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Fashion Running: come le scarpe da trail sono finite sulle passerelle di moda (Gorpcore)

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Le tue scarpe infangate sono diventate l’accessorio più desiderato dagli stilisti: ecco perché il gorpcore ha trasformato il fango in oro.

  • Il confine tra abbigliamento tecnico e alta moda è crollato: le scarpe da trail sono le nuove protagoniste dello street style urbano.
  • Si chiama gorpcore, ed è la tendenza di indossare capi pensati per gli sport outdoor in contesti quotidiani e cittadini.
  • Brand come Salomon e Hoka hanno superato i confini dello sport per diventare icone di design, e sono indossati da celebrità che non corrono.
  • Alla base del fenomeno c’è la ricerca della comodità assoluta unita a un desiderio estetico di connessione con la natura.La performance è diventata un valore sociale: sembrare pronti a scalare l’Everest è uno status symbol, anche se si va solo in ufficio.
  • Non serve essere gelosi: se la moda ama le tue scarpe, significa che il running ha vinto la sua battaglia culturale.

Immagina la scena. Sei a un aperitivo, magari in centro a Milano o in una qualsiasi zona pedonale dove il tasso di stile per metro quadro supera la media nazionale.

Hai appena finito una lunga, faticosa e bellissima sessione di trail running. Hai le gambe che chiedono pietà, quel piacevole senso di stanchezza che ti avvolge e, soprattutto, hai ai piedi le tue scarpe da battaglia. Quelle che hanno visto fango, rocce, radici e pozzanghere di dubbia profondità. Ti senti un po’ fuori luogo, un alieno sudato in un mondo di lino e mocassini.

Poi ti guardi intorno e noti una cosa strana. Quella ragazza con la borsa che costa come la tua auto indossa un paio di Salomon dell’ultima collezione. Quel ragazzo con il completo sartoriale oversize ha ai piedi delle Hoka che sembrano astronavi. Sono immacolate, certo, ma sono quelle scarpe. Le stesse che tu usi per distruggerti i quadricipiti sui sentieri.
Benvenuto nel mondo del gorpcore, dove la tua attrezzatura tecnica è diventata l’oggetto del desiderio dell’alta moda.

Dalla cima del Monte Bianco alla settimana della moda: la strana ascesa (o discesa?) delle scarpe da trail

C’è stato un tempo in cui le scarpe da corsa servivano per correre e le scarpe eleganti erano per, beh, essere eleganti. Era un mondo semplice, ordinato, forse un po’ noioso. Poi qualcosa si è rotto, o meglio, si è fuso. Le barriere sono crollate.
Non è successo in una notte, ma se ci fai caso, l’invasione è stata inesorabile. Quelle scarpe progettate con scolpiture aggressive per aggrapparsi al terreno scivoloso ora vengono utilizzate per aggrapparsi al parquet lucidato di uno showroom o all’asfalto del centro città.

È paradossale, se ci pensi. La tecnologia che tu paghi per garantirti stabilità in discesa a rotta di collo viene acquistata da qualcun altro per la sua pura estetica aggressiva. La “trazione” serve per non scivolare sui gradini della metro, il Gore-Tex per proteggersi dallo spritz versato accidentalmente. Ma è proprio qui che risiede il fascino di questa contaminazione: la funzione che diventa forma pura.

Cos’è il “gorpcore”: vestirsi per sopravvivere all’Everest, ma per andare in ufficio

Per capire cosa sta succedendo, dobbiamo usare una parola che suona come il rumore che fai quando mangi troppe barrette energetiche, se tu fossi un cartone animato: gorpcore. L’acronimo deriva da “Good Ol’ Raisins and Peanuts”, il classico mix di frutta secca che gli ultratrail runner americani sgranocchiano sui sentieri.
In pratica, il gorpcore è l’arte di vestirsi come se dovessi affrontare un’emergenza climatica o una scalata in solitaria, mentre in realtà stai solo andando a comprare il latte o a fatturare in un open space climatizzato.

È l’estetica della preparazione. Indossare gusci impermeabili da tre strati, pile tecnici e scarpe da ultra-trail comunica al mondo un messaggio preciso: “Sono pronto a tutto”. Anche se il “tutto” si riduce a una riunione su Zoom che poteva essere una mail. È un modo per importare la brutalità affascinante della natura nel contesto controllato e pacifico della città.

I brand che hanno fatto il salto: il caso Salomon e Hoka

Se dovessimo individuare i colpevoli – o gli eroi, a seconda dei punti di vista – di questa rivoluzione, dovremmo guardare verso Annecy e la California.
Salomon, in particolare, ha compiuto un capolavoro involontario. Le sue silhouette affusolate, i sistemi di allacciatura rapida (che noi amiamo perché non si slacciano tra i rovi, e la moda ama perché sono “tech”) e i colori audaci hanno conquistato designer e celebrità. Quando vedi Rihanna o Bella Hadid indossare scarpe che fino a ieri vedevi solo ai piedi di ultratrail runner, capisci che il cortocircuito è completo.

E poi c’è Hoka. Un tempo derise per le loro suole massimaliste che sembravano zatteroni ortopedici, oggi sono l’epitome del “brutto che piace”. La moda contemporanea ha abbracciato la “chunky sneaker”, e chi meglio di Hoka poteva interpretare questo ruolo? Quell’ammortizzazione che salva le tue ginocchia dopo 40 chilometri è diventata la nuvola su cui cammina la Generazione Z.

Perché la moda si è innamorata della funzionalità (e della “bruttezza” tecnica)

Perché sta succedendo ora? La risposta è duplice.
Da un lato, c’è la comodità. Una volta che provi a camminare tutto il giorno con una scarpa progettata per l’ultra-endurance, tornare a una scarpa rigida di cuoio è come tornare a dormire sul pavimento dopo aver provato un materasso memory foam. La moda si è arresa all’evidenza: si può essere cool senza soffrire.

Dall’altro lato, c’è il fascino della tecnica come ornamento. In un mondo digitale e impalpabile, l’”hardware” fisico ha un fascino esotico. I ganci metallici, le stringhe in materiale tecnico, le suole Vibram, i tessuti ripstop: non sono più visti solo come strumenti, ma come decorazioni barocche moderne. La complessità costruttiva di una scarpa da trail è diventata il nuovo ricamo. È la celebrazione dell’ingegneria indossabile.

Tu le usi per correre, loro per sfilare. E va bene così

Potresti sentirti infastidito. Potresti pensare che sia un’appropriazione indebita, che queste persone non “meritino” di indossare quella tecnologia perché non sanno cosa significhi avere le unghie nere o il fiato corto su una salita al 20%.
Ma prova a guardarla da un’altra prospettiva.

Il fatto che il running e il trail siano diventati fonti di ispirazione per la cultura di massa è una vittoria. Significa che i valori che incarniamo – la resistenza, il contatto con la natura, il dinamismo – sono considerati aspirazionali.
Quindi, la prossima volta che incroci qualcuno in centro con le tue stesse scarpe, ma perfettamente pulite, non storcere il naso. Sorridi.
Tu sai dove quelle scarpe possono portarti davvero. Loro si fermano all’aperitivo, tu arrivi in cima alla montagna. E in fondo, va benissimo così: almeno siamo tutti comodi.

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