Non una running crew come siamo soliti intendere. Milano Track Fanatix non condivide il significato moderno di crew. Diego, la mente nonché allenatore del gruppo, si rifà all’esperienza delle primissime crew che hanno iniziato a popolare le strade negli anni ‘90 in tutt’altro ambito. Il collante di questi gruppi era la musica hiphop, rnb, rap i cui testi hanno hanno ispirato la scrittura del manifesto.
Fanatici per definizione (e vocazione)
Una cultura legata ai graffiti e allo streetstyle. Non era sufficiente condividere la stessa visione del mondo per entrare a far parte della crew. Bisognava accettare le regole e dimostrare di essere all’altezza del gruppo.
L’esperienza e il vissuto di queste crew è stato ricontestualizzato all’interno del mondo del running da Diego e i suoi ragazzi. We are Fanatix. Si autodefiniscono fanatici, rimarcando la loro visione, per certi aspetti esagerata, di intendere la corsa.
Non corrono per socializzare, trascorrere del tempo insieme o conoscere nuove persone. Loro corrono come se ci fosse in palio la gara della vita, senza risparmiarsi né tirarsi indietro di fronte alla fatica. C’è una spiccata vena agonistica in ciascuno di loro, ed è questo il loro modo di intendere la corsa: competitività, performance, prestazione. È questo che li fa star bene quando corrono.
Un’opportunità nell’essere diversi
Non c’è nessun finto buonismo. Se accetti le loro regole sei dentro. Sono poche e semplici: rispettare il dress code vestendosi rigorosamente di nero con unica eccezione fatta per le scarpe e correre forte. È questo il loro codice. Se non ti va bene sei fuori.
Sono degli esteti, al limite dell’esagerazione. Agli occhi di qualcuno potrebbero risultare degli esaltati. La verità è che sono semplicemente diversi.
È sbagliato dire che siamo tutti uguali. Non è vero che siamo tutti uguali. La verità è che siamo tutti diversi. Un insegnamento che Diego ha appreso dalla sua esperienza in veste di coach nel mondo paralimpico: stare a contatto con ragazzi e atleti con diverse disabilità gli ha insegnato che diversità non significa essere migliore o peggiore. Diversità significa avere un’opportunità diversa da qualcun altro. Ammettere di essere diversi equivale a prendere coscienza di avere a disposizione una grandissima chance da sfruttare.
Questo concetto di diversità è stato preso in prestito, riadattato, enfatizzato e volutamente estremizzato perché arrivi in maniera diretta e potente. Come uno schiaffo in faccia.
Correre per le strade con l’attitudine da pista
Correre per le strade di Milano è una vocazione. Così come lo è allenarsi in pista. Una vocazione così forte e radicata che i fanatici hanno ribattezzato nel quartiere della Bicocca un rettangolo di strade dove sono soliti allenarsi The Track.
La corsa su strada così come la corsa in pista ha delle regole che devi rispettare. C’è un fine didattico intrinseco che una volta appreso sarà spendibile in ogni ambito della vita. Durante un allenamento in pista c’è disciplina e rispetto della fatica dei propri compagni. Per un giorno in cui sei in testa a dettare il passo arriverà il giorno in cui sarai tu ad essere in difficoltà ad arrancare in fondo al gruppo. C’è coesione, protezione e un forte spirito di appartenenza al gruppo.
Essere esclusivi in un mondo sempre più inclusivo
Dietro a questa corazza da duri ci sono dei ragazzi mossi oltre che da una forte determinazione da solidi ideali e principi che possono o meno essere condivisi. La strada è sempre stata e continua a essere la loro maestra di vita. Tutto parte e ha origine da lì. Un luogo che li ha visti crescere e li accompagna tutt’ora in questa nuova avventura, rendendoli l’uno l’ispirazione dell’altro, in una dinamica in cui anche gli atleti ispirano continuamente e inconsciamente il loro allenatore.


