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La neuroplasticità consente al cervello di adattarsi, imparare e cambiare, anche in età adulta, contrariamente a quanto si credeva.
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L’esperimento di sei settimane di Melissa Hogenboom, combinando mindfulness ed esercizio fisico, ha portato a cambiamenti misurabili nel suo cervello.
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La pratica della mindfulness ha ridotto lo stress e i pensieri ossessivi migliorando il controllo sulle risposte emotive del cervello.
Cosa penseresti se ti dicessimo che è possibile riconfigurare il tuo cervello? La notizia potrebbe lasciarti indifferente nel caso amassi come funziona e non ci trovassi niente da cambiare ma potrebbe interessarti se sei fra quelle persone che pensano “Magari fossi un po’ diverso, magari riuscissi a reagire o pensare in modo differente certe volte”.
Ciò di cui ti parliamo oggi non è un metodo per cambiare carattere o per diventare ciò che non si è ma ha a che fare con una potenzialità del nostro cervello nota da molto tempo e sempre più studiata: è nota come “neuroplasticità” ed è la capacità di adattarsi, imparare e persino cambiare. È un termine che racchiude un concetto incredibile: il nostro cervello è plastico, ovvero può modificarsi nel tempo in risposta alle esperienze.
Per lungo tempo si è pensato che questa capacità fosse limitata all’infanzia, ma ora sappiamo che non è così. La neuroplasticità è attiva per tutta la nostra vita. Lo dimostra il fatto che, a prescindere dalla nostra età, possiamo sempre imparare a fare cose nuove. Vuoi un altro esempio? Come possono le persone che subiscono un trauma fisico fare cose che la loro condizione non gli permetterebbe, come camminare con una protesi? È grazie alla neuroplasticità, che gli permette di imparare, cioè di usare non solo il loro cervello ma anche il loro corpo in modalità inedite.
Apprendere nuove abilità è un esempio molto semplice e comprensibile di cosa significhi la neuroplasticità, dato che prevede che il cervello impari a farci fare cose che prima non sapevamo di fare. E non solo: rimappare il cervello è anche molto utile nel mantenimento di una mente sana. Immaginalo come una specie di allenamento, ma di tipo mentale.
Un esperimento
Melissa Hogenboom, giornalista scientifica della BBC, ha deciso di esplorare in prima persona le potenzialità del cervello, sottoponendosi a un esperimento durato sei settimane. Lo scopo era scoprire se semplici cambiamenti nella vita quotidiana potessero davvero influire sul cervello, facendolo cambiare. Il suo viaggio, documentato per la serie “Brain Hacks” della BBC, offre uno sguardo affascinante sulle possibilità di cambiare il nostro cervello con consapevolezza e disciplina.
Con un poco di mindfulness la neuroplasticità va giù…
Ok, quella canzone era un po’ diversa ma senti un po’ in cosa consisteva l’esperimento. Melissa Hogenboom si è sottoposta inizialmente a una scansione del suo cervello. Lo scopo era quello di avere una mappa del suo stato mentale al momento zero, un po’ come si farebbe sottoponendosi a un programma di allenamento particolare facendo le analisi del sangue prima e dopo: serve a capire se qualcosa è cambiato nel frattempo, e presumibilmente grazie alle modifiche introdotte nella vita di queste persone.
A guidare il suo programma c’era Thorsten Barnhofer, professore di psicologia clinica all’Università del Surrey, particolarmente interessato agli effetti della mindfulness nella gestione dello stress e delle emozioni. Il concetto alla base di questo esperimento è semplice: la mindfulness, ovvero la pratica di essere consapevoli del momento presente, può aiutare a ridurre lo stress, migliorare l’attenzione e potenzialmente cambiare la struttura del cervello.
La ricerca partiva da una constatazione: quando siamo stressati il nostro cervello rilascia alti livelli di cortisolo, un ormone che, nel lungo periodo, può diventare tossico per il cervello e inibire la sua neuroplasticità. In altre parole, lo stress cronico può bloccare la neuroplasticità del nostro cervello. La mindfulness, spiega Barnhofer, può contrastare questo processo: “Funziona come un cuscinetto contro lo stress, perché ci aiuta a diventare consapevoli delle sfide e dei pensieri ossessivi, come la tendenza a preoccuparsi”.
