La mattina di Natale: perché uscire a correre nel silenzio della città è il regalo più bello

Mentre tutti scartano regali, tu allacci le scarpe. La corsa di Natale non è un allenamento, è un'esperienza mistica fatta di silenzio, città deserte e sguardi d'intesa con gli altri runner. Il miglior regalo che puoi farti

Mentre il mondo scarta pacchetti, tu ti regali il silenzio di una città addormentata: la corsa di Natale è il segreto meglio custodito dei runner.

  • La mattina di Natale offre un silenzio irreale e prezioso, un’atmosfera sospesa che non troverai in nessun altro giorno dell’anno.
  • Uscire a correre mentre tutti dormono ti fa sentire padrone della città, trasformando strade familiari in scenari nuovi e magici
  • Non serve guardare il cronometro: questa è una corsa per l’anima, fatta per respirare l’aria frizzante e godersi il momento.
  • Incrociare un altro runner crea una complicità immediata: basta un cenno o un sussurro per condividere l’appartenenza alla stessa tribù.
  • Il rientro a casa, con le guance rosse e il corpo attivo, è il miglior preparativo per affrontare il caos festoso del pranzo.
  • Il vero regalo non è sotto l’albero, ma è il tempo che dedichi a te stesso prima che la giornata inizi davvero.

C’è un solo momento dell’anno in cui la città è tutta per te: l’alba di Natale

Mentre in cucina si iniziano i preparativi per il pranzo e i bambini (o gli adulti che non hanno mai smesso di esserlo) guardano con desiderio i pacchetti colorati, tu stai facendo quella cosa lì. Ti stai vestendo.
Non stai indossando il maglione con le renne, quello che prude un po’ sul collo ma fa atmosfera. Stai mettendo i leggings, la termica, le scarpe.

Uscire a correre la mattina di Natale è un atto di libertà. È un modo per dire al mondo che sì, le feste sono bellissime, i parenti sono (quasi sempre) una gioia e il cibo sarà delizioso, ma prima c’è bisogno di mettere ordine. C’è bisogno di quella parentesi quadra che racchiude tutto il resto.
Quando chiudi la porta di casa alle tue spalle, il primo impatto non è il freddo. È l’assenza. Il mondo, per una volta, ha smesso di girare vorticosamente. È tutto fermo. E quella immobilità è il tuo parco giochi.

Il silenzio, le luci spente, l’aria fredda: la magia della Christmas Run

Hai presente la tua solita strada? Quella dove devi schivare l’auto in doppia fila, il furgone del corriere, il pedone distratto dallo smartphone? Dimenticala. La mattina del 25 dicembre la città è un set cinematografico abbandonato, e tu sei l’unico attore protagonista.

C’è una qualità del silenzio che è specifica di questa mattina. Non è il silenzio della notte fonda, che a volte può essere inquietante. È un silenzio di attesa, carico di elettricità statica e aspettative. Le serrande dei negozi sono abbassate, le insegne spente, ma le luminarie natalizie spesso sono ancora accese, pallide nella luce dell’alba, a ricordarti che è un giorno di festa.

L’aria sembra più pulita, più tagliente. Sarà suggestione, certo, o forse è solo che mancano i tubi di scappamento di migliaia di pendolari. Respiri a pieni polmoni e il vapore che esce dalla bocca è l’unica nuvola in vista. In questo contesto, il concetto di “allenamento” perde senso. Non sei lì per fare le ripetute, non sei lì per controllare il passo al chilometro. Sei lì per esserci. Per stampare le tue orme su un asfalto che oggi sembra vergine. È una forma di meditazione dinamica: un piede davanti all’altro per celebrare il fatto di poterlo fare.

Quell’occhiata d’intesa con gli altri pochi pazzi in giro

Poi succede. In lontananza vedi una sagoma. Un altro puntino colorato in questo deserto urbano in scala di grigi. Man mano che vi avvicinate, riconosci la postura, il ritmo, forse persino il modello delle scarpe.
Non vi conoscete. Probabilmente nella vita di tutti i giorni non vi sareste nemmeno notati, persi nella folla o chiusi nei vostri pensieri. Ma oggi è diverso.

Incrociare un altro runner la mattina di Natale è come incontrare un connazionale in un paese lontanissimo. Scatta immediata quella solidarietà di chi condivide un segreto. Vi guardate e sapete esattamente cosa sta pensando l’altro: “Sì, anche tu sei scappato. Sì, anche tu hai bisogno di questo. Sì, siamo fortunati”.
Non serve fermarsi, non servono grandi discorsi. Basta un cenno del capo, un sorriso appena accennato, a volte un “Buon Natale” sussurrato tra un respiro e l’altro. È un momento di connessione umana purissima, priva di filtri sociali. Siete solo due esseri umani che corrono mentre il resto del mondo scarta regali. Siete la tribù che presidia il forte mentre gli altri dormono.

Tornare a casa con le guance rosse e il cuore pieno, pronti per la festa

Il rientro dalla corsa di Natale ha un sapore liturgico. Quando infili la chiave nella toppa, sai che la magia sta per finire e la realtà sta per ricominciare, ma tu sei diverso da come sei uscito.
Hai le guance rosse per il freddo, il corpo che vibra di quell’energia buona che solo l’attività fisica sa dare, e una fame atavica che renderà quel panettone (o quel pandoro, non apriamo dibattiti adesso) ancora più buono.

La doccia calda dopo la corsa di Natale è, senza mezzi termini, uno dei piaceri della vita. Lavi via il freddo, lavi via la fatica, e ti prepari a ritornare in società, per così dire. Ma la differenza è che ora sei pronto. Quell’ora d’aria ti ha dato la pazienza per affrontare le domande della zia, l’allegria per giocare con i nipoti, la capienza gastrica per onorare le lasagne.
Hai creato spazio. Spazio mentale e spazio fisico.

Il regalo migliore non è sotto l’albero, è nelle tue scarpe

Alla fine, la verità è che non lo fai per smaltire in anticipo le calorie (anche se è una scusa comoda da raccontare ai non-runner). Lo fai perché correre la mattina di Natale è il regalo che fai a te stesso.
In un periodo dell’anno dedicato quasi interamente al dare — dare regali, dare tempo, dare attenzioni — prendersi un’ora solo per sé è un atto di necessario egoismo o, meglio, di autoconservazione.

Il regalo non è il nuovo paio di scarpe o l’orologio GPS che forse hai trovato sotto l’albero. Il regalo è l’uso che ne fai. È la libertà di poter uscire quando vuoi, la salute che ti permette di farlo, la testa che si libera dai pensieri.
Quindi, se sei indeciso, se il letto è caldo e fuori sembra gelido: vai.
Esci.
Fosse anche solo per cinque chilometri, fosse anche solo per mezz’ora.
La città ti sta aspettando, bellissima e silenziosa, impacchettata apposta per te. Buon Natale.

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1 commento

  1. Lo farò senz’altro, ma non al mattino presto, ho animali da seguire. Ma mentre gli altri vanno a pranzo, io mi rilasso correndo. 😊

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