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Quando a vincere non è il primo: l’Ultimo sopravvissuto

  • 3 minute read

Le gare si vincono arrivando per primi, fatta eccezione se stai prendendo parte a L’ultimo sopravvissuto dove a vincere sarà l’ultimo a rimanere in gara.

Sembra facile ma non lo è

In poco più di 100 sabato mattina alle ore 9 sono partiti per giocarsi il titolo di Robinson Crusoe del Parco Nord. Ok non tutti erano lì per giocarsi il titolo. Alcuni sono partiti senza chissà quali grandi aspettative.

Un giro di 6,7km da completare nel tempo massimo di 60 minuti e da ripetere letteralmente e praticamente allo sfinimento. Ognuno era libero di scegliere come gestire quei 60 minuti: chi ha deciso di correre dall’inizio alla fine per poi avere più tempo per riposare; chi ha invece preferito camminare e restare fermo ad aspettare la ripartenza il meno possibile e chi ha deciso di mixare corsa a camminata, facendo in modo di avanzare solo qualche minuto per bere o mangiare qualcosa prima di ricominciare.

Tre fischi annunciavano i tre minuti mancanti prima della partenza di un nuovo giro. Due fischi due minuti. Un fischio un minuto. Allo scoccare di una nuova ora i sopravvissuti si rimettevano in cammino sempre tutti insieme, tra gli applausi e gli incitamenti degli amici e delle crew di supporto che avevano creato un vero e proprio mini villaggio con gazebo e tende debitamente attrezzate per l’occasione, con tavoli pieni di ogni tipologia di genere alimentare, sedie, sdraio e stufette per affrontare la notte.

Appese su uno spago legato tra due alberi le magliette con stampate le tre fatidiche lettere: DNF. Did not finish. Ogni partecipante in qualsiasi momento poteva decidere che quello sarebbe stato il suo ultimo giro.

Più festa che gara

Un format nato quest’anno in Italia e che rientra nel circuito Backyard Ultra. Una competizione a cui hanno preso parte tanti amici, tra cui Filippo Canetta, ospite dell’ultima puntata di Fuorisoglia (che se per qualsiasi ragione ti sei perso puoi recuperare ascoltandola qui) e il nostro Stefano che al mio arrivo si è fatto trovare con in mano una pizzetta, segnale che, tutto sommato, doveva star procedendo tutto per il meglio.

Mi sono presentata nel primo pomeriggio a portare un po’ di supporto e motivazione ai sopravvissuti, oltre che una bella scorta di Goleador. La situazione mi è sembrata molto rilassata, così come gli amici impegnati in gara che sono andata a trovare. Avevano visi sorridenti traditi solo da qualche smorfia che compariva sui loro volti per aver compiuto un movimento sgradito alla loro muscolatura indolenzita dai tanti chilometri già corsi. Un’atmosfera più da festa che da gara. Come se si stesse trascorrendo un canonico sabato pomeriggio tra amici nel parco a fare cose: banchettare, chiacchierare e farsi giusto “qualche chilometro” di corsa. 

Una tipologia di evento che fatico a comprendere fino in fondo. La gara per come la intendo io ha tutt’altro aspetto e atmosfera. Non mi sentirei motivata a prendere parte a un format come questo. Ma per fortuna non tutti la pensano come me.

L’importante è stare insieme

È stato tutto davvero molto strano, anche in veste di semplice spettatrice. Mentre centinaia di migliaia di runner erano impegnati nelle maratone di Atene e Ravenna un ristretto gruppo di runner si cimentava in tutt’altra sfida. Né più né meno onorevole, semplicemente diversa, da affrontare con un altro spirito e un altro scopo. Non avrebbe vinto il più veloce ma il più resistente.

Un po’ come la mano che po’ esse fero o po’ esse piume la corsa po’ esse uno sport di velocità o di resistenza. Se la corsa fosse una persona sarebbe quell’amica disposta ad adattarsi a qualsiasi situazione, sarebbe flessibile e accomodante. Perché in fondo poco importa il dove e quanto si sta insieme, l’importante è stare insieme!

P.S. Carlo Collu è il nome dell’Ultimo sopravvissuto del parco Nord che con 40 giri completati e circa 268km si aggiudica titolo e montepremi di 1500 euro.

Photo credit Andrea Faré 

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