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A ognuno il suo stile

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  • Le vittorie olimpiche di Martinenghi nei 100m rana e Ceccon nei 100m dorso ispirano a cimentarsi nel nuoto competitivo.
  • Il nuoto richiede perfetta coordinazione di braccia, gambe e respirazione, e ogni stile utilizza ed enfatizza specifici gruppi muscolari.
  • Gli stili libero, dorso, rana e delfino offrono diversi benefici: potenziano il core, la schiena, le spalle, i glutei e gli addominali.

 

Ammetti che dopo aver assistito alla vittoria delle due medaglie olimpiche di Martinenghi nei 100m rana e Ceccon nei 100m dorso ti è venuta un po’ voglia di buttarti in vasca.

Il nuoto è uno sport che richiede una perfetta coordinazione di braccia, gambe e respirazione. Ogni stile richiede un uso specifico della muscolatura per consentire di avanzare in acqua con la massima efficienza. La sincronizzazione di braccia e gambe è fondamentale per migliorare in ciascuno stile, e si acquisisce con la pratica. Da non sottovalutare anche l’utilizzo delle mani per aiutarsi a spingersi in avanti.

Passiamo in rassegna i quattro stili, approfondendo alcuni aspetti che possono aiutare a migliorare la tecnica e rendere più efficienti i nostri movimenti in acqua.

Stile libero

Lo stile più conosciuto e in alcuni casi anche il primo che si impara quando si inizia a nuotare. Sotto un certo punto di vista anche il più intuitivo: mantenendo una posizione prona e orizzontale sull’acqua, sarà sufficiente alternare le braccia con un movimento circolare, come se fossero le eliche di un mulino, cercando prima di tirare e poi spingere l’acqua dietro di sé. Nel frattempo le gambe si muovono simulando dei piccoli calci, mantenendo i piedi morbidi e le punte tese.

È lo stile con cui si riesce a raggiungere la maggior velocità, che rinforza i muscoli centrali del core ma anche un ottimo allenamento per fortificare i muscoli della schiena, spalle e glutei.

Dorso

Possiamo considerarlo uno “stile libero a pancia in su”. Il movimento di braccia e gambe è pressappoco lo stesso, cambia solo la posizione di partenza che è supina, quindi a pancia in su. La differenza sostanziale è il coinvolgimento dei principali gruppi muscolari che sono, come suggerisce il nome dello stile, quelli del dorso. La testa deve rimanere ben in alto con la parte superiore del corpo tutta parallela alla superficie dell’acqua. Il movimento delle braccia ricorda sempre quello delle eliche di un mulino, che in questo caso però si muovono al contrario. Le gambe danno piccoli calci sulla superficie dell’acqua con l’obiettivo di non sprofondare verso il basso.

Se hai difficoltà a gestire la respirazione sott’acqua, nuotare a dorso potrebbe momentaneamente risolvere questo problema e consentirti di nuotare tenendo la testa fuori dall’acqua. Come per lo stile libero, il dorso lavora particolarmente sul baricentro del corpo tonificando i muscoli addominali che saranno fondamentali nell’esecuzione degli altri due stili: rana e delfino (o farfalla).

Rana

È lo stile più “popolare” che va per la maggiore anche tra chi è al mare e si butta in acqua per rinfrescarsi e allontanarsi dalla riva. Risulta più semplice perché la testa rimane fuori dall’acqua per gran parte del tempo. Tuttavia la rana è uno stile molto più complesso se eseguito a regola d’arte.

È lo stile più “lento” ma quello in cui potenzialmente si può riuscire a esprimere maggiore potenza. A differenza degli altri stili, nella rana il movimento delle gambe la fa da padrone nello spostamento in avanti. Braccia e mani eseguono un movimento semicircolare sotto la superficie dell’acqua, coordinandosi con le gambe e con il momento in cui far emergere la testa per respirare. È uno stile molto tecnico in cui ci sono molti movimenti e parti del corpo da controllare e imparare a muovere correttamente.

Delfino (o farfalla)

È lo stile più faticoso che richiede, oltre che una buona tecnica, anche muscoli molto forti. Per nuotare bene a delfino bisogna possedere un buon movimento ondulatorio del corpo, che ricorda per l’appunto un delfino. Si parte a faccia in giù, in posizione supina, con il corpo orizzontale all’acqua. Una volta fuori dall’acqua le braccia mimano una Y per poi immergersi nuovamente, trazionando l’acqua con i palmi delle mani mentre disegnano un semicerchio. Il movimento delle gambe, che devono rimanere unite e muoversi insieme mimando la coda del delfino, parte dalla schiena e dall’addome fino ad arrivare alla punta dei piedi.

È sicuramente lo stile più impegnativo, che richiede una perfetta sincronizzazione di tutto il corpo.

(Via Hall of Fame Swim Shop)

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