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L’ansia legata al giudizio altrui durante l’allenamento è comune e può derivare da situazioni ansiogene, non necessariamente legate all’aspetto fisico.
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Adattare gli allenamenti per ridurre inneschi emotivi e creare un ambiente sicuro favorisce una connessione positiva con il corpo.
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Riconoscere il disagio, scegliere ambienti confortevoli, comunicare con il trainer e praticare la consapevolezza sono essenziali per un allenamento sereno e gratificante.
Conosci qualcuno che non va in palestra per timore del giudizio altrui? Spesso non si tratta nemmeno di persone particolarmente fuori forma, tanto da farsi problemi a essere osservate in certi ambienti e circostanze: può capitare anche a chi ha un corpo che potrebbe essere descritto come perfettamente nella norma.
Magari non è il loro corpo a metterli a disagio, magari è la situazione a innervosirli: quella di essere insieme ad altre persone o sentirsi osservati e giudicati. A volte queste situazioni non creano solo un leggero fastidio riassumibile in un “preferisco non farlo” ma attivano stati di ansia e di rifiuto molto netti.
Non è detto poi che succeda solo in una palestra. Tanta gente che abitualmente corre non fa gare. Alcuni di questi non ne sono interessati ma altri le evitano perché stare in mezzo a tantissime persone le mette a disagio: si sentono giudicate, non vogliono essere oggetto di paragoni (che magari esistono solo nella loro testa) o la folla gli crea ansia.
Prima di procedere è importantissimo dire che non c’è niente di strano in tutti questi comportamenti: si tratta di reazioni individuali a situazioni che per alcune persone sono gestibili e normali e per altre sono ansiogene. Allo stesso tempo non è detto che certe reazioni siano sintomo di un disagio più profondo e magari abbiano origine traumatica. Diagnosi di questo tipo le lasciamo, giustamente, agli psicologi. Oggi parliamo solo del disagio che si può sperimentare nel praticare sport, e come superarlo o imparare a conviverci.
L’esercizio fisico può aiutarti
Se vivi in prima persona queste situazioni, o se conosci qualcuno che ne soffre, sappi che la sensibilizzazione verso un approccio innovativo all’esercizio fisico che tenga conto delle esperienze traumatiche passate è sempre più esplorato e destinato a diffondersi. In sé consiste nell’adattare le sessioni di allenamento in modo da promuovere il benessere mentale e fisico. Ma cosa significa esattamente?
Fallo in un ambiente sicuro
Un allenamento del genere riconosce che esperienze passate possono influenzare la risposta del corpo all’esercizio. Un atteggiamento del genere richiede di creare un ambiente sicuro e inclusivo, permettendo a chi ha vissuto traumi di sentirsi a proprio agio durante l’attività fisica. L’obiettivo è ridurre potenziali inneschi emotivi e promuovere una connessione positiva con il proprio corpo.
Chi ha vissuto traumi o chi vive con profonda fatica l’approccio all’attività fisica, può essere particolarmente sensibile ad alcune situazioni in grado di riattivare ricordi dolorosi, causando disagio o ansia. In un contesto di allenamento, certi movimenti, suoni o ambienti potrebbero fungere da inneschi. Un approccio consapevole del trauma mira a minimizzare questi fattori, offrendo un’esperienza più serena e benefica.
Un approccio graduale
Come abbiamo visto, i traumi possono alterare la risposta del sistema nervoso, rendendo alcune persone più sensibili a stimoli specifici. Ecco perché è importante innanzitutto individuare le situazioni che creano disagio e agire di conseguenza. Per esempio adattando gli allenamenti in modo da regolare le risposte fisiologiche, migliorando sia la salute mentale che fisica.
Come riuscirci? Con un approccio progressivo.
- Ascolta il tuo corpo: presta attenzione alle tue reazioni durante l’esercizio. Se un movimento o un ambiente ti mettono a disagio, modificali o evitali.
- Crea un ambiente sicuro: non forzarti ad allenarti in ambienti che ti creano ansia. La palestra non ti piace? Prova ad allenarti a casa. Correre in un bosco ti fa sentire minacciato? Corri in città. Scegli insomma luoghi dove ti senti protetto e a tuo agio.
- Comunica con il tuo allenatore o trainer: informa chi ti segue delle tue esigenze e dei tuoi limiti, in modo che possa adattare le sessioni di conseguenza.
- Pratica la consapevolezza: includi tecniche come la respirazione profonda o la meditazione per mantenere la calma e la concentrazione durante l’allenamento.
Il primo passo è riconoscere il disagio
Puoi mettere in pratica delle tattiche risolutive solo se riesci a individuare le situazioni che ti danno ansia, evitandole o rendendotele più familiari. Non pensare mai di avere qualcosa di sbagliato se correre in compagnia o allenarti nella palestra più bella della città sono esperienze che preferisci evitare. Ognuno è diverso e, specie quando si fa qualcosa che deve dare serenità e gratificazione come lo sport, è giusto farlo a modo proprio, cioè nelle migliori condizioni individuali.
Se riuscirai a trovare il tuo modo di allenarti – quello in cui ti senti sereno, motivato e positivo – riuscirai ad avere una maggiore fiducia in te stesso, una migliore gestione dello stress e una relazione più positiva con l’attività fisica.
Ricorda: l’obiettivo è creare un’esperienza di allenamento che supporti il tuo benessere globale. Ascolta te stesso e adatta l’attività fisica alle tue esigenze, trasformando l’esercizio in un alleato nel tuo percorso di ricerca della serenità.