Quando ti parliamo di una nuova scarpa è inevitabile che l’accento cada sulle se prestazioni o sui miglioramenti, nel caso si tratti di un aggiornamento di un modello esistente.
Le cose stanno cambiando da qualche anno a questa parte e anche i consumatori (noi, tu, un po’ tutti, per fortuna) non richiedono più solo che le scarpe che usano per correre li facciano andare sempre più forte: oggi è impensabile che i nuovi prodotti non abbiano anche un’anima ambientale oltre a quella prestazionale, anche considerando che ogni anno ne vengono prodotti quasi 24 miliardi di esemplari.
ASICS ha cominciato già da tempo a rispondere a questa domanda del mercato e ora lo fa in modo ancor più radicale, anche nell’ottica di diventare un’azienda a impatto zero entro il 2050. Con il nuovo modello MIRAI l’obiettivo è la circolarità totale, e il nome non è ovviamente casuale, dato che significa “Futuro” in giapponese.
Il cerchio si chiude
Ci sono diversi gradi di responsabilità ambientale di un prodotto: il più semplice è quello che prevede che i materiali utilizzati provengano dal riciclo di altri materiali. Questa soluzione però non risolve il problema dello smaltimento né dell’impatto che la produzione comporta. Il livello più elevato prevede che una scarpa venga prodotta con processi a basso impatto e usando materiali riciclati o facilmente smaltibili (o eventualmente riciclabili ancora una volta). E non è finita: un prodotto del genere deve essere anche smaltito alla fine della sua vita in maniera ecologica, quindi producendo il minore scarto o permettendo di riutilizzarne parti, trasformandole.
Per questo ASICS definisce questo processo circolare: significa che ogni fase del ciclo di vita di una scarpa ha il minor impatto possibile sull’ambiente, a partire dalla produzione e distribuzione, per passare all’utilizzo e allo smaltimento. E non è finita: il prodotto, disassemblato e di nuovo trasformato può ritornare a essere di nuovo qualcosa di diverso, o ancora una volta una scarpa da running. È un cerchio perfetto, che richiede però l’impegno di chi produce e di chi utilizza, cioè tu.
Ogni parte fa la sua parte
Le componenti di NIMBUS MIRAI sono progettate con questa logica in mente. La tomaia è in poliestere leggero, in un unico strato, permettendo uno smistamento più semplice in fase di riciclo, che può arrivare fino all’87,3%, il che significa che solo poco più del 12% dell’intera tomaia – almeno con le tecnologie attuali – non può essere recuperato.
La colla con cui la tomaia è unita all’intersuola è studiata per permettere di separare le parti in fase di disassemblaggio. Parlando di prestazioni (perché sono importanti anche quelle, eccome), il materiale dell’intersuola è la mescola FF BLAST PLUS ECO, in grado di offrire un’ammortizzazione molto morbida, ed è realizzata con circa il 24% da fonti rinnovabili, come gli avanzi della lavorazione della canna da zucchero.
E anche tu puoi fare la tua
Per chiudere del tutto il cerchio servi però tu. Chi compra, usa e “consuma” le NIMBUS MIRAI deve fare un’ultima cosa: deve buttarle, ma non nel bidone. ASICS ha progettato anche la raccolta dei modelli esausti: basterà restituirli nei negozi ASICS o tramite spedizione in diversi mercati del mondo, compresi Regno Unito, Paesi Bassi e Francia. Per farli rientrare nel circolo sotto forma di qualcosa di diverso, o anche come prossimo modello ASICS. Perché questo è solo l’inizio.
La NIMBUS MIRAI sarà disponibile presso i negozi ASICS e online dal 12 aprile 2024, al prezzo di 200 euro.