Hai presente quando non riesci a non pensare a qualcosa? La tua mente ritorna sempre su determinate cose e ci pensa, ci pensa, ci pensa. A un certo punto non lo fa più nemmeno per risolvere un problema ma per il solo fatto che c’è un problema. Come capirai, è un circolo vizioso perché pensare in questo modo non ti permette di risolvere niente. Accorgersi invece che quel tipo di pensiero è di natura ossessiva è un modo per relativizzarlo, dandogli l’importanza che ha realmente. La mindfulness serve (anche) a questo.
Sei settimane
Per sei settimane, Melissa Hogenboom ha praticato mindfulness per 30 minuti al giorno, seguendo meditazioni guidate attraverso registrazioni audio e sessioni settimanali con Barnhofer. Gli esercizi erano dei classici della mindfulness, come concentrarsi sul respiro o su parti del corpo, ma l’obiettivo era imparare a portare attenzione al presente, senza giudizio, e notare quando la mente cominciava a vagare. Col tempo Melissa Hogenboom si è anche resa conto che i benefici di quella pratica non si limitavano alle sessioni di mindfulness ma coinvolgevano anche la sua vita quotidiana. Ha insomma capito che poteva essere “presente” anche cucinando o correndo, semplicemente portando la sua attenzione su quello che stava facendo.
All’inizio l’esperienza è stata disorientante perché, come sa chiunque pratichi mindfulness o meditazione, la mente è come un cavallo selvaggio: quando la liberi inizia a correre per le praterie della fantasia e auguri a domarla. Ma si può riuscirci. Barnhofer osserva infatti che “È normale che la mente vaghi, ma quando diventa eccessivo può essere debilitante. Imparare a riconoscerlo è il primo passo per gestirlo.” Quindi: via libera alle allegre scorribande incontrollabili della mente perché fanno parte del processo. Non sono sempre piacevoli ma bisogna accettarle, nonostante lo stress iniziale che possono provocare.
Non solo mindufulness
Non ti sarà sfuggito che Melissa Hogenboom ha iniziato a essere presente e consapevole anche correndo. Già: anche l’esercizio fisico può infatti stimolare la neuroplasticità. Fare qualcosa come correre regolarmente, anche solo per 5k ma migliorando costantemente, ha contribuito a mantenere la sua motivazione alta, poiché capiva che stava facendo qualcosa di positivo sia per il corpo che per il cervello.
Quindi, ha funzionato?
Alla fine delle sei settimane, Melissa Hogenboom ha rifatto la risonanza magnetica per vedere se il suo cervello fosse cambiato. I risultati sono stati sorprendenti: la sua amigdala, una struttura del cervello coinvolta nella gestione delle emozioni, si era ridotta di volume sul lato destro. Questo cambiamento, per quanto piccolo, è in linea con gli studi scientifici che dimostrano come la mindfulness possa ridurre la sua dimensione, di fatto indicando una migliore gestione dello stress dato che meno lo si soffre, più si riduce l’attività di questa parte del cervello.
Un altro cambiamento è stato quello della corteccia cingolata, ossia quella regione del cervello coinvolta in funzioni importanti come il controllo delle emozioni, la memoria, la regolazione del comportamento e la presa di decisioni. Nel cervello di Melissa Hogenboom quest’area è cresciuta leggermente, segno di un maggiore controllo della mente sui pensieri ricorrenti. Questo risultato ha rispecchiato la sua esperienza soggettiva durante le sessioni di mindfulness: con il passare delle settimane, ha notato di essere più capace di mantenere la mente calma e meno incline a perdersi nei pensieri.
Il cervello evolve
Sebbene i cambiamenti osservati nel cervello di Melissa Hogenboom possano essere considerati piccoli e il suo caso isolato e di certo individuale (non fornendo così alcuna base statistica e scientifica), l’esperimento dimostra che è possibile influire sul cervello con semplici pratiche quotidiane. La mindfulness, combinata con esercizio fisico e apprendimento di nuove abilità, rappresenta un potente strumento per mantenere il cervello sano e plastico.
Quando insomma pensi che le cose andranno sempre così perché sempre così sono andate, prova a pensare anche che forse si tratta di come le affronti, e non delle cose in sé. In altre parole, puoi sempre decidere di reagire in maniera diversa alla vita, dato che reagire sempre nello stesso modo – come ricordava anche Einstein – non può che produrre sempre gli stessi risultati. E da oggi sai di avere un potentissimo alleato: il tuo cervello. Devi mantenerlo in forma, essere sempre curioso, fargli imparare cose nuove. Lui saprà ricompensarti.
(Via BBC)