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Un esercizio semplice per ottimizzare la tua corsa

  • 4 minute read

  • La corsa è come una meditazione in movimento: sia la corsa che la meditazione infatti ti focalizzano sul presente e amplificano percezioni corporee.
  • La mindfulness migliora la corsa aumentando la consapevolezza del corpo e l’attenzione al presente durante l’allenamento.
  • Concentra la tua attenzione sui movimenti del corpo per amplificare i sensi e migliorare le prestazioni per ottimizzare lo sforzo.

 

Ci piace dire che la corsa è una forma di meditazione in movimento. È una provocazione, dato che, si sa, la meditazione la si fa seduti e con gli occhi chiusi (anche se c’è pure chi li tiene aperti). Meditazione e corsa sono insomma due cose diverse anche se hanno più di qualche punto di contatto:

  • Entrambe ti focalizzano sul presente
  • Entrambe hanno una potente componente mentale
  • Entrambe amplificano la percezione del corpo.

E sono solo alcune somiglianze. C’è però un modo molto semplice ed efficace per usare la forza della meditazione – anche se in questo caso si tratta più di mindfulness – per aumentare il beneficio della corsa e per renderla un’esperienza ancora più piena e appagante.

Mindfulness, in poche parole

Per spiegare velocemente la differenza fra mindfulness e meditazione, si può dire che la prima è contenuta nella seconda. In altri termini, quando si pratica la meditazione in un certo senso si pratica anche la mindfulness, poiché la meditazione è composta da diversi momenti di consapevolezza di sé, vissuti attraverso la percezione del proprio corpo nello spazio e nel tempo. Sembrano concetti difficili o astratti ma, non temere, sono più semplici di quanto sembri e soprattutto sono facili da mettere in pratica. Immagina di avere mal di testa: in questa situazione la tua percezione di quella parte del corpo è ben evidente, dato che c’è un dolore più o meno insistente a ricordartela. In quel momento non molto piacevole stai percependo la tua testa in maniera passiva: ti duole e il tuo cervello sta registrando il dolore.

La mindfulness – che potremmo semplificare con “percezione del proprio sé” – è invece uno stato di percezione attiva. Per essere tale insomma la tua mente deve fare un piccolo sforzo, cioè deve accorgersi di qualcosa. Non è un caso che uno degli esercizi di mindfulness più diffusi sia il cosiddetto “Body scan”, che consiste nel passare in rassegna ogni parte del tuo corpo percependone lo stato e senza darne un giudizio: quello che devi fare è solo ascoltarlo in ogni sua parte e prendere nota delle sensazioni, senza chiederti perché ti fa male un alluce o perché hai fame. Ascolti e basta, perché lo scopo dell’esercizio è “accorgersi”, cioè avere consapevolezza.

Più intensità

Aumentare la percezione della propria fisicità serve a portare la tua attenzione mentale sull’attimo presente per ottimizzare lo sforzo. Perché è importante proprio l’attimo presente? È presto detto: solo in quel preciso istante puoi davvero “sentirti”, cosa che non puoi fare per eventi passati o futuri. Potresti infatti ricordare un dolore di anni fa ma non riusciresti (per fortuna!) a ricreare esattamente la sensazione che provasti. Tantomeno puoi percepire una sensazione trasmessa dal tuo corpo nel futuro: potresti al più immaginarla ma non è la stessa cosa che viverla.

Insomma: puoi percepire il tuo corpo solo nell’attimo presente e, per riuscirci, devi concentrarti su ciò che senti, senza scappare nel passato o nel futuro.

Non prestare attenzione all’attimo presente è come se al box di una scuderia di F1 non leggessero la telemetria dell’auto che sta correndo sul circuito: come potrebbero sapere se sta andando bene o male? La mindfulness è la tua telemetria, o almeno è l’insieme di tutte le sensazioni che possono fornirti buone indicazioni sulla qualità del tuo allenamento. Se non le ascolti, stai sprecando molte utili indicazioni che ti vengono dal corpo: insomma, lo stai ignorando, e non è bello.

Un semplice esercizio

Ed eccoci giunti all’esercizio, che è molto semplice. Mentre corri concentrati sul fatto che stai correndo. “Ma lo so che sto correndo!” Non lo mettiamo in dubbio ma una cosa è rendersene conto con una parte periferica del cervello, un’altra è portare questa constatazione al centro della tua attenzione.

Per riuscirci devi visualizzare il tuo piede che tocca il terreno e sentire come l’impatto si distribuisce dal mesopiede verso la caviglia e come ogni muscolo si tende o si contrae per realizzare il meraviglioso meccanismo a molla che prima assorbe l’urto con il terreno e poi si flette come una catapulta per spingerti in avanti.

Hai identificato il flusso delle forze? Immaginalo come un fluido che risale verso la caviglia e poi verso le ginocchia passando per i polpacci. Senti i polpaccio estendersi per portare questa forza verso l’alto e poi contrarsi per farla ridiscendere verso terra, per preparare lo stacco? Senti come lavorano i muscoli delle cosce bilanciandosi fra estensioni e contrazioni per portare a compimento il movimento delle gambe? Senti come tutto è unito in un perfetto gioco di leve? I muscoli che si estendono sono bilanciati da quelli antagonisti che si contraggono e a coppie poi i ruoli si invertono: atterraggio/stacco, forze trasmesse dal terreno al corpo e l’inverso, dal corpo al terreno.

Basta. È davvero tutto qui: si tratta di rendersi conto davvero di cosa accade al tuo corpo.

I benefici di cui ti renderai subito conto riguardano soprattutto il fatto che, pur concentrandoti su una parte specifica del corpo, percepirai in maniera molto più vivida tutto il resto: non solo il bacino, il busto, le spalle le braccia e il corpo ma anche l’ambiente circostante. Sentirai anche meglio le particolarità della superficie su cui corri: le asperità, la levigatezza, gli ostacoli più minuti.

Stai amplificando i tuoi sensi e ti stai mettendo in ascolto del tuo corpo. Può sembrarti un esercizio banale ma ti permette di essere molto più vigile e attento a ogni segnale che ti manda, oltre al fatto di centrarti meglio nell’attimo presente, che è l’unico davvero reale, nonché quello dove devi esprimere al massimo la tua prestazione.

Ovviamente non devi praticare questo esercizio per tutta la durata dell’allenamento: basta qualche minuto per renderti più sensibile alle percezioni; dopo ti verrà sempre più automatico e lo farai senza neanche più pensarci ma avendo imparato nel frattempo a prestare ascolto a ogni tua fibra.

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