontare l’allenamento del giorno per poi rendervi conto solo in quel momento di avere l’1% di batteria residua. Rispondi sinceramente a questa domanda: quante volte hai lasciato perdere, ti sei tolto l’orologio e sei uscito a correre lo stesso? Io mai.

E pensare che un tempo c’erano runner di ogni livello che hanno corso, si sono allenati e hanno gareggiato senza un gps al polso. Faccio anch’io fatica a crederlo ma c’è stato un tempo in cui accadeva questo. Così come c’è stato un tempo in cui esistevano i dinosauri.

Alcuni top runner corrono senza

Alcuni top runner riscontrano come principale problema nell’utilizzare un orologio gps il fatto che non riescano a concentrarsi sulle loro sensazioni, distratti dal ritmo segnalato dall’orologio. È quello che accade a Heather LacLean, atleta olimpionica del team New Balance specialista nei 1500m. Quel dato che dovrebbe aiutare a modulare l’intensità dell’allenamento in alcuni casi crea l’effetto opposto, ovvero provoca tensione e stress andando a inficiare sulla buona qualità dell’allenamento.

Di questa ossessione per i numeri se n’è accorto Kieran Lumb, atleta venticinquenne del team On che ha infranto il record canadese dei 3000m ed è particolarmente sensibile in materia di dati. Questa attenzione maniacale per i numeri di alcuni corridori sarebbe dettata dalla loro naturale indole competitiva.

Uno dei vantaggi di utilizzare un gps è correlato alla comodità di avere archiviati in automatico tutti gli allenamenti con i relativi dati. Il suo allenatore, Andy Powell, ha deciso di adottare il più semplice degli approcci: fornire al ragazzo i programmi di allenamento su fogli di carta da compilare e archiviare in raccoglitori a tre anelli.

Dopo un periodo di adattamento, l’atleta con un master in sistemi informativi ha ammesso di apprezzare la pratica della trascrizione manuale dei dati dei suoi allenamenti, riconoscendo di averci preso gusto oltre a ritenerla un’abitudine liberatoria.

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