Andare fuoristrada con Altra Lone Peak 8

Felicità è prendersi un giorno per andare a correre in montagna in compagnia delle persone e delle scarpe giuste

In una puntata de Il Lungo Fuorisoglia abbiamo parlato di prendersi una pausa e andare fuoristrada. Il suggerimento è ancora valido, lo è sempre a dirla tutta. Se ci rifletti scommetto che troverai sempre un buon motivo per cambiare direzione, lasciandoti alle spalle la strada asfaltata per imboccare un sentiero che ancora non sai esattamente dove ti porterà, ma lo inizierai a immaginare passo dopo passo proiettandoti con la mente già in vetta.

Non correvo in montagna da quest’estate e i mesi di assenza dai sentieri si sono sentiti tutti, anche con gli interessi. Insieme ad Andrea abbiamo deciso un percorso non troppo impegnativo né lungo, ma vario. Così da Milano ci siamo diretti verso il Monte Barro, o Monte di Galbiate nella provincia di Lecco, dove ero stata diverse volte in bici senza mai essermi addentrata nella zona boschiva.

Era una giornata perfetta per tornare a correre sui sentieri: temperatura mite, più simile a una giornata primaverile che invernale, cielo sereno con una leggera foschia in lontananza ma sopratutto il nostro umore era altissimo. Dopo circa un paio di chilometri su asfalto di riscaldamento abbiamo finalmente deviato e imboccato uno stretto e ripido sentiero. Era arrivato il momento di mettere alla prova la nuova Altra Lone Peak 8.

Com’è andata

La scarpa a drop 0 è molto spaziosa, la pianta è larga così da offrire una maggior superficie di appoggio. Il puntale è ampio lasciando libertà alle dita di muoversi ed espandersi lateralmente consentendo di attivare tutti i muscoli della pianta del piede. Forse potrebbe non essere particolarmente adatta a chi ha un piede molto magro e stretto mentre potrebbe essere la scarpa giusta per chi ha in previsione di percorrere lunghe distanze trascorrendo molte ore in piedi, sia che si tratti di qualche ultramaratona o di un lungo trekking in montagna.

Dopo un tratto (realmente!) corribile in cui la schiuma Altra EGO™ con cui è realizzata l’intersuola mi ha restituito una sensazione di comfort vivace, il sentiero ha iniziato a impennarsi in maniera decisa. La terra e la ghiaia hanno lasciato posto a rocce che un po’ alla volta hanno ingoiato il sentiero sotto le loro superfici scoscese e irregolari. Con i muscoli delle gambe che iniziavano a urlare facendomi percepire una forte sensazione di bruciore è capitato che mi sia trascinata per qualche passo, non alzando bene i piedi e urtando qualche roccia o radice. La tomaia ne è rimasta completamente illesa essendo realizzata in un mesh rinforzato e antistrappo.

Il grip della suola MaxTrac™ mi ha dato la sicurezza di proseguire senza indugi né scivoloni. L’aderenza ha superato anche il test di “arrampicata” del piccolo tratto che mi separava dalla croce in cima al monte. In appoggio sulle punte dei piedi nelle rientranze delle rocce, mi sono mossa con facilità e disinvoltura in ogni mio movimento. Era arrivato il momento di godersi il panorama dalla vetta.

Ma non era ancora finita. Avevo di fronte a me una lunga discesa prima di concludere il giro e rimettermi sulla strada di casa. Ho lasciato che Andrea mi facesse strada per osservare con la coda dell’occhio la sua tecnica di corsa in discesa e copiare i punti d’appoggio per cercare di essere più fluida e veloce nei movimenti. Un lungo tratto di ciottolato ha accompagnato la nostra discesa, costringendomi a prestare particolare attenzione a dove mettessi i piedi per evitare di scavigliare e prendere storte. Si capisce vedendomi che non sono una trail runner navigata, ma non mi si può dire che non mi applichi e non mi diverta, anche se dalla mia faccia concentrata si direbbe il contrario.

Non è finita finché…

Arrivati al parcheggio ho fermato il gps e salvato la traccia. Ho cercato con lo sguardo Andrea e ci siamo dati un fragoroso cinque: good job! Ora non rimaneva altro da fare che goderci il terzo tempo, perché il bello di andare fuori strada è prendersi del tempo sia per correre, faticare e sputare i polmoni, ma anche per stare insieme ai propri amici nel post corsa, chiacchierando e condividendo un panino e un bicchiere di vino: felicità!

Photo credit Andrea Farè

PUBBLICATO IL:

ultimi articoli

Altri articoli su questo argomento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.