La narrativa comune sembra dire che solo chi è disposto a soffrire, può ottenere risultati. Tendiamo ad associare l’allenamento al concetto di sacrificio, rigida disciplina e sofferenza. Come se solo chi si sveglia all’alba e si ammazza di fatica, possa essere definito un’atleta.
Ma se ti dicessi che la vera chiave del rendimento a lungo termine è il divertimento?
Non si tratta di un’idea romantica, ma di un fatto scientifico. Divertirsi non è un premio di consolazione, non è qualcosa che “se c’è, meglio”, ma una strategia fondamentale per crescere, migliorare e restare in gioco. Il tuo cervello e il tuo corpo, te ne saranno grati.
Cosa succede al nostro cervello quando ci divertiamo?
Quando viviamo momenti di piacere durante l’attività fisica, il cervello rilascia dopamina, endorfine e serotonina.
La dopamina non solo ci fa sentire bene, ma rafforza anche le connessioni neurali associate a quell’esperienza. Le endorfine riducono la percezione del dolore e ci rendono più resistenti, mentre la serotonina ci aiuta a mantenere la costanza e riduce l’ansia. Se poi ti alleni e ti diverti in gruppo, liberi anche ossitocina, che nutre il senso di appartenenza ed è uno dei più potenti carburanti per il benessere e la motivazione.
Tutti questi neurotrasmettitori non solo migliorano il tuo umore, ma potenziano anche la tua memoria, la tua creatività, la tua capacità decisionale e il tuo apprendimento. In pratica, allenarsi divertendosi crea un circolo virtuoso: il cervello memorizza quell’esperienza come positiva, rendendoti più motivato a ripeterla.
Dunque, se ti diverti mentre ti alleni, il tuo cervello impara meglio e il tuo corpo performa meglio.
Cosa ci rende sereni e costanti?
La Teoria dell’Autodeterminazione (Self-Determination Theory, SDT) con cui Edward Deci e Richard Ryan spiegano cosa motivi davvero le persone a comportarsi in modo persistente, efficace e soddisfacente anche in assenza di ricompense esterne, individua tre bisogni psicologici fondamentali:
- Autonomia: sentire di avere il controllo sulle proprie scelte sportive
- Competenza: percepire miglioramento e crescita personale
- Connessione: sentirsi parte di un gruppo o di una comunità
La teoria mostra che quando vengono soddisfatti questi tre bisogni psicologici fondamentali, le persone sono più motivate, più resilienti e più felici.
Divertirsi sostiene lo sforzo e il rendimento a lungo termine
Cosa c’entra la Teoria dell’Autodeterminazione con le prestazioni? Se ti alleni divertendoti, il tuo cervello percepirà di fare qualcosa che tu desideri fare, a prescindere da spinte esterne, facendoti sentire libero di agire per tua propria volontà. Divertendoti, inoltre, libererai sostanze che ridurranno i tuoi livelli di ansia, permettendoti di sperimentare fluidità e controllo, aumentando così il tuo senso di competenza.
Non è la disciplina e l’abnegazione che fanno crescere il tuo coinvolgimento, al contrario è proprio quando trovi piacere nell’allenarti che il tuo impegno cresce, il tuo senso di disciplina si rafforza.
In fondo, poter fare qualcosa che ci fa stare bene, dovrebbe essere percepito come un privilegio e non come un sacrificio. Assumere un’attitudine di gratitudine, essere consapevoli che stiamo facendo qualcosa per noi stessi, che ci stiamo prendendo il nostro tempo e ad avere uno sguardo divertito verso cio’ che facciamo, ci fa guardare con gioia anche a quello che da fuori potrebbe essere percepito come un sacrificio (come l’eventualità di doversi svegliare all’alba).
Il divertimento alimenta la motivazione intrinseca: quella forza che ti spinge a fare qualcosa, perché ti piace davvero farlo con la conseguenza che sarai più costante, recupererai più velocemente, migliorerai la capacità di apprendere nuove abilità e gestirai molto meglio lo stress.
Non si tratta solo di sentirsi bene: il divertimento costruisce atleti più forti e più longevi.
Il vero obiettivo non è diventare il più sofferente, né il più disciplinato a tutti i costi. Il vero obiettivo è essere il più coinvolto e il più felice di essere lì.
Perché divertirsi non è un premio, è il carburante.
Laura Burzi




