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Hoka Clifton 9, la recensione

  • 4 minute read

  • Le Hoka sono sempre riconoscibili grazie al loro design unico e all’ampia intersuola che offre stabilità e ammortizzazione.
  • Le Clifton 9 sono un modello tradizionale che mantiene l’essenza del marchio, con un’intersuola spessa ma leggera.
  • Offrono comfort, supporto e affidabilità per lunghe distanze, sebbene possano risultare meno reattive rispetto ad altre scarpe. Il loro valore è ottimo rispetto al prezzo.

 

Le Hoka sono sempre un’esperienza. Alcune scarpe possono essere indossate e – se hai già provato e hai già corso con modelli precedenti – le riconosci subito. Le Hoka fanno senz’altro parte di questa categoria.

A partire dal design e dalla forma, specialmente nel reparto intersuola. Se ci concentriamo per un attimo sulla loro larghezza – la loro vera e propria impronta – non possiamo che riconoscerle come Hoka. La base d’appoggio che offrono è ampia, molto più ampia di molte altre scarpe e questo è sempre stato un loro tratto caratteristico sin dai primi modelli. Le Hoka hanno intersuole importanti, colori sgargianti, grafiche che vedi dalla luna e una grande superficie d’appoggio.

Le Clifton – e il fatto che siano arrivate alla nona versione dovrebbe fornire qualche indizio – sono uno di quei modelli che normalmente si definiscono “legacy”, cioè tradizionali, nel senso che sintetizzano perfettamente la cultura di un’azienda. Hanno un’intersuola molto importante (in questa versione aumentata di ulteriori 3 millimetri rispetto alla precedente), hanno un puntale largo, hanno la caratteristica conchiglia a becco di Hoka (uno dei dettagli più belli e utili). Hanno poi il fattore sorpresa di tutte le Hoka: pur essendo importanti in termini dimensionali sono estremamente amichevoli e “semplici” una volta indossate. L’osservazione che molti fanno vedendole la prima volta è “Ma saranno stabili? Hanno un’intersuola così importante.” Inutile dire che questo timore scompare non appena le si indossa e ci si va a correre.

È sempre interessante e divertente vedere come ogni dubbio o resistenza scompaiono non appena vengono messe in movimento: improvvisamente lo spessore dell’intersuola è perfetto, la superficie della suola è equilibrata, l’idea che essendo così massicce siano anche pesanti svanisce subito. Le Hoka – e le Clifton ancora di più – amano stupire facendoti capire che sono il contrario di quello che sembrano.

Diverse eppure uguali

I modelli legacy hanno una grande responsabilità: non devono mai deludere. Possono evolversi ma mai rivoluzionarsi. Sono una sicurezza, sono una costante.

In questo caso Hoka ha mantenuto intatto lo spirito delle Clifton, alleggerendole un po’ grazie a una mescola (sempre in EVA) un po’ più leggera, pur essendo di 3 millimetri più spessa. Per il resto sono decisamente Hoka: ogni dettaglio è enfatizzato, l’idea di solidità regna sovrana. E tutto ciò nonostante il peso sia molto contenuto (inferiore ai 250 g per il modello da uomo), la tomaia sia solida e in più strati (eppure molto traspirante) e la sensazione di stabilità non venga mai meno.

Se si osserva però il profilo si capisce che non sono fatte per starci in piedi: sono fatte per correre. Il loro rocker (cioè il profilo dell’intersuola che definisce la superficie di contatto con la strada) è curvo, sagomato quindi in modo da agevolare la falcata. Quando le indossi insomma non ti senti piantato a terra ma oscilli avanti e indietro. Si tratta chiaramente di un invito alla corsa. E allora portiamole nel loro ambiente: la strada.

Alla ricerca dell’equilibrio

Quando ci corri e superato lo stupore per il fatto che sono leggere e più dinamiche di quanto potessi aspettarti, si nota un loro limite. Spesso ripetiamo che aspetti come peso, reattività e ammortizzazione singolarmente non contano molto: conta più il loro amalgama, come insomma questi aspetti dialogano fra di loro.

L’impressione che le Clifton 9 danno sulla strada è quella di scarpe molto comode, con moltissimo supporto e quindi capaci di limitare o annullare il rischio di infortuni ma anche più pesanti di quanto siano in realtà e con una risposta dinamica contenuta, che si traduce in un’impressione di minore reattività. C’è da dire che non parliamo di scarpe racing ma piuttosto di affidabili compagne per i lunghi o gli allenamenti rilassati, e in questo contesto la loro collocazione è perfetta. Perché il loro DNA è indiscutibilmente Hoka, e ciò significa ammortizzazione estrema, pianta larga e comoda, affidabilità per tantissimi chilometri.

Forse, appunto, si tratta di un equilibrio non perfetto fra le componenti cui accennavo, e il paradosso – ripeto – è che sono scarpe molto leggere, almeno rispetto alla loro forma e ai materiali che usano. Credo che l’impressione di dinamicità contenuta sia da attribuire soprattutto all’EVA dell’intersuola che, come ormai è evidente specie se si conosce la reattività di scarpe che usano altre mescole come il Pebax o addizionate all’azoto, ha un limite fisico.

Ogni piede, lo diciamo sempre, ha la sua scarpa e le Clifton 9 hanno senza dubbio una versatilità notevolissima e si adattano a moltissimi runner. Per correttezza specifico insomma che la sensazione di reattività compressa è forse dovuta al paragone inconsapevole fatto con mescole diverse. Di cui magari un giorno anche le Clifton saranno dotate e che ora non impiegano per contenere il prezzo che è molto concorrenziale, ed è di 150 euro.

In conclusione: il loro valore in relazione al prezzo e alla maturità tecnologica è perfetto e la serenità e confidenza che danno, d’altro canto, sono inestimabili, rendendole tra l’altro un modello che può soddisfare sia chi inizia che chi vuole una scarpa da lungo che non tradisce mai e, anzi, sarà molto a lungo una fidata compagnia di avventure.

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