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Gli ultratrail runner devono gestire il sonno per evitare incidenti e allucinazioni.
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I runner utilizzano varie strategie per il sonno, dai micro-sonnellini di pochi minuti a pause più lunghe nelle gare di lunga distanza.
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Le stazioni di rifornimento offrono luoghi sicuri per dormire, mentre dormire lungo il percorso è rischioso e sconsigliato dagli organizzatori delle gare.
Se sei un ultratrail runner o stai pensando di diventarlo, una delle domande più importanti che probabilmente ti poni è: come e quando dorme chi pratica l’ultratrail? Affrontare gare che superano i 100 km richiede non solo resistenza fisica ma anche una gestione oculata del sonno. La mancanza di sonno può portare a incidenti, allucinazioni e gravi cadute, mettendo a rischio non solo la tua gara, ma anche la tua salute.
Cosa succede quando non dormi per molte ore (o giorni)
Immagina di correre da oltre 24 ore, il tuo corpo è stremato e la tua mente comincia a giocarti brutti scherzi. Vedi cose che non ci sono, ti sembra di udire suoni inesistenti e la tua capacità di coordinazione è seriamente compromessa.
Questo scenario non è raro tra gli ultratrail runner, soprattutto quelli che gareggiano su distanze superiori ai 100 km. Non dormire adeguatamente durante una gara può trasformare un’avventura emozionante in una pericolosa sfida contro te stesso e gli elementi.
Come fanno gli ultratrail runner?
La risposta non è una sola: dipende dalla distanza della gara, dalla tua esperienza, se stai puntando a un piazzamento o se la tua preparazione alla gara ha previsto adeguato riposo o la stai affrontando già con le pile scariche.
Innanzitutto: quali gare plausibilmente richiedono soste per il riposo e il sonno? Considerato che si disputano in montagna e per più giorni, questo problema si applica solo a quelle più lunghe di 100 km. Per quelle di chilometraggio inferiore è invece più frequente non fermarsi mai. Poi c’è anche chi praticamente non dorme comunque neanche nelle gare più lunghe, come la campionessa Courtney Dauwalter: in una gara di 240 miglia, è stata in grado di dormire per meno di mezzora in totale, dividendo il sonno in micro-nap di uno o due minuti ciascuno. In media gli ultratrail runner dormono più di lei: si fermano infatti per un tempo variabile dai 30 minuti di una ricerca francese a un intervallo dai 49 minuti all’ora per un’altra.
Dove dormire?
Le opzioni principali sono le stazioni di rifornimento, dislocate lungo il percorso, che offrono un minimo di comfort e sicurezza. In alternativa, alcuni runner si fermano lungo il percorso, stendendo sul terreno la giacca antivento/antipioggia che usano per correre. Tuttavia, dormire all’aperto espone a rischi e non è raccomandato, specialmente dagli organizzatori di gare come l’UTMB: si può finire preda di animali pericolosi o anche di altri apparentemente più innocui, come insetti o zecche o si può essere disorientati al risveglio e non ritrovare più il percorso, specie di notte. I più ottimizzatori mangiano uno snack energetico prima di addormentarsi per sfruttare l’assimilazione del corpo durante il riposo. Per svegliarsi invece un po’ tutti si affidano alla sveglia del GPS o del cellulare. O magari di chi li sta assistendo lungo il percorso.
Prima della gara
Anche qui le scuole di pensiero si dividono (il che significa che ognuno sceglie la soluzione che gli si adatta di più): c’è chi se ne priva progressivamente nei giorni precedenti alla gara, in modo da abituarsi alla privazione del sonno, e chi invece fa il pieno in anticipo, dormendo il più possibile prima per non dover subire la privazione durante.
Non sei obbligato a farlo
Dormire o meno durante una gara è una decisione personale e strategica. La privazione sicuramente contribuisce ad accelerare il tuo tempo di gara, a patto che non comprometta il tuo senso dell’equilibrio e la propriocezione. Cioè, in altre parole, che non mandi in crisi il tuo sistema interno di navigazione. È altrettanto vero che risparmiare energie per condizioni difficili che in montagna possono spesso verificarsi anche improvvisamente è molto importante. È cruciale imparare a conoscere i tuoi limiti e bisogni, allenandoti non solo a correre, ma anche a gestire sonno, nutrizione e ritmo gara.