Lo si dice della maratona di New York, di quella di Boston e di tante di casa nostra: non solo che siano bellissime e una gioia per gli occhi ma soprattutto che sono qualcosa di diverso e più profondo.
Chiunque abbia partecipato a una gara, anche piccola, può testimoniarlo. C’è qualcosa di magico e unico in questo tipo di manifestazioni umane: c’è l’espressione della capacità di migliaia di persone di superare i propri limiti, c’è la manifestazione della loro incomprensibile volontà di fare qualcosa di assurdamente inutile. Correndo una maratona non fai niente che l’economia ritenga produttivo (a parte alimentare l’indotto che gira attorno alle competizioni, e non è trascurabile) anzi: stai facendo qualcosa che la società non stenterebbe a considerare inutile.
Eppure milioni di persone lo fanno.
Secondo l’autore di questo brevissimo e bellissimo video, c’è un motivo, e lui l’ha capito dopo averne viste diverse, anche fra il pubblico. Invece di osservare solo chi correva, ha spostato l’attenzione su chi stava ai margini: amici, parenti, sconosciuti. Tutti che incitavano chi correva, a prescindere dal fatto di conoscere o meno quelle persone.
Perché lo facevano? Perché lo fanno? Perché la maratona non significa (solo) correre: secondo Ali Gallop la maratona è una centrale in cui si produce energia umana, e nessuno sa resistere alla forza di migliaia di persone che fanno la stessa, inutile, faticosa ed esaltante cosa assieme. Produrre un’energia che travolge tutto e tutti.