Dimensioni parallele

Un estratto del quarto capitolo del libro di Runlovers "Correre ti cambia (la vita)"

Abbiamo scritto un libro. Dopo tanti anni di Runlovers abbiamo voluto raccogliere in questo oggetto antico eppure sempre attuale fatto con tante pagine di carta (ma c’è anche in versione digitale) il nostro pensiero sulla corsa e sulla vita. Ma non temere: non è un libro che ti vuole insegnare a vivere: non ne siamo capaci (nessuno ne è capace) e non è proprio quello che avevamo in mente. Volevamo parlare di corsa e di come il praticarla ci ha fatto cambiare prospettiva sulla vita. La stessa cosa è accaduta a tantissime altre persone alle quali pensiamo di aver dato voce e la nostra speranza è che la possa cambiare a tante altre che ancora non corrono.

Questo e quelli che seguiranno nelle prossime settimane sono alcuni estratti di Correre ti cambia (la vita). 

Buona lettura.


Capitolo 4 – Dimensioni parallele

Una volta esistevano delle pubblicità di prodotti miracolosi: occhiali a raggi X, mantelli che ti donavano l’invisibilità, aggeggi che, se installati sul tuo motorino, gli permettevano di raggiungere velocità folli. Ovviamente non funzionavano.

Ma a qualcosa servivano, e cioè a mettere a nudo un’esigenza molto umana: quella di illudersi di poter fare qualcosa che normalmente non si può fare. I nostri occhi non ci fanno vedere oltre i muri e l’asmatico 50cc del nostro motorino più di tanto non può spingere.

Ciò che possiamo invece cambiare o manipolare è la percezione che abbiamo delle cose. C’è infatti differenza fra ciò che ci accade e come lo percepiamo. Ogni esperienza che viviamo viene filtrata dai nostri occhi e dalla nostra mente, e rielaborata. Ma cosa succede se non possiamo misurare un’esperienza? Come potremmo conoscere la temperatura del nostro corpo se non esistessero i termometri? La percezione è un filtro ma, come tale, può distorcere la realtà. Per limitare o annullare questa distorsione abbiamo bisogno di strumenti oggettivi, e per capirne l’importanza ci può aiutare la storia di un pedometro molto particolare.

Hai mai sentito parlare della teoria secondo la quale diecimila passi al giorno garantirebbero il benessere? Per alcuni potrebbe trattarsi di un numero gestibile, per altri esagerato o irraggiungibile. Ma come mai proprio diecimila e non ottomila o dodicimila? Quando si leggono cifre troppo tonde è meglio sospettare: hanno un certo fascino ma, almeno quando sono così elevate, possono anche escludere alcune persone. Quanti sono poi diecimila passi al giorno? A seconda della falcata di chi li fa, potrebbero tradursi in cinque chilometri. Ma anche in sette. Come è possibile che un numero così preciso, per quanto elevato, si traduca in distanze diverse a seconda di chi lo raggiunge? E come è possibile che camminare cinque o sette chilometri comporti lo stesso risultato?

Il numero diecimila non ha infatti niente di scientifico: hai notato come suona troppo perfetto? Non è un caso: si tratta di una campagna di marketing orchestrata per lanciare un pedometro. Era l’anno 1964 e la Yamasa, produttrice giapponese di apparecchiature elettroniche, cercò di capitalizzare il successo delle Olimpiadi appena concluse in Giappone commercializzando un pedometro chiamato Manpokei. Che significa, indovina un po’, “diecimila passi”.

Perché fu scelto proprio quel numero? Perché era grande abbastanza, tondo e non impossibile da raggiungere da un essere umano. Non c’era niente di male né nel nome né nella scelta. In fondo qualsiasi numero di passi è meglio di zero, e qualsiasi movimento è meglio della staticità, almeno dal punto di vista fisico.

[…]


Trovi “Correre ti cambia (la vita)” in tutte le librerie fisiche e anche online

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