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La “gratitudine corporea”: smetti di odiare le tue gambe e inizia a ringraziarle

  • 4 minute read

Il tuo corpo non è un oggetto da giudicare allo specchio, ma lo strumento straordinario che ti permette di esplorare il mondo: impara a ringraziarlo.

  • Sposta l’attenzione dall’estetica alla funzionalità: non come appari, ma cosa il tuo corpo ti permette di fare.
  • L’autocritica costante è un freno a mano tirato per le tue prestazioni sportive e mentali.
  • La gratitudine corporea non è narcisismo, è riconoscere il lavoro silenzioso dei tuoi muscoli e organi.
  • Pratica l’esercizio della doccia: 2 minuti per toccare e ringraziare le parti del corpo che ti sostengono.
  • Anche l’infortunio o la stanchezza sono messaggi: il corpo sta cercando di proteggerti, non di tradirti.
  • Un approccio gentile ti rende un runner più longevo e felice, riducendo l’ansia da prestazione.

Guardi le tue gambe e vedi difetti. Prova a guardarle e vedere chilometri

C’è un giudice severissimo che vive nel tuo bagno. Non paga l’affitto, occupa spazio e si presenta puntualissimo ogni mattina mentre ti lavi i denti o ti prepari per uscire a correre. È lo specchio. O meglio, è la voce nella tua testa che si attiva quando ti guardi allo specchio.
Ti fissi i polpacci e pensi che siano troppo grossi, o troppo sottili. Guardi la pancia e vedi quel segno che non se ne va nemmeno dopo mesi di ripetute. Ti osservi le ginocchia e le trovi nodose.

È un processo automatico, quasi chimico: scansioniamo il nostro corpo alla ricerca dell’errore, del difetto di fabbrica, della deviazione dallo standard patinato che ci hanno venduto. Ma c’è un problema di fondo in questa analisi: stai valutando un’auto da corsa basandoti esclusivamente sulla verniciatura della carrozzeria, ignorando completamente il motore. Quelle gambe che critichi hanno macinato asfalto, hanno retto il tuo peso in salita, ti hanno portato a vedere albe che chi dorme non vedrà mai. Hanno fatto qualcosa di magnifico.

Estetica vs funzione: il cambio di prospettiva che ti rende libero

Viviamo in una cultura visiva, dove l’immagine è valuta di scambio. Tuttavia, nella corsa – e nello sport in generale – l’estetica è il parametro meno interessante. La vera rivoluzione avviene quando smetti di chiederti “Come sembro?” e inizi a chiederti “Cosa posso fare?”.

Questo è il passaggio dal valore estetico al valore funzionale. Quando inizi a vedere il tuo corpo come uno strumento e non come un ornamento, la vergogna lascia il posto al rispetto. Le cosce non sono più “troppo grandi”, ma sono “potenti abbastanza da portarmi in cima a quella collina”. Le braccia non sono “flaccide”, sono il bilanciere che ti dà ritmo quando le gambe non ne hanno più.
È un cambio di paradigma che ti libera. Non devi essere bello per correre. Devi essere funzionale. E la buona notizia è che il tuo corpo, nella sua imperfetta unicità, è una macchina di ingegneria biologica straordinaria.

Cos’è la “gratitudine corporea” e perché ti fa correre più leggero

La gratitudine corporea (o Body Gratitude) non è quella positività tossica che ti impone di urlare “sono bellissimo” se non ci credi. È qualcosa di molto più pragmatico e terrestre. È la pratica di riconoscere il lavoro che il tuo corpo svolge per te, incessantemente, senza chiedere niente in cambio.

Quando corri portandoti dietro il peso del giudizio per te stesso, è come correre con uno zaino pieno di sassi. La tensione mentale si trasforma in tensione muscolare. Le spalle si alzano, il respiro si accorcia, l’efficienza cala.
Praticare la gratitudine significa alleggerire quel carico. Significa dire al tuo corpo: “Lo so che stiamo facendo fatica, ma grazie perché stai tenendo botta”. Correre con un atteggiamento di alleanza verso se stessi, invece che di guerra, cambia la percezione della fatica. La rende accettabile, a volte persino dolce.

L’esercizio della doccia: 2 minuti per fare pace con il tuo corpo

La teoria è bella, ma la pratica è meglio. Ti proponiamo un esercizio di mindfulness semplicissimo, da fare quando sei più vulnerabile e nudo (letteralmente): sotto la doccia, dopo l’allenamento.
Non serve incenso, non serve musica new age.
Mentre ti insaponi o passi la spugna, dedica due minuti a concentrarti sulla parte del corpo che stai toccando, ma con un’intenzione diversa dal solito lavaggio distratto.

Quando passi sulle gambe, pensa ai passi che hanno fatto. Dì mentalmente (o a voce alta, se non ti sente nessuno): “Grazie per avermi sostenuto oggi”.
Quando passi sul petto, senti il cuore che sta tornando al ritmo normale e ringrazialo per aver pompato sangue come un matto quando eri sotto sforzo.
Ringrazia i polmoni per l’ossigeno. Ringrazia i piedi, poveretti, che sono i più maltrattati di tutti.
Sembra banale? Forse. Ma ristabilire un contatto fisico gentile con te stesso invia un segnale potentissimo al cervello: io mi prendo cura di me, io apprezzo questo veicolo.

Ringrazia il tuo corpo anche quando è stanco (o infortunato): sta facendo del suo meglio

È facile essere grati quando si fa il personal best. È molto più difficile, ma decisamente più utile, esserlo quando le cose vanno male. Quando arriva l’infortunio, la prima reazione è la rabbia: “Corpo traditore, mi hai abbandonato”.
Ma il dolore non è un tradimento; è un segnale di stop. È il tuo corpo che ti dice: “Ehi, ho bisogno di ripararmi per poter correre ancora a lungo”.

Ringrazialo anche in quel caso. Ringrazialo per il segnale d’allarme che ti ha impedito di romperti del tutto. La guarigione richiede pazienza e gentilezza, non rabbia. Trattare il tuo corpo come un alleato prezioso, specialmente quando è in difficoltà, è l’investimento più grande che puoi fare per la tua carriera di runner. Non sei una macchina usa e getta.

 

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