Marsiglia-Cassis: il Tour de France del running

La strada si stringe fino a diventare un corridoio. Orde di tifosi urlano da destra a sinistra mentre sventolano ogni tipo di striscione. Ed è subito Tour de France

Non ero mai stata a Marsiglia. La Costa Azzurra l’ho conosciuta e visitata solo in sella alla mia bici da corsa. Ho attraversato Mentone, Roccabruna, Montecarlo e Nizza, la città da dove parte la maratona delle Alpi marittime che percorre tutta la costa per terminare i 42.195m nella città di Cannes.

Sabato mattina ho deciso di privarmi di qualche ora di sonno e concedermi una prima corsa di ricognizione tra le strade di Marsiglia. Sapevo perfettamente dove andare: direzione mare. Mi sono fermata per qualche istante a fissare l’orizzonte, memorizzando suoni, odori e sensazioni da portare con me a Milano. 

Lungo il tragitto qualcosa ha attirato la mia attenzione: un manifesto che occupava un’intera facciata di un palazzo che pubblicizzava la gara di corsa per cui mi trovavo a Marsiglia quel preciso weekend.

In Francia seconda per fama solo alla maratona di Parigi

Non avevo mai sentito parlare della Marsiglia-Cassis prima di allora. A posteriori non me ne riesco a capacitare vista la fama e la notorietà che questa gara vanta. Alla sua quarantaquattresima edizione ha contato più di 19.000 finisher. Diciannovemila. Un discreto numero di persone se si pensa che si tratta di una gara di “soli” 20 km a cui però vanno aggiunti 300m di dislivello. Facendo un ricalcolo dopo aver applicato il coefficiente Pietropoli i chilometri passerebbero da 20 a circa 28. In ogni caso c’è chi non si scomoderebbe da casa per organizzare una trasferta che contempli distanze inferiori alla maratona. Per fortuna il mondo è bello perché è vario e qualcuno, ma solo “qualcuno”, per un totale di diciannovemila appassionati, non la pensa alla stessa maniera.

Quasi come correre su Marte

Un percorso in linea retta che da Marsiglia arriva a Cassis, un iconico villaggio di pescatori nel cuore della Provenza nota per i Calanchi, tutelati e protetti dal parco nazionale a cui danno il nome. Gran parte del percorso della gara attraversa proprio il parco nazionale. Si corre immersi in un ambiente il cui terreno è stato modellato dalle acque piovane, erodendo le rocce e dando al paesaggio un aspetto spoglio e brullo.

Sembrava di correre su Marte. Eccetto i primi 4km con cui ci si lascia Marsiglia alle spalle, la strada ha iniziato a salire in maniera costante e inesorabile. Nulla in confronto rispetto alle salite che avevo assaggiato nei miei lunghi giri in bici qualche anno prima, con spietate pendenze a doppie cifre. Ma forse non è nemmeno giusto fare paragoni non essendo i due sforzi paragonabili.

Il Col de la Gineste era il GPM di giornata, il Gran Premio della Montagna, il punto più alto della gara che avrebbe segnato lo scollinamento e la discesa verso Cassis. Finalmente le gambe erano libere di girare, le braccia potevano sciogliersi lungo il busto e il respiro stava tornando passo dopo passo regolare.

Ed è subito Tour

Più mi lasciavo chilometri alle spalle, più si avvicinava l’arrivo a Cassis e più l’atmosfera ha iniziato ad essermi familiare. Ero confusa: credevo di aver preso parte a una gara di corsa su strada, ma tutto a un tratto mi è sembrato di essere stata catapultata nel bel mezzo di una tappa del Tour de France. Orde di supporter su entrambi i lati della strada urlavano, schiamazzavano, incitavano il fiume di corridori in arrivo. Chi l’avrebbe mai immaginata una così chiassosa e calorosa tifoseria da una gara di cui avevo da sempre ignorato l’esistenza. Forse essere arrivata priva di aspettative ha reso il tutto ancora più sorprendente.

Gli ultimi 300m di rettilineo prima della linea del traguardo sono stati semplicemente esagerati, degni di un grande evento internazionale. La strada ha iniziato a stringersi fino a diventare un corridoio le cui mura erano animate da corpi che si sporgevano oltre le transenne e braccia che si alzavano per sventolare striscioni e cartelloni. Wow.

Mi sono lasciata ovviamente travolgere da tutta quell’energia che sarebbe stato un peccato capitale non sfruttare. Ho affiancato la ragazza con cui ci siamo date il cambio per tutta la gara, facendo il ritmo un po’ a testa senza averlo accordato né esserci mai viste prima. Le ho detto di seguirmi e così ha fatto. Tagliato il traguardo ci siamo girate l’una verso l’altra e, sorridendoci, ci siamo date il cinque ringraziandoci per il silenzioso ma prezioso supporto reciproco.

Ma il meglio doveva ancora venire. A un paio di chilometri dall’arrivo mi aspettava il team New Balance nel tendone dell’hospitality con un ricco buffet e un massaggiatore, il tutto vista mare. Rifocillarsi e rilassarsi in questo modo ha tutto un altro sapore. Ogni runner si meriterebbe un post gara vista mare! 

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