Quelli di cui stiamo per parlarti sono otto princìpi di cui, assieme o singolarmente, potresti già aver sentito parlare. I loro nomi sono evocativi ed esotici come solo la cultura giapponese riesce a essere ma, se se ne analizza il significato, sono molto utili e ispiranti per la vita di tutti. E soprattutto – cosa che ci ha incuriositi molto – sono perfetti per la corsa. Eccoli.
1. Ikigai
Letteralmente è composto dalle parole iki, cioè “vita” o “essere vivi”, e gai, che significa “beneficio” o “valore”. Il suo significato è quindi “il senso della vita”, e la sua ricerca. Si compone a sua volta di quattro consigli o linee guida:
- Fai ciò che ami
- Fai ciò che sei capace di fare
- Fai ciò che è utile al mondo
- Fai ciò per cui ti pagano
Dire che il senso della vita è correre potrebbe sembrarti un po’ esagerato ma non vederla solo dal punto di vista materiale: parliamo di atteggiamenti e filosofie di vita. “Correre” è insomma uno stato mentale: è una cosa che ami fare, che sei capace di fare (più o meno bene, ma lo sai fare), che serve agli altri e per cui ti pagano. Ok, a meno che tu non sia un professionista, quest’ultima parte non c’entra molto ma potrebbe c’entrare se la considerassi da un altro punto di vista: la valuta con cui sei ripagato o ripagata è la soddisfazione, mentre il senso di quel che fai per il mondo e gli altri sono il buonumore e la gratificazione che derivano dalla corsa, che poi distribuisci a tutti.
2. Kaizen
Portato all’onore delle cronache dalla Toyota che l’ha adottato per arrivare alla perfezione costruttiva delle sue auto, “kaizen” significa “miglioramento continuo”, basato però su piccole evoluzioni positive e incrementali invece che sul perseguimento di obiettivi molto ambiziosi ma difficili (se non impossibili) da raggiungere. Cosa c’entra con la corsa? Beh, conosci qualcuno che ieri ha deciso di correre una maratona e oggi l’ha fatto? Nessuno: la corsa è proprio “kaizen in azione”: una lenta costruzione, alla ricerca di un perfezionamento continuo.
3. Shoshin
Il suo significato è “mente del principiante”. com’è la mente di un principiante? È vuota, perché non sa niente di ciò che si appresta a fare. Questa è la condizione migliore per accogliere gli stimoli che qualsiasi attività ti può dare, e quindi, per esteso, la vita stessa. Significa insomma avere una mente aperta, pronta ad accogliere. E non solo: significa anche fare spazio alle infinite possibilità che ti si presentano.
Anche nella corsa è così: ogni nuovo allenamento, ogni nuova gara sono occasioni che, in un certo senso, si affrontano per la prima volta. La cosa non ti deve spaventare ma anzi, deve predisporti ad accogliere e imparare qualcosa di nuovo. E se pensi che non valga per gli atleti elite, ricrediti: anche chi ha stabilito un record del mondo l’ha fatto per la prima volta (non solo nella sua vita ma in quella di tutta l’umanità). Non sapeva a cosa andava incontro e l’ha saputo comunque accogliere.
4. Hara Hachi Bu
Cioè “Mangia finché sei sazio all’80%”. Perché non saziarsi? Perché significherebbe caricare il tuo apparato digerente di troppo lavoro e quindi essere meno produttivo dopo. E non solo: se la digestione ti impegna troppo, il lavoro ne risente perché prenderà il sopravvento la pigrizia e la procrastinazione di ciò che avresti dovuto fare.
Questa regola si applica all’alimentazione – e non a caso era spesso citata dall’oncologo Umberto Veronesi come uno dei metodi più efficaci contro i tumori, oltre al mangiare soprattutto verdure – ma anche a diversi tipi di cibo: quello del cervello e dell’anima, per esempio. Ma anche l’allenamento. “Troppo” non è mai una buona idea: la misura conduce ai risultati, non l’eccesso.
5. Shinrin-yoku
Shinrin vuol dire foresta e yoku invece è bagno. Ci stai arrivando? Vuol dire proprio quello: bagno nella foresta. E siccome il bagno non dura come una doccia, significa sia “spendere del tempo nella natura” che “immergersi nella natura”. Il consiglio è molto pratico ma ha profonde radici esistenziali: quando si è sopraffatti dagli impegni e dalla vita, immergersi nella natura è un modo per recuperare l’equilibrio interiore.
Inutile spiegare perché c’entra con la corsa: la natura è la palestra di chi corre, quindi se corri stai già applicando il shinrin-yoku!
6. Wabi-sabi
Il termine è composto da due parole con significati opposti: wabi è la bellezza sobria, sabi è quella patinata. Combinati significano “la bellezza dell’imperfezione”. La prima è troppo distaccata per avere qualità, la seconda altrettanto, essendo troppo semplice e diretta. Assieme però sono in equilibrio. Ok, ma cosa significa? Un possibile significato è quello di accettare le cose per come sono, nella loro imperfezione. Non curarsi di volerle cambiare.
Nella corsa puoi adattare il concetto alle tua capacità (accettati) ma anche al mondo esterno (accetta che in gara le cose possono non andare come vorresti o spereresti). E adattati di conseguenza.
7. Ganbaru
Tradotto letteralmente, è un termine che significa “perseverare” ma la sua accezione è un po’ più complessa. Significa non solo fare del tuo meglio ma “fare più del tuo meglio”, cioè essere determinati nell’intento di migliorarsi continuamente, assistiti dalla pazienza.
Non c’è neanche da spiegare perché c’entra con la corsa: la corsa è decisamente ganbaru!
8. Gaman
Gaman è la pazienza e non solo: è la dimostrazione della pazienza davanti alle avversità. Significa averne coscienza, accettarle e sopportarle, con dignità e onore, sapendo o sperando che arrivino momenti migliori. È un’azione che può prolungarsi nel tempo e richiedere molta forza di volontà. Come quando in gara niente sta andando per il verso giusto ma il tuo obiettivo è arrivare al traguardo. Non conta solo arrivarci ma anche come ci arrivi. È inoltre un utile suggerimento sull’utilizzo delle forze, fisiche e mentali: non sprecarle imprecando e facendo la vittima ma concentrati solo sull’obiettivo.