Le cose che si fanno in silenzio

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Certe storie affiorano alla superficie dopo essere rimaste sommerse per anni. Le hanno vissute persone che, specie in tempi come questi in cui ogni aspetto della vita privata diventa pubblico, hanno scelto per indole o volontà di rimanere in disparte e di vivere silenziosamente le loro esperienze di corsa. Arrivando comunque, alla fine, a essere fonte di ispirazione per chiunque.

La vita è breve, non c’è tempo da perdere

Yuji Komatsu è il monaco di un tempio buddista situato vicino alla vetta del monte Shichimen. In Giappone.

Yuji è conosciuto nella sua comunità come “Running Monk”.

In un documentario ha raccontato come seguire il buddismo e correre attraverso i boschi siano per lui due attività complementari.

Non le fa per ambizione o competizione, ma per trovare la calma spirituale e la forza. Per dare valore al tempo.

«Una vita di circa 80 anni è meno di un battito di ciglia nella storia della Terra. Se la vedi in questo modo, la vita è troppo breve e non c’è tempo da perdere. Correre in montagna diventa un prezioso momento di autoriflessione.»
Yuji Komatsu nel tempio buddista di Keishinin.
Il trail running lo aiuta a trovare l’equilibrio nei momenti più complicati per lui e per la comunità di cui è un fondamentale punto di riferimento.

«La mente e il corpo sono collegati. Le persone che sono in difficoltà nella loro vita quotidiana tendono ad avere la schiena piegata e a guardare in basso. Se chiedi loro di correre in quel modo, non saranno in grado di farlo. Anche nelle gare, alcuni corridori procedono come dei veri e propri zombie. Certamente sono stanchi e stanno soffrendo molto, ma sono molto più affaticati mentalmente. Se ti ritrovi in difficoltà arrancando, prova a tirare fuori il petto e ad oscillare avanti e indietro le braccia, guarda dritto davanti a te e vai avanti. Inizierai a sentirti più energico. Fallo anche nella vita quotidiana: se sei turbato da qualcosa, tira fuori il petto. Il tuo cuore potrebbe già schiarirsi un po’ facendo questo semplice gesto.»

Yuji Komatsu nelle vesti di trail runner.
Non credo si possa mettere in dubbio un consiglio ricevuto da un monaco 😎

L’underdog che ha conquistato la vetta

Annency è una cittadina francese circondata dalle montagne.

Vincent Bouillard è nato lì e nel 2016, neolaureato in ingegneria, entra come stagista in Hoka, brand fondato proprio in quella località.

Inizia un percorso che lo porterà a diventare un manager impegnato nello sviluppo di un prodotto che conosciamo molto bene: le scarpe da running.

Come racconta nel suo profilo Linkedin Vincent Bouillard.
Lavora, parla e si allena regolarmente con gli atleti d’élite di casa Hoka, tra cui l’amico Jim Walmsley, stella del mondo trail.

Fin da piccolo Vincent ha sempre sognato di poter correre la gara più iconica: UTMB.

E questo sembra essere l’anno giusto: riesce a qualificarsi.

Dopo tanti anni da volontario a supporto degli atleti del suo team, finalmente si trova ai nastri di partenza per correrla.

Ok, non nelle prime file. Il ranking lo vede partire al 139esimo posto.

Per il grande pubblico e per il mondo dei social media è un perfetto sconosciuto:


Come conferma il suo profilo Instagram.
Non ha uno sponsor, corre liberamente.

Per il gusto di realizzare un sogno. E va bene così, nella vita quotidiana non è un atleta professionista, ma un semplice dipendente.

💣 19 ore, 54 minuti e 23 secondi dopo la partenza, Vincent Bouillard vince l’UTMB.

Con un tempo pazzesco, diventando il quinto atleta della storia a scendere sotto le 20 ore.


A post shared by @utmbmontblanc

All’arrivo i giornalisti sono in difficoltà, non lo conoscono.

La folla impazzisce per lui che festeggia incredulo. Non sembra nemmeno stanco.

Capisce di aver scritto una pagina romantica della storia del trail running.


«Ho un lavoro a tempo pieno e non ho alcun contratto di sponsorizzazione. Non so adesso se ne cercherò per forza uno, perché no, ma mi godo anche la libertà di non avere nessun contratto. Nessuna pressione di dover partecipare a determinati eventi o pubblicare post sui social media, cosa che non faccio affatto! Quindi è anche divertente godersi questa piena libertà.»

 


Mi piace immaginarmelo al suo rientro in ufficio, tra i colleghi di Hoka.

Pronto a chiedere al suo capo qualche giorno di ferie, perché nel weekend ha vinto lui UTMB 😎

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