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Il modo più umano di arrivare lontano

  • 4 minute read

“Si quieres llegar hasta el final, debes dejar de pensar en ello” (Se vuoi arrivare fino in fondo, devi smettere di pensarci). È una frase che mi ha detto un giorno un amico che corre Ultra Trail e da allora non l’ho più dimenticata.

Nel cammino verso un obiettivo ambizioso, guardare troppo lontano rischia di schiacciarti, ti toglie energia e ti allontana da quello che conta davvero: il passo che stai facendo adesso.

Quando tutto è da costruire

Ho capito veramente cosa significa “un passo alla volta” quando ho iniziato a preparare la Transgrancanaria Marathon: 47 chilometri con 1600 metri di salita e oltre 2200 metri di discesa, su un terreno tecnico, esposto, assolato, durissimo.
Non avevo mai corso più di 30 chilometri in montagna e guardare all’obiettivo nella sua interezza mi faceva venire il panico. Come avrei potuto arrivare lì? Come avrei potuto sostenere la preparazione necessaria? Come avrei potuto reggere tutti quei chilometri, quelle discese, quel caldo?

In realtà, tutte queste domande erano sbagliate, e proprio durante la mia preparazione – tra alti e bassi, picchi di forma e battute d’arresto – ho capito che il modo migliore per riuscire era smettere di farmi quelle domande.

Mi sono concentrata sul singolo giorno, sul singolo allenamento. Ho smesso di pensare alla gara come a una prova da superare e ho cominciato a viverla come una direzione ed ogni allenamento come un passo che mi ci portava, piano piano.
Ci sono voluti tempo e pazienza, ma ho iniziato a godermi davvero quel processo quando ho cambiato prospettiva.

L’obiettivo è importante, ma non devi guardarlo sempre

Avere un traguardo è fondamentale. È quello che ci motiva, ci sprona a uscire di casa, ad allenarci anche quando non ne abbiamo voglia, ma il paradosso è che più lo guardi da vicino, più rischia di schiacciarti.
Ci saranno giorni in cui lo sentirai troppo lontano, troppo difficile, fuori portata, e allora ti sembrerà di non farcela.

Pensare all’intero mosaico serve a capire con quali pezzi proseguire, ma è solo scomponendolo che potrai incastrare nel posto giusto il tassello che hai in mano oggi.

Per questo, prima di farti scoraggiare dallo sguardo d’insieme su obiettivi troppo ambiziosi, ricorda che ciò che conta è l’allenamento di oggi. Il resto non esiste ancora.

Allenarsi senza ansia da prestazione

Uno degli errori più comuni che ho fatto e che vedo fare, è quello di voler “testare” in ogni allenamento la propria forma. Come se dovessimo verificare ogni settimana se saremo in grado di reggere la distanza, di raggiungere il nostro obiettivo.

La verità, però, è che l’allenamento è una costruzione lenta e costante e non può trasformarsi in un esame quotidiano.
Ci sono giorni buoni e giorni no, momenti in cui ti senti fortissimo e altri in cui ti sembra di essere tornato indietro. Non può essere diversamente, nessun progresso, in ogni ambito della vita, segue processi lineari.
Accettare il processo e viverlo con i suoi alti e bassi, è il modo migliore per arrivare pronti e sereni.

Allenarsi un passo alla volta vuol dire non sprecare energie nell’ansia, ma metterle tutte nel gesto presente e costruire davvero qualcosa che dura.

Transgrancanaria: il giorno in cui ho messo tutto in pratica

Quando sono arrivata al giorno della gara, avevo dentro di me la fiducia di chi sa di aver fatto tutti i passi che era in suo potere fare.

Mi ero data una sola regola: niente eroismi, niente confronti, solo ascolto e presenza.

Sono partita con un ritmo che sapevo di poter tenere e mi sono fermata a tutti i ristori, uscendo con le guance gonfie di pane e Nutella e la Pepsi che mi usciva dal naso. Quando al 34° km ho iniziato l’ultima salita, mi sentivo ancora bene, ho offerto acqua e gel a chi mi stava attorno, incoraggiando tutti con un sorriso. “Vamos, hombre. Queda poco, ya la tenemos”. 
Incoraggiare gli altri, è sempre il miglior modo di incoraggiare anche se stessi.

Poi è arrivato il mostro finale, il terribile Barranco de los Vicentillos, che chiunque corra questa gara conosce bene o impara a conoscere. Una gola di pietre mobili, nessun riparo e il sole che brucia. Dentro a quel barranco non puoi pensare a quanto manca e non puoi immaginare quanto durerà, puoi solo respirare, fare un passo e poi un altro.
L’unica cosa che contava in quel momento, era fidarmi di tutti i tasselli che avevo incastrato per completare quel mosaico. Adesso stavo incastrando l’ultimo pezzo e dovevo solo stare lì, nel presente.

Quando ho tagliato il traguardo, esausta e piangente, sapevo di aver imparato qualcosa di più grande di una strategia di gara. 

Non serve vedere la vetta per salire una montagna

I mesi di preparazione – e la gara stessa – mi avevano insegnato la pazienza, e mi avevano mostrato che non esistono scorciatoie per affrontare un lungo cammino.

Il modo migliore per affrontare una sfida è non cercare di dominarla tutta in una volta.
Smetti di chiederti se ce la farai e inizia semplicemente a farlo.
Un passo alla volta, un allenamento alla volta.

Nel libro L’arte di correre, Murakami scrive: “A volte, metterci del tempo è la via più breve” – ed è esattamente così.
Quando ti dai obiettivi ambiziosi, non ha senso puntare tutta l’attenzione alla meta ed avere fretta di arrivarci.
Quello che conta è la disciplina e la costanza che hai nel tenere fede al processo.
Il vero significato di ogni sfida sta nella pazienza, nella fiducia e nella consapevolezza che si svilupperanno lungo il percorso.
Se lo segui, quel processo, senza guardarlo ossessivamente da fuori, un giorno ti volterai indietro e ti accorgerai che sei molto più avanti di quanto pensassi.
Non perché hai forzato, ma perché hai camminato sempre, ogni giorno, nel momento presente e in direzione dei tuoi obiettivi.

Così si costruisce qualcosa di grande, così si va lontano.
Un passo alla volta.

Laura Burzi

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