Nel 2017 Nike introdusse le Vaporfly Next%. Il lancio mondiale fu a maggio del 2017: l’evento Breaking2 all’autodromo di Monza fece conoscere anche a un pubblico molto più vasto di quello delle maratone Eliud Kipchoge. Il record delle due ore sulla distanza dei 42.195 non fu battuto ma ormai il mondo aveva conosciuto una nuovissima tecnologia: quella delle scarpe con piastra in fibra di carbonio.
Non si trattava però della loro unica particolarità. Un aspetto spesso trascurato è che la loro introduzione coincise anche con l’inizio dell’impiego della mescola dell’intersuola in Pebax, l’unico materiale capace di esaltarne le doti meccaniche senza compromessi, e soprattutto in maniera più efficiente di quanto avrebbe fatto una tradizionale intersuola in EVA. Il pEbax è tecnicamente un elastomero a blocchi di poliammide (per gli amanti della precisione) ma si tratta all’atto pratico di un materiale con caratteristiche elastiche e meccaniche uniche e soprattutto leggero e poco sensibile alle temperature, quindi capace di mantenere lo stesso comportamento elastico anche se queste oscillano notevolmente.
Risultati evidenti
Dopo un po’ di anni di distanza da quel maggio monzese si può a ragione parlare di rivoluzione nell’ambito delle scarpe: oggi ogni brand ha modelli con piastra in carbonio e i loro prezzi oscillano dai 180 a 330 euro. Questo per dire che, anche se con uno sforzo economico in più, molte persone possono provare l’esperienza della corsa al carbonio, e tentare di superare se stesse e i propri limiti fisici. Perché l’”effetto carbonio” esiste: se si analizzano i tempi medi delle maratone in questi ultimi anni si può notare quanto siano migliorati, e quanto questo miglioramento sia attribuibile proprio alle scarpe impiegate. Parlando solo degli atleti elite, i record mondiali infranti a ripetizione sono ormai frequentissimi: le “superscarpe” migliorano mediamente i tempi di circa 1,4-2,8% negli uomini e 0,6-2,2% nelle donne nelle maratone. Potrebbero sembrare percentuali contenute ma non bisogna concentrarsi solo sul numero: il più grande contributo di questa tipologia di scarpe è quello che danno all’efficienza del gesto atletico e quindi al consumo energetico totale. In altre parole, usandole si risparmia energia e la si conserva meglio per le fasi finali della gara, quando il calo fisiologico e la stanchezza incidono di più.
L’effetto “Teeter-Totter”
Dicevamo: la rivoluzione permessa da queste scarpe è legata all’aumento delle prestazioni, permesse dalla loro particolare meccanica, chiamata in inglese “Teeter-Totter”, cioè “altalena”. In pratica si tratta dell’effetto dell’energia immagazzinata in fase di appoggio dal carbonio e il conseguente rilascio. Mentre una normale scarpa con intersuola in EVA disperde questa energia a terra, nell’ammortizzazione e ne rilascia solo una parte in fase di stacco, il sistema combinato di Pebax+piastra in carbonio aumenta la componente propulsiva in avanti.
Almeno teoricamente e con qualche limite che è giusto riportare. Può capitare di correre con queste scarpe e non rilevare particolari aumenti di prestazioni, o anche nessuno o addirittura – in casi isolati – effetti negativi.
Per capire come sia possibile bisogna considerare che il ritorno di energia si esprime in maniera proporzionale alle capacità fisiche dell’atleta: più la sua muscolatura è efficiente, più è in grado di assorbirlo e utilizzarlo in maniera efficiente. Meno è preparato invece, più è probabile che non percepisca miglioramenti evidenti o addirittura che possa soffrire di un eccessivo ritorno del carico sul piede e poi lungo le gambe.
Un’ultima considerazione va fatta anche rispetto alla durata di queste scarpe, in particolare della mescola: la sua natura la porta a perdere più velocemente di altre mescole le eccezionali capacità meccaniche, oltre a essere più soggetta a usura, anche perché spesso è accoppiata a battistrada quasi invisibili che servono a garantire il minimo di grip incidendo il meno possibile sul peso complessivo. Un caso estremo in questo senso è quello delle incredibili adidas ADIZERO Adios Pro Evo 1: così leggere, estreme e tirate da essere garantite per una sola maratona.
Effetto placebo
Pare strano dover parlare di qualcosa che è comune in ambito medico, ma il dibattito sulle superscarpe si è concentrato anche su un’altra componente del miglioramento delle prestazioni, ossia l’effetto placebo. In questo caso non si tratta di un protocollo medico: non sono stati compiuti studi con gruppi di controllo a cui era stato detto di correre con scarpe con fibra di carbonio che non avevano in realtà alcuna piastra. Si tratta piuttosto di un condizionamento psicologico che porta (anche se non si può sapere in quale misura) chi le indossa ad avere prestazioni migliori perché si sente più fiducioso nei mezzi che usa, siano le proprie scarpe o il proprio corpo.
Quando troppo è troppo?
Questa tipologia di scarpe ha anche, naturalmente, interessato gli organi di controllo delle manifestazioni internazionali. Per massimizzare infatti il comportamento meccanico, i laboratori dei diversi brand hanno sperimentato spessori e stack sempre più estremi, oltre a soluzioni a più piastre sovrapposte. Ecco perché prima delle passate Olimpiadi di Tokyo 2021 la World Athletics ha approvato un regolamento che impone un’altezza massima dell’intersuola inferiore ai 40 mm, l’impiego di una o più piastre di fibra di carbonio ma solo complanari (non quindi sovrapposte ma solo, eventualmente, divise in diversi pannelli) o sovrapposte nel solo caso di scarpe chiodate, a patto che la piastra inferiore sia quella su sui è alloggiata la chiodatura.
Un nuovo segmento
A diversi anni di distanza dalla loro introduzione si può ben dire che la piastra in fibra non è una moda ed è ormai una soluzione accettata e amata da molti. È stato insomma creato un nuovo settore di scarpe ad alta tecnologia che appassiona, promette e garantisce prestazioni migliori. A un costo non indifferente ma con un’offerta che si è già molto differenziata, garantendo l’accesso a un prodotto che magari non tutti possono permettersi, anche a prezzi ragionevoli. E l’evoluzione continua.