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Si dice che la prima cosa che molti pensano dopo avere finito una maratona sia “Mai più”. Si dice anche che quello che pensano subito dopo sia “Quando la prossima?”.
Facile amare la corsa al primo chilometro. Facile odiarla al trentesimo. Come succede con molte altre cose. Relazioni, impegni, passioni professionali.
All’inizio è tutto leggero, pieno di entusiasmo, senza fatica. Facile innamorarsene. Poi arrivano le prime salite, la stanchezza, gli errori. E ti chiedi: “Ma chi me l’ha fatto fare?” Con il tempo, però, impari ad apprezzare anche quei momenti. A vedere le ammaccature come parte del viaggio.
Promemoria della fatica fatta, o lezioni per non sbagliare di nuovo. Come il giorno dopo una gara, quando scendere le scale diventa un’impresa. Segno di uno sforzo a cui non eri abituato, o per cui non ti eri allenato abbastanza. Atleti, appassionati, amatori: tutti ci sono passati almeno una volta.
Come raccontano queste immagini della London Marathon, o lo spot girato da Nike qualche mese fa, dedicato al “day after”.
Non si ama davvero la corsa, se non si arriva anche a odiarla un po’.
Come succede con le cose che contano davvero. A volte ti verrà da pensare: mai più. A volte ti sembrerà di raccogliere più delusioni che soddisfazioni. Ma se quella cosa ti fa sentire vivo, tornerai a farla. Se quella persona ti fa stare bene, tornerai a cercarla.
E se correre ti fa stare bene, tornerai a iscriverti a una nuova gara. Purtroppo, diranno i tuoi familiari.
