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L’uso dei pacer per gli atleti professionisti dovrebbe essere limitato?

  • 3 minute read

  • Lo straordinario record mondiale di Ruth Chepngetich a Chicago ha portato anche l’attenzione sull’uso di pacer maschili e sull’imparzialità delle competizioni di maratona.
  • L’accesso ai pacer d’élite può creare disparità dovute al supporto economico e logistico, non solo alle capacità atletiche.
  • L’uso crescente di tecnologie avanzate e pacer potrebbe trasformare la maratona in una corsa per i record, demotivando chi può solo affidarsi sulle proprie doti atletiche.

 

ILrecente record mondiale femminile in maratona, stabilito da Ruth Chepngetich a Chicago, ha segnato un momento storico per lo sport. Madeleine Kelly, su Canadian Running Magazine, ha però sollevato dubbi sull’uso dei pacer maschili e il loro impatto sull’imparzialità delle competizioni. La discussione sul ruolo dei pacer non riguarda solo l’aspetto tecnico, ma anche il valore simbolico della maratona come prova individuale di resistenza e strategia.

Ruth Chepngetich, che ha tra l’altro Gabriele Rosa come manager, è stata supportata da pacer per tutta la durata della gara, tra cui Barnabas Kiptum, che ha un un personal best di 2:04. Questo solleva domande importanti sull’imparzialità: può essere ancora considerata una prestazione individuale se un’atleta ha a disposizione pacer così forti? La preoccupazione principale non riguarda la prestazione in sé – che resta straordinaria – ma l’accesso a risorse che non tutte le atlete possono permettersi, mettendo in crisi il principio di parità nelle competizioni. Potersi affidare ai pacer può creare insomma un vantaggio competitivo non legato solo alla capacità fisica e mentale dell’atleta, ma anche alla disponibilità economica e al supporto logistico.

La maratona è una gara individuale

Le maratone sono tradizionalmente eventi di endurance e strategia, in cui ogni atleta è sfidato non solo dal cronometro, ma anche dalla capacità di gestire gli sforzi, le condizioni ambientali e la concorrenza degli avversari. Il supporto continuo dei pacer riduce alcune di queste variabili, trasformando la maratona in una corsa più contro il cronometro che una vera e propria competizione tra atleti. Questo cambiamento potrebbe modificare la percezione del valore della maratona stessa, spostando l’attenzione dall’aspetto competitivo tra gli atleti all’obiettivo di abbattere record cronometrici.

Nuove regole?

Un altro aspetto da considerare è l’impatto che questo tipo di supporto potrebbe avere sul futuro delle gare. Con il miglioramento delle tecnologie, come le scarpe con piastre di carbonio, e il crescente utilizzo di pacer di alto livello, c’è il rischio che il divario tra le atlete con accesso a risorse avanzate e quelle senza si ampli ulteriormente. Questo rischio rende necessario discutere nuove regole che possano garantire una maggiore equità, come la limitazione dell’uso dei pacer oltre una certa distanza o l’adozione di criteri uniformi per tutti i partecipanti.

Madeleine Kelly suggerisce che una possibile soluzione potrebbe essere la regolamentazione dell’uso dei pacer, imponendo limitazioni chiare e uniformi che riducano il vantaggio derivante dall’accesso a pacer professionisti, per esempio imponendo che possano essere utilizzati non oltre i 30-35 chilometri, in modo da lasciare ai singoli atleti la gestione dell’ultimo tratto di gara. L’obiettivo è insomma preservare l’essenza della competizione e garantire che le prestazioni siano davvero il frutto del talento, della preparazione e della determinazione individuale.

Le nuove generazioni

Bisogna infine considerare l’influenza che questi record e queste risorse avanzate possono avere sul pubblico e sulle giovani generazioni di atlete. Se si diffonde l’idea che sia necessario un supporto costoso e tecnologie avanzate per raggiungere risultati eccezionali, potrebbe diminuire la motivazione per chi non ha accesso a tali risorse. La maratona, come simbolo di resistenza e di superamento dei propri limiti, rischia di perdere parte del suo fascino se percepita come una gara dominata dalla tecnologia e dalle risorse economiche.

World Athletics, che decide e regolamenta le competizioni, ha comprensibili resistenze a limitare il ricorso ai pacer, anche perché la rincorsa al superamento dei record permette di alimentare un continuo interesse del pubblico in gare di questo genere. È anche vero però che abituare sempre più alla frequenza con cui si abbattono record finisce per concentrare l’attenzione del pubblico solo sui tempi e non più sulla gara in sé, come se questa fosse un inevitabile preambolo all’atto finale, cioè al taglio del traguardo, possibilmente con un nuovo record del mondo. La maratona è evidentemente molto più di questo: è una lenta, tenace e intelligente costruzione che culmina con un tempo, e non solo un eventuale record del mondo.

La domanda fondamentale è insomma se sia più importante continuare a infrangerne di nuovi a ogni costo o preservare l’essenza della competizione, in cui ogni atleta compete principalmente contro se stessa e i suoi limiti.

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