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Divertiti, è più facile che cercare di essere felici

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Porsi ambiziosi obiettivi è una delle peculiarità dell’animo umano. Del resto l’esito del percorso che facciamo evolvendoci è quello di essere sempre più una versione migliore di noi stessi, attraverso costanti e persistenti miglioramenti.

Se si chiedesse a un campione di persone che cosa vogliono dalla vita, la gran parte risponderebbe “La felicità”. Se poi però si analizza da cosa è composta questa mitica condizione, si scopre che, a seconda dell’individuo, ognuno ne dà una versione diversa. Per alcuni è non avere problemi di soldi, per altri è l’amore, per altri ancora è essere sempre in salute o viaggiare.

Il fatto è che la felicità è il più ambizioso e difficile obiettivo da raggiungere, anche perché – come abbiamo visto – per ognuno ha una declinazione diversa.

C’è però qualcosa che si può fare nel frattempo: occupa relativamente poco tempo, è innocuo (anzi: fa benissimo), è spesso trascurato perché considerato non serio e non adatto a persone adulte. Parliamo del divertimento.

Quanto ti diverti?

Cosa risponderesti a questa domanda? E a “Quando ti diverti?” cosa risponderesti invece? Di certo noi runner possiamo dire che ci divertiamo correndo, e questo ci avvantaggia già ma, al di là della nostra salutare passione, quanto e quando davvero ci divertiamo?

Come nota il libro “The Fun Habit: How The Disciplined Pursuit of Joy And Wonder Can Change Your Life” dello psicologo Mike Rucker, la ricerca della felicità è un obiettivo esistenziale collocato nel futuro. Il divertimento è invece qualcosa che si può fare subito, adesso.
Inoltre la felicità è uno stato mentale e come tale deve essere percepito. Se non lo si avverte, ci si strugge nella constatazione di non essere felici, con l’esito di rendere ancora più faticosa la ricerca della felicità.

Più si cerca di essere felici insomma, più si rischia di non esserlo.

Il divertimento è invece l’esito di un insieme di azioni intenzionali e spesso vissute con altre persone. È insomma qualcosa di concreto e immediato. Ha inoltre anche un’altra caratteristica fondamentale: non richiede di essere per forza allegri per funzionare. Come racconta lo stesso Rucker, le sue riflessioni incominciarono dopo che il fratello morì improvvisamente. Nonostante fosse molto triste, constatò che comunque riusciva a divertirsi.

Eliminato quindi il folle e insensato senso di colpa che ci fa pensare che se siamo tristi non dobbiamo osare divertirci e nemmeno sorridere, possiamo tranquillamente abbracciare il potere del divertimento.

Quando ci si diverte?

Accettato ormai che è lecito e anzi fa benissimo divertirsi anche da adulti, quando capita di divertirsi? O meglio: come riconoscere lo “stato di divertimento”?
Ci sono alcune condizioni che lo spiegano molto bene: quando sei concentrato in quel che stai facendo, quando perdi la percezione del tempo, quando fai una cosa diversa dal solito e apparentemente non produttiva (ma dobbiamo poi essere sempre produttivi? No, no e ancora no).

C’è un altro elemento che definisce il divertimento, ed è il più importante: il divertimento è gioioso e giocoso, e infatti è potentissimo proprio perché ci ricorda una fase precisa dell’infanzia e dell’adolescenza: quando giocavamo.

Poi siamo cresciuti assieme alle responsabilità e ci siamo lasciati convincere che non era più tempo per divertirsi, che bisognava essere seri e affidabili e che divertirsi era cosa da ragazzini. Abbiamo iniziato a pensare anzi che divertirsi fosse sbagliato. Dimenticando la straordinaria sensazione di gioia che si ricava dallo stare con gli altri, dal giocarci, ma anche dal fare una cosa che facciamo solo con stessi e per noi stessi.

Niente di più sbagliato: il divertimento ha e deve avere un posto nella vita di chiunque, a qualunque età. Anche perché, come abbiamo visto, la felicità è un progetto di vita e un obiettivo bellissimo, personale e molto ambizioso ma nel frattempo è meglio non buttarsi giù se non si è felici nel momento presente. E per farcela passare, pensiamo a divertirci :)

(Via NPR)

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