Ci sono corse in cui la mente vaga e il corpo la segue, come nei miei amati lunghi collinari, dove pensieri e passi si intrecciano con naturalezza. Altre volte, come in pista durante le ripetute, ogni gesto richiede totale presenza e tutta la mia attenzione deve essere focalizzata sul gesto.
In entrambi i casi sto correndo, ma la mia testa dov’è?
“Essere concentrati” va oltre il “non distrarsi”
Attenzione e concentrazione sono due forze invisibili che tengono insieme corpo e mente.
Nella corsa, sono spesso sottovalutate, ma sono quelle che decidono se resti ancorato a ciò che stai facendo o se ti perdi tra pensieri e stimoli. Non sono roba da atleti olimpici, riguardano chiunque corra, a qualsiasi livello.
Tendiamo a ridurre la concentrazione al concetto scolastico di “stare attenti”, ma è molto di più.
Concentrarsi significa dirigere attivamente l’attenzione, scegliere su cosa focalizzarsi e cosa ignorare, in base alla situazione.
Correre non è solo mettere un piede davanti all’altro: è ascoltare il corpo, leggere l’ambiente, gestire il ritmo, dialogare con se stessi.
Attenzione, concentrazione
La differenza chiave tra attenzione e concentrazione sta nell’intenzionalità: mentre l’attenzione può essere spontanea e reattiva, la concentrazione è un atto volontario, orientato verso un obiettivo specifico. Richiede il coinvolgimento attivo del sistema nervoso centrale, per filtrare ciò che conta e ignorare il resto.
Concentrarsi, richiede impegno, controllo, consapevolezza. Si tratta di orientare tutte le risorse cognitive verso uno scopo preciso. Quando sei concentrato, ogni parte di te lavora in sinergia: percezioni, emozioni, volontà.
Nella pratica, la concentrazione si muove su due fronti: da un lato gli stimoli interni (pensieri, emozioni, sensazioni corporee), dall’altro gli obiettivi esterni che vogliamo raggiungere.
Gestirli entrambi è il cuore del gioco.
La concentrazione è un atto di scelta: dire sì a ciò che conta e no a tutto il resto.
Gli stili attentivi: una mappa per la mente che corre
Robert Nideffer, psicologo statunitense specializzato in psicologia dello sport, ha sviluppato il modello degli stili attentivi, che descrive come gli atleti modulano la loro attenzione in base a due assi: ampiezza (ampio o ristretto) e direzione (interna o esterna).
Ecco quali sono e come si usano nella corsa:
- Esterno Ampio
Serve per cogliere l’ambiente nella sua totalità: il percorso, gli altri runner, eventuali ostacoli. - Esterno Ristretto
Qui l’attenzione si concentra su un solo stimolo esterno: a esempio, il piede che si appoggia sul terreno sconnesso, il cronometro, il runner davanti a te che stai cercando di raggiungere. - Interno Ampio
Ti chiedi come stai, quanto manca, se rallentare o accelerare. È lo spazio del pensiero strategico e dell’ascolto del corpo ed è utile nei momenti in cui serve una valutazione complessiva del tuo stato fisico ed emozionale. - Interno Ristretto
Qui l’attenzione si focalizza su un dettaglio interno: il respiro, una sensazione fisica, un mantra mentale. È il tipo di focus che può aiutarti a sopportare la fatica, o a rientrare in te stesso.
Ognuno di noi ha il suo stile attentivo predominante, ma durante una corsa ci muoviamo continuamente tra questi stili, spesso senza accorgercene. Capire questi meccanismi ti aiuta a non subirli e ad usarli consapevolmente.
Se sai dove mettere la testa, spesso riesci anche a portare il corpo dove vuoi tu.
Come si allena la concentrazione nella corsa
Come ogni abilità mentale, anche la concentrazione può essere allenata con metodo e continuità. Ecco alcune strategie semplici, ma efficaci:
- Focalizzati sul respiro. È uno dei modi più immediati per “rientrare” nel corpo e nel momento presente.
- Scegli un punto di attenzione. Durante l’allenamento, prova a portare consapevolmente l’attenzione su una sensazione (la spinta, il contatto col terreno, la postura) e mantienila per alcuni minuti.
- Allena l’alternanza. In un’uscita lunga, prova a spostare volontariamente l’attenzione tra esterno e interno, tra ampio e ristretto. È un esercizio mentale interessante e ti aiuterà a controllare la direzione del tuo focus.
- Riduci i rumori mentali. Se ti accorgi che i pensieri diventano eccessivi o distraenti, prova a etichettarli (“sto pensando a…”) e torna al momento presente.
Come ricorda Daniel Goleman nel suo libro Focus, “i distrattori più potenti sono le emozioni”. Se non le riconosci, ti trascinano via, ma se impari a notarle, puoi anche scegliere di restare lì dove serve: dentro il tuo compito.
I rituali che aiutano a focalizzarsi
Oltre ad allenare la concentrazione, molti atleti usano rituali attentivi per prepararsi nei momenti cruciali.
Un caso celebre è quello di Rafael Nadal, che prima di servire ripete sempre la stessa sequenza: sistema la maglietta sulle spalle, si tocca il naso, sposta i capelli dietro le orecchie (prima sinistra, poi destra), si ritocca il naso e infine si “aggiusta i pantaloncini”.
Ci sarà sicuramente il fattore scaramanzia o ossessione, ma nella pratica non è altro che un rituale attentivo. Serve a creare un punto fermo mentale e a entrare nel gesto.
Anche io ho il mio rituale prima delle gare: mi isolo con la musica e faccio azioni ripetitive, come salire e scendere da uno scalino. Mi serve per “entrare nella mia bolla”, dove posso regolare l’attenzione e ridurre i rumori, dentro e fuori.
Dove sei, mentre corri?
Allenare la concentrazione non serve solo a correre meglio, ma anche a imparare meglio e vivere meglio.
Quando sei focalizzato, il cervello organizza le informazioni in modo più efficace, costruisce connessioni più solide e lega ogni stimolo a un obiettivo chiaro. Se invece sei distratto, i circuiti neurali vanno in ordine sparso, inseguendo stimoli scollegati dal tuo intento.
Conoscere e allenare i propri stili attentivi può fare la differenza, non solo in gara, ma nella qualità delle sensazioni che vivi mentre corri.
Quindi metti giù il telefono, alza gli occhi e scegli dove mettere l’attenzione.
Anche adesso.
Laura Burzi