- Si corre per motivi diversi: per competizione, benessere fisico e mentale, per socializzare o semplicemente per essere felici.
- La motivazione può essere estrinseca, quando si raggiungono obiettivi esterni, o intrinseca, quando si corre per sentirsi bene.
- Puntare esclusivamente sulla performance può causare frustrazione, ma spostare l’attenzione su altri aspetti aiuta a mantenere un approccio positivo.
Ognuno corre per un motivo diverso: per divertirsi, per stare bene fisicamente e mentalmente, per trascorrere del tempo con gli amici o stare semplicemente fuori casa. C’è poi chi è motivato dallo spirito di competizione verso sé stesso o nei confronti degli altri.
Chi è animato dallo spirito competitivo corre per raggiungere nuovi traguardi e stabilire nuovi record personali, nuovi personal best. Cosa succede però quando qualcosa va storto e la prospettiva di un nuovo PB sfuma all’improvviso? Pur sapendo che non si riuscirà a dare il massimo, ha senso continuare ad investire tempo, risorse, ed energie nel perseguire un obiettivo che difficilmente si riuscirà a raggiungere?
Perché corri?
È una domanda banale che tuttavia potrebbe mettere in difficoltà qualcuno. Perché corri? Per socializzare, per essere felice, per sentirti a proprio agio con il tuo corpo, per dimostrare di essere capace di portare a termine qualcosa con le tue sole ed uniche forze. Le motivazioni che spingono qualcuno a iniziare a correre e continuare a farlo sono infinite e dalle innumerevoli sfaccettature. Non è detto che tu ti riconosca in un’unica “categoria” di runner. Può essere che il motivo per cui tu corri sia un mix di due o più ragioni, ognuna delle quali avrà un peso e un’importanza diversa.
Due tipi di motivazione
Se ciò che ti spinge a correre è il pensiero di riuscire a raggiungere un nuovo traguardo personale, come un nuovo personal best, oppure stringere tra le mani la medaglia da finisher, allora significa che ad animarti è una motivazione estrinseca, che arriva dall’esterno. Se invece corri per collezionare nuove esperienze e ricordi, solo e soltanto per il piacere di fare qualcosa in grado di trasmetterti gioia e serenità, allora significa che sei mosso da una motivazione intrinseca, che risiede dentro di te.
La motivazione estrinseca può essere alimentata dal monitoraggio dei dati nel corso degli allenamenti: vedere i propri tempi migliorare provoca soddisfazione e, in alcuni casi, una forma di dipendenza. Ma anche la motivazione intrinseca può avere lo stesso effetto, facendo ricercare sempre nuove esperienze e avventure che facciano provare quella scarica di adrenalina ed emozione di cui non si riesce a fare a meno.
Il pericolo della ricerca della performance
Chi corre con l’obiettivo di performare sarà principalmente motivato dalla competizione, facendo passare i benefici psicologici della corsa in secondo piano. Quando si centra l’obiettivo, migliorando il proprio personale in una gara ci si sente invincibili. È una sensazione che si ripete ad ogni PB conquistato, fino a quando non ci si ritrova a dover fronteggiare una battuta d’arresto. Le ragioni per cui capita sono diverse: potresti aver raggiunto il tuo massimo potenziale, oppure stare attraversando una fase della tua vita non favorevole, magari a causa di un indebolimento fisico che potrebbe averti portato a infortunarti. Correre per cercare di migliorare la propria performance può essere una gran bella motivazione, ma non può essere l’unica e sola.
Oltre ai numeri
Fissarsi solo ed esclusivamente sui numeri può essere frustrante qualora i dati che le diverse app e i dispositivi di monitoraggio forniscono costantemente e continuamente, non restituissero un segnale di progresso. Ne scaturirebbe delusione, rabbia, e un senso di insoddisfazione, e tutto questo dipenderebbe dalla corsa, che diventerebbe in automatico la causa del tuo malessere e del tuo malumore.
Se cerchi il miglioramento ma non riesci a performare come vorresti sposta l’attenzione su un altro aspetto in grado di farti ritrovare un atteggiamento positivo portandoti a tagliare il traguardo con il sorriso. Per esempio puoi spostare i termini della sfida su un piano mentale, affrontando la gara in un’ottica diversa e uscirne mentalmente fortificato.
Accettare il cambiamento
A volte può valere la pena interrogarsi sul perché si corre. Per alcuni potrebbero non esserci dubbi, per altri riuscire a rispondere potrebbe essere più complesso. Può capitare che si inizi a correre per un motivo e poi si continui perché spinti da una ragione completamente diversa ma altrettanto forte e valida. Quello che non dovrebbe mai cambiare è il senso di gioia e leggerezza che si prova quando si corre. La corsa non dovrebbe causarci ansia e preoccupazione, ma al contrario dovrebbe aiutarci ad allontanare questi stati per raggiungere una condizione di benessere generale, con noi stessi e con gli altri.
(Via Run by Outside)