Buon Natale, runner: quella strana voglia di uscire a correre mentre tutti scartano regali

Mentre tutti scartano regali, tu guardi le scarpe da running. Non è pazzia, né ossessione per la linea: è il bisogno fisiologico di silenzio in un giorno di caos gioioso. Esci, corri, respira. Tornerai migliore

Il desiderio di correre a Natale non è una fuga dai parenti, ma il bisogno di un silenzio tutto tuo tra un regalo e l’altro.

  • A Natale la casa è un sovraccarico sensoriale: luci, voci, carte regalo e profumo di cibo ovunque.
  • La voglia di correre non nasce dal desiderio di bruciare calorie, ma dalla necessità di ritrovare il silenzio.
  • Le strade il 25 dicembre sono luoghi surreali e deserti, perfetti per riappropriarsi della città.
  • Non serve un allenamento vero: bastano pochi minuti per resettare il cervello e tornare più gentili.
  • Uscire a correre è un modo per ricordarsi chi sei anche quando non indossi le scarpe da running.
  • Il miglior regalo che puoi farti è concederti questo spazio personale senza sensi di colpa.

La tregua armata tra il divano e le scarpe

Sei al pranzo di Natale. Intorno a te il campo di battaglia è disseminato di carta da regalo appallottolata che nessuno ha avuto il cuore di buttare via subito, perché “magari serve per l’anno prossimo”. C’è un odore denso, quasi solido, che è un mix tra arrosto, canditi, mandarini e quel profumo dolciastro e stucchevole delle candele alla vaniglia che qualcuno accende sempre con troppo entusiasmo.

Il rumore di fondo è costante. È un brusio fatto di parenti che chiedono se ti sei fidanzato, se hai trovato lavoro, se hai intenzione di mangiare anche quella fetta di pandoro o se la lasci allo zio che ha il diabete ma “a Natale si può”.
E tu sorridi. Annuisci. Sei presente. Ma con la coda dell’occhio le hai viste. Sono lì, nell’ingresso, magari un po’ nascoste sotto il cappotto pesante della nonna. Le tue scarpe da running.

Sembrano fuori posto, come un’astronave parcheggiata in un presepe napoletano del Settecento. Eppure, in mezzo a tutto quel calore domestico che dovrebbe farti sentire al sicuro e protetto, senti salire una voglia irrazionale, quasi fastidiosa.
La voglia di uscire al freddo. La voglia di scappare. Non dalla tua famiglia, per carità. Ma da tutto questo “troppo”.

Perché ti viene voglia proprio oggi

Razionalmente non ha senso. Sei un runner, d’accordo, ma sei anche un essere umano dotato (si spera) di spirito di conservazione. Fuori fa freddo, probabilmente piove o c’è quella nebbia bassa che ti entra nelle ossa. Dentro c’è il riscaldamento a palla e c’è il cibo. L’equazione dovrebbe risolversi facilmente a favore del divano.

Invece no.
Ti viene voglia oggi perché il Natale, per quanto bello, è un’invasione di campo. È un momento in cui i confini del tuo spazio personale vengono costantemente, affettuosamente violati. Ti viene voglia perché il runner che è in te non si spegne con un interruttore solo perché il calendario segna il 25 dicembre in rosso.

Non è la paura delle calorie. Toglietelo dalla testa. Se esci a correre pensando di “smaltire” il pranzo di Natale, hai già perso in partenza: la matematica del metabolismo non funziona così e il senso di colpa è il peggior integratore sportivo esistente.
È una questione di identità. Correre è il modo in cui metti in ordine i pensieri, è la tua sintassi mentale. E in una giornata in cui tutto è disordine, caos gioioso e sovrapposizione di voci, le tue gambe chiedono semplicemente di rimettere un po’ di punteggiatura nel discorso.

Il patto: 15 minuti e torni “meglio”

Qui serve strategia. Non puoi annunciare: “Vado a fare un lungo di 20 chilometri”, a meno che tu non voglia passare per l’asociale della famiglia o scatenare una crisi diplomatica con chi ha cucinato per tre giorni.
Il segreto è il minimalismo. È il patto dei quindici minuti.

È un’uscita furtiva. Ti cambi in bagno velocemente, senza fare troppo rumore con le cerniere tecniche. Esci quasi in punta di piedi.
E poi, il miracolo.
La città a Natale è un luogo che non esiste durante il resto dell’anno. È post-apocalittica nel senso più dolce del termine. Non ci sono macchine. Non ci sono clacson. I semafori scattano per nessuno. C’è un silenzio così profondo che puoi sentire il rumore delle tue scarpe sull’asfalto e il tuo respiro che si condensa nell’aria gelida.

Non guardare l’orologio. Non guardare il passo. Chissenefrega della zona 2 o della soglia anaerobica. Oggi non ti stai allenando, ti stai curando. Stai prendendo una boccata d’aria per il cervello.
Corri piano. Guardati intorno. Goditi il privilegio di essere l’unico (o quasi) a possedere le strade. Incrocerai forse un altro runner: vi guarderete e vi farete un cenno, un sorriso complice. Siete parte della stessa, strana setta segreta. Quelli che sanno che per stare bene dentro, bisogna stare un po’ fuori.

Buon Natale, davvero

Quando rientri, succede qualcosa di magico. Il freddo che ti è rimasto addosso si scioglie appena varchi la soglia, e quel calore che prima ti soffocava ora ti accoglie come un abbraccio.
Sei stanco nel modo giusto. Hai le guance rosse per l’aria gelida e non per l’imbarazzo delle domande scomode.

Hai fatto una cosa solo per te. In una giornata dedicata agli altri, ai regali per gli altri, alle attenzioni per gli altri, ti sei regalato venti minuti di te stesso.
Adesso puoi sederti sul divano. Adesso puoi mangiare quella fetta di panettone senza pensarci. Adesso puoi sorridere alla zia che ti chiede quando ti sposi, e magari risponderle con una battuta invece che con un grugnito.

Perché correre non serve a scappare dalla vita o dalle feste. Serve a tornarci dentro con più pazienza, più fame e più cuore.
Buon Natale, runner. Vai, se devi andare. Noi ti aspettiamo qui.

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