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Fiato corto durante l’allenamento: scopri l’asma da sforzo

  • 3 minute read

  • L’asma da sforzo è la condizione durante la quale le vie respiratorie si restringono durante o dopo l’esercizio fisico.
  • Anche i non asmatici e gli atleti elite possono soffrirne, fino al 70%.
  • Le cause sembrano essere l’aria fredda e secca, che provoca reazioni infiammatorie e il fiato corto.

 

Ti è mai capitato di avvertire una costrizione al petto dopo aver iniziato da poco ad allenarti? È come se i polmoni improvvisamente diminuissero la propria capacità, contraendosi e indurendosi. La manifestazione più evidente di questo sintomo è il fiato corto e la sensazione che ti manchi il respiro. Eppure ti alleni con regolarità e ti definiresti senza dubbio una persona in forma.

Altre volte questa condizione si manifesta improvvisamente senza apparenti cause scatenanti: magari stai facendo tutt’altro e improvvisamente provi la sensazione che qualcosa ti prema sul petto. Potrebbe trattarsi di un attacco di asma indotto da particolari condizioni ambientali o fisiche. In altre parole, la causa potrebbe essere l’ambiente in cui ti trovi e la composizione dell’aria che respiri e cosa stai facendo in quel momento, per esempio allenarti.

Asma per non asmatici

La particolarità di questa condizione medica è che ne possono soffrire anche le persone a cui non è stata diagnosticata l’asma. Anche gli atleti elite possono esserne soggetti e nemmeno in percentuali trascurabili: dal 30 al 70% dei professionisti ne hanno avuto esperienza.

Questa condizione ha un nome preciso: EIB, e cioè “Exercise-induced bronchoconstriction” (in italiano “broncocostrizione indotta dall’esercizio” o “asma da sforzo”). Il nome “sforzo” ti può già fare intuire che coinvolge più gli sportivi, anche se si calcola che dal 10 al 15% della popolazione ne soffra, mentre fra gli asmatici la percentuale sale prevedibilmente fino all’80-90% dei casi.

La EIB è una condizione durante la quale le vie aeree si restringono temporaneamente durante o, più spesso, dopo l’esercizio fisico. A volte insorge dopo 5-10 minuti dall’inizio dell’attività fisica e più spesso in particolari condizioni ambientali, ossia con freddo secco, cioè a basse percentuali di umidità nell’aria.

Il fatto che l’aria sia molto secca è stato individuato come il principale responsabile dell’EIB. Rilevarlo preventivamente non è semplice, anche se esiste un test di provocazione bronchiale che fornisce però risultati che possono non definire con sicurezza se qualcuno ne è affetto. In altri termini, potrebbe soffrirne chi non ne ha i sintomi e viceversa.

Che freddo che fa

Gli sportivi che sembrano essere i perfetti candidati a soffrirne sono quelli che si allenano al freddo e con aria molto secca. Chi pratica sport invernali come lo sci e il pattinaggio su ghiaccio è insomma il candidato ideale.

Ma cosa succede esattamente e cosa provoca una reazione così repentina nel tuo sistema respiratorio? Secondo una ricerca del 2019, le responsabili (per quanto inconsapevoli) sarebbero le cosiddette “cellule mast”. Si tratta di un particolare tipo di cellule del sistema immunitario, e si trovano soprattutto nei tessuti connettivi e nelle mucose del corpo. Come, per esempio, nei polmoni.

Quando l’aria che respiri è troppo fredda e secca, queste si asciugano, provocando una reazione che attiva il sistema immunitario. Il risultato è che i polmoni si contraggono per reagire a una condizione che viene interpretata come potenzialmente pericolosa, provocando una reazione infiammatoria. L’effetto è che ti manca il respiro.

È importante notare che si tratta comunque di una condizione transitoria: chi la sperimenta ne è affetto per un periodo limitato dopo il quale la respirazione ritorna alla normalità. Nel caso ti capitasse di provare l’esperienza, ora puoi darle un nome. E, nel caso non sia frequenta, puoi non preoccupartene particolarmente.

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