Nelle ultime settimane mi sono sentita sopraffatta. Viaggi continui, ritmi sballati e cambiamenti da affrontare. Un vortice di emozioni, parole, abbracci, stimoli.
Mentre cercavo un equilibrio tra il piacere e l’esaurimento, mi è tornato in mente un libro che ho letto qualche mese fa: The Upside of Stress (titolo italiano: Il lato positivo dello stress). L’autrice, Kelly McGonigal, psicologa della salute e docente presso la Stanford University, propone una visione innovativa e controcorrente rispetto alla narrazione comune sullo stress. Invece di considerarlo esclusivamente come un nemico da eliminare, sostiene che il modo in cui pensiamo lo stress possa cambiarne gli effetti sul nostro corpo e sulla nostra mente.
Ripensando a questo libro, mi è tornato in mente che il modo in cui interpretiamo ciò che ci accade, o che stiamo per affrontare, può trasformare l’effetto che ha su di noi.
Quando corri, a esempio, quella fatica che ti stringe il petto o ti fa tremare le gambe è la prova che il tuo corpo è vivo, presente, reattivo e sta rispondendo a una sfida.
La differenza su quali risposte fisiologiche metterà in atto il tuo corpo, sta in cosa ti dici e pensi mentre vivi quelle sensazioni.
Abbiamo frainteso lo stress
Quando parliamo di stress, pensiamo subito al fiato corto, all’ansia, all’agitazione, a quella morsa sul petto che paralizza, ma quei sintomi non sono altro che segnali di ansia, paura, preoccupazione. Lo stress vero, quello originario, è un’altra cosa.
Lo stress è una risposta fisiologica naturale. È il meccanismo che attiva la risposta di “attacco o fuga” che condividiamo con tutti gli animali e che ci ha permesso, per millenni, di sopravvivere.
Senza stress, non ci alzeremmo con la sveglia al mattino, non usciremmo a correre, non affronteremmo sfide. Senza lo stress a darmi l’impulso per “re-agire”, non avrei mai fatto le valigie per trasferirmi all’estero e cambiare vita.
Allora perché cerchiamo così disperatamente di evitarlo?
Eustress vs. distress
Quando lo stress supera una certa soglia o si prolunga senza pause, diventa tossico. Ma in dosi giuste è un carburante prezioso. Ci spinge ad agire, risolvere problemi, essere creativi. Ci fa uscire a correre anche quando fa freddo o è buio.
In psicologia, la faccia buona dello stress si chiama eustress. È l’attivazione fisiologica che ti prepara e ti mette in assetto. Attiva corpo e mente, migliora la concentrazione e stimola la performance. È quello che senti prima di una gara: adrenalina, attenzione, prontezza.
Non ti paralizza. Ti accende.
A differenza del distress, che nasce quando percepiamo qualcosa come una minaccia ingestibile, l’eustress è come una fiammella che tiene acceso il fuoco: quello che ti fa sentire vivo, capace e pronto a dare il meglio
È sempre una questione di equilibrio
Se corri lo sai bene: serve la giusta dose di pressione per dare il meglio.
Troppa e crolli, troppo poca e non vai da nessuna parte.
Allenarsi è un gioco continuo tra carico e recupero, tra stimolo e adattamento. Il corpo migliora proprio in risposta a una sollecitazione. Anche la mente funziona così: si adatta, cresce, si rafforza ogni volta che la metti alla prova.
Il problema non è “avere stress”, ma capire che tipo di stress stiamo vivendo e come lo interpretiamo.
Quando percepisci una situazione come una sfida alla tua portata, lo stress lavora per te. Quando la vivi come una minaccia ingestibile, lo stesso meccanismo diventa un freno.
Come funziona, davvero, lo stress
Ogni volta che affrontiamo una gara, un allenamento difficile o anche solo una giornata pesante, il cervello, in pochi istanti, fa una doppia valutazione:
- Quanto è difficile quello che mi aspetta?
- Ho le risorse per farcela?
Se la richiesta percepita è superiore alle risorse che pensi di avere, scatta il distress.
Se invece ti senti pronto, motivato e competente, quello stesso stress diventa uno strumento.
Non conta solo quanti chilometri hai nelle gambe o quanto sei allenato, conta soprattutto il modo in cui interpreti ciò che ti sta accadendo. Puoi essere in ottima forma fisica, ma se ti senti impreparato o sotto esame, il tuo corpo reagirà come se fossi davvero in pericolo.
Come vivi la fatica, quanta fiducia hai nelle tue capacità, come parli a te stesso durante una salita o nei momenti di crisi, tutto questo può cambiare radicalmente la tua esperienza e la tua performance.
La buona notizia? La nostra risposta a quello che ci accade si può allenare.
Allena la tua risposta allo stress
Invece di combatterlo o ignorarlo, prova a dialogare con lo stress.
- Chiediti: questa situazione è davvero una minaccia o è solo una sfida difficile?
- Coltiva fiducia nelle tue risorse: metterti alla prova è il modo migliore per scoprire che ce la puoi fare.
- Allenati ad ascoltare: cosa ti sta chiedendo, davvero, questa tensione che senti? C’è qualcosa che stai ingigantendo o interpretando in modo più minaccioso di quanto sia? Cosa puoi fare per gestire la situazione?
L’altro giorno, a esempio, mi sono trovata con una lista di cose da fare infinita, incontri che si sovrapponevano e un senso di panico crescente. Invece di sprofondare nell’ansia, mi sono fermata un attimo, ho fatto un respiro profondo e mi sono chiesta: “Qual è la cosa più importante che posso fare ora?” Ho scelto una sola attività, l’ho portata a termine e poi sono passata a quella successiva. Concentrandomi su un passo alla volta, ho trasformato una montagna insormontabile in una serie di compiti gestibili. Lo stress, invece di bloccarmi, è diventato la spinta a trovare chiarezza e agire con efficacia.
Quindi, la prossima volta che senti quella stretta allo stomaco, quei muscoli rigidi o quella irritazione improvvisa, ricordati che come interpreti ciò che accade determina ciò che puoi fare. Non sei in balia dello stress, sei parte attiva nel reinterpretare e trasformare quella pressione in energia.
Laura Burzi