Ricordo la mia prima come fosse ieri. Era la primavera del 2016 ed avevo appena conosciuto quelli che poi sarebbero diventati i miei storici compagni di corsa. In quel periodo la domenica era la giornata della tapasciata. Ogni settimana in un paese sempre diverso, con un nuovo percorso da scoprire e la possibilità di poter scegliere tra più di una distanza. Ci si trovava la mattina e come prima cosa si raccoglievano i pochi euro che servivano per fare l’iscrizione, con o senza riconoscimento che generalmente consisteva in generi alimentari: un pacco di pasta, di riso, una confezione di pelati o una bottiglia di vino. Una volta pronti si poteva iniziare a correre perché la partenza era libera.
Una corsa genuina
Il termine tapasciata ha origine da tappascià una voce dialettale di origine lombarda, come spiega la Treccani. Tapasciare individua uno specifico approccio alla corsa, che non ha niente a che fare con la performance o lo spirito agonistico. Quando si partecipa a una tapasciata si corre per il puro e semplice piacere di correre e portare a termine il percorso, che inizia e finisce sempre nello stesso punto.
A incaricarsi dell’organizzazione sono gruppi e associazioni sportive che si appoggiano alla FIASP, Federazione Italiana Amatori Sport per Tutti. Mi vorrei soffermare sulla sequenza di parole sport-per-tutti. Le tapasciate sono davvero aperte a tutti. Chiunque vi può prendere parte, senza distinzione di età ed esperienza, sia che si voglia correre o camminare. È una delle forme più inclusive di manifestazione sportiva che esista, e lo è per natura, senza sforzarsi di esserlo.
Un’atmosfera unica
Lo scopo è proprio quello di sviluppare e diffondere l’amore per lo sport favorendo la socializzazione tra i partecipanti. L’atmosfera che si respira a una tapasciata è davvero unica e inconfondibile.
Non c’è competizione né alcuna ambizione agonistica tra chi partecipa a una tapasciata: si corre per divertirsi e per il gusto di stare insieme. Mentre si corre si chiacchiera, si suda e ci si ferma ai ristori per bere un té caldo d’inverno e mangiarsi una fetta d’anguria d’estate. Si entra ed esce dai boschi, alternando tratti di asfalto e di sterrato, si costeggiano fiumi e corsi d’acqua, si attraversano cascine e casolari.
Nelle tapasciate vedo l’essenza della corsa, senza filtri di alcun tipo. Dietro questa semplice e grossolana manifestazione c’è tutto quello che rende bello questo sport: gioia, condivisione, amicizia, scoperta, spensieratezza, divertimento. È impossibile non prendersi bene a una tapasciata!
Più tapasciate per tutti
Qualsiasi sia il tuo livello di allenamento partecipare a una tapasciata sarà una buona idea: se sei agli inizi avrai modo di conoscere persone, osservare i comportamenti che regnano nel mondo della corsa (d’altronde ogni “regno” ha i suoi usi e costumi), potrai confrontarti con chi è più esperto e chiedere consigli e suggerimenti su come migliorare. Sarà bellissimo ed esaltante. Io mi sto esaltando solo a scriverne, vedi tu.
Se invece sei già un runner allenato ed esperto, correre una tapasciata ogni tanto ti farà bene: è un allenamento vario e stimolante. Alcuni percorsi prevedono anche un discreto dislivello, come nel caso della Strapagnano che si corre a fine agosto nel cuore della Brianza e della Valle del Curone. Correre su superfici diverse rinforzerà caviglie e muscolatura, ti farai fiato e potrai, per una volta, prenderti un po’ meno sul serio, allentando la tensione e l’ansia da prestazione per goderti una mattinata lontano dalla città, in mezzo alla natura e ad altre persone che sapranno strapparti un sorriso senza alcuna difficoltà :)