“Non serve correre per stare meglio.”
Lo dicono anche quelli che hanno smesso di inseguire tutto – traguardi, performance, approvazioni – e hanno iniziato a cercare il silenzio tra un passo e l’altro. Perché nel rumore di una vita sempre connessa, la camminata è una forma di disconnessione attiva. Non è fuga, non è resa. È una scelta minimalista ma potente, che giorno dopo giorno cambia tutto, a partire dalla tua testa.
Non sto parlando di imprese epiche né di chilometri da vantare: bastano 30 minuti al giorno. Anche spezzati, anche lenti, anche con le cuffie nelle orecchie o un cane che tira da un lato. Camminare è democratico. È gratuito. È per tutti. E funziona.
Camminare cambia la mente (letteralmente)
La neuroscienza ha iniziato a studiare con più attenzione ciò che molti filosofi e poeti hanno sempre saputo: che camminare mette in moto il pensiero, l’umore e la consapevolezza. Uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Psychology (ne trovi un riassunto anche qui) ha dimostrato che il semplice atto del camminare aumenta la creatività divergente (quella che ti fa trovare soluzioni nuove a problemi vecchi).
Ma c’è di più. Camminare riduce la produzione di cortisolo (l’ormone dello stress), migliora l’umore aumentando i livelli di serotonina e dopamina, e attiva l’ippocampo, una regione del cervello collegata alla memoria e all’apprendimento. È come se, camminando, dessimo al cervello la possibilità di respirare.
E funziona anche nei giorni no. Anzi, funziona soprattutto nei giorni no.
Perché bastano 30 minuti
La chiave non è la distanza. È la regolarità. Una camminata quotidiana di almeno 30 minuti (anche suddivisa in due o tre momenti da 10-15 minuti) è sufficiente per ottenere benefici tangibili, sia fisici che psicologici. Lo confermano le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che indicano proprio questa soglia come minima per un’attività motoria salutare.
Inoltre, a differenza di altre forme di esercizio, la camminata non richiede tempi di recupero, né piani di allenamento. Può diventare una routine gentile e sostenibile, che si adatta alla tua vita senza forzarla.
Quando e dove camminare per stare meglio
Idealmente? Al mattino presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce è più morbida e la città – o la natura intorno – sembra meno impaziente. Ma la verità è che ogni momento è quello giusto. Anche una passeggiata dopo pranzo può favorire la digestione e schiarire la mente, specialmente nei giorni di lavoro sedentario.
E il dove conta? Sì, ma non come pensi. Camminare in un parco, vicino all’acqua o in mezzo agli alberi amplifica i benefici grazie al contatto con la natura (la cosiddetta green exposure), ma anche percorrere strade familiari può diventare un piccolo rituale di consapevolezza. L’importante è essere presenti.
Camminare consapevolmente: una tecnica semplice
Il mindful walking non è una moda, è una pratica antica. E non serve saper meditare per farlo. Basta camminare con attenzione. Ecco come:
- Senti il contatto dei piedi col terreno, passo dopo passo.
- Respira in modo naturale, portando l’attenzione al ritmo del respiro.
- Nota quello che ti circonda, senza giudicare. Colori, suoni, odori.
- Torna a te, ogni volta che la mente scappa. Succede. Va bene così.
Puoi farlo in silenzio o con una musica che ti accompagna, ma il punto è uno: rendere il cammino un atto intenzionale. Non solo uno spostamento, ma un’esperienza.
Una forma di cura quotidiana
Camminare ogni giorno è come scrivere una piccola lettera alla tua mente. Un promemoria che le cose cambiano. Che puoi fermarti, respirare, e poi andare avanti. Non serve una meta precisa, né un motivo nobile. A volte cammini solo per tornare a casa con un’idea in più o un peso in meno.
E in fondo, anche la mente è un muscolo. E come tutti i muscoli, ha bisogno di movimento. Ma non sempre di scatti, di sprint o di salti. A volte le serve solo un passo alla volta, ripetuto ogni giorno. Per ricordarsi che il benessere, spesso, inizia dalle cose più semplici.
In fondo, come dico alla fine di ogni episodio de Il Lungo: ogni passo, anche il più piccolo, conta.



Concordo. È un momento di connessione con il proprio io. Nel mio caso è anche un modo per “leggere”: ascolto audiolibri mentre cammino, sempre mantenendo un passo regolare e allegro. L’ascolto di audiolibri mi consente di camminare più a lungo, anche 1 ora e mezza/duo ore!