- I metodi sono guide utili ma non formule magiche.
- La vita è piena di variabili che rendono impossibile seguire ogni piano alla lettera.
- Usare il metodo con flessibilità riduce frustrazione e migliora i risultati.
Quello che leggerai fra poco potrebbe farti pensare che siamo impazziti. Non lo siamo, ma per dimostrartelo devi darci la possibilità di spiegarci. Ok, lo diciamo: noi, che ti parliamo sempre di metodi e ti diamo consigli, stiamo per dirti di guardarli quasi con sospetto.
Oh, detto.
Adesso però facci spiegare perché.
Il senso del metodo
Si dice “la mappa non è il territorio” e sta a significare che la realtà non è semplificabile in un disegno. Una cosa sono le mappe, un’altra il territorio che descrivono. Su una mappa le montagne sono piatte e le strade sembrano un po’ sempre la stessa cosa (beh, circa). Non significa che le mappe non servano, anzi: ti danno una direzione, ti collocano.
Il metodo è come una mappa, o una bussola se preferisci: serve a darti una direzione.
Un metodo è comunque qualcosa di utile. È come avere tra le mani un manuale d’istruzioni, una guida che ti dice passo dopo passo come arrivare a centrare l’obiettivo che ti sei posto: ridurre i tempi di corsa, dimagrire, fare le scale senza arrivare senza fiato in cima.
Un esempio può chiarire ancora meglio. Pensa ai Lego: il metodo è il libretto che ti spiega come trasformare un mucchio di mattoncini in un castello o un’astronave. Bello, chiaro, rassicurante. Ma c’è un problema: spesso si confonde il metodo con una formula magica. Come se, seguendolo alla lettera, il risultato finale fosse garantito. E sopratutto trascurando un fatto non secondario: non siamo fatti di plastica come i Lego e non siamo macchine programmabili. Puoi anche seguire un piano di allenamento perfetto, con tutte le ripetute al posto giusto e i tempi ben calcolati, ma il tuo corpo e la tua vita non sono così prevedibili.
I mattoncini della vita non sempre si incastrano
Magari essere un Lego, invece siamo fatti di parti diverse che vengono da scatole di giochi diversi.
Fossimo come i Lego, l’unico limite sarebbe il numero di pezzi e il tempo a disposizione. Nella vita reale, però, ci sono un sacco di variabili che entrano in gioco e che nessun metodo può prevedere. Il lavoro che ti impegna 1/3 e più della giornata, la famiglia che ha bisogno di te proprio il giorno del tuo lungo (che farai alle 5 di un freddo mattino d’inverno. Di domenica. E pioverà), il maltempo che rovina i tuoi piani, un infortunio imprevisto o anche solo una giornata in cui l’energia proprio non c’è.
Queste variabili fanno sì che il metodo, per quanto perfetto sulla carta, rimanga lì, sulla carta. Eppure, spesso ci ostiniamo a trattarlo come se fosse infallibile, come se bastasse “fare tutto giusto” per ottenere i risultati sperati.
Quando il metodo non funziona
Il problema arriva quando il metodo non dà i risultati promessi. Sei stato ligio, hai rispettato il più possibile “la regola” e non ha funzionato. La frustrazione è inevitabile e ti lascia a un bivio: pensare che il metodo sia una fregatura o che il problema sei tu. “Non sono abbastanza costante”, “Non ho forza di volontà”. E così, da un semplice piano di allenamento che non ha funzionato perfettamente, ti trovi in un abisso di pessimismo e delusione esistenziale. Ok, stiamo esagerando ma ci siamo capiti ;)
La frustrazione porta alla sfiducia, sia verso il metodo che verso le proprie capacità. Ed è qui che molti mollano e decidono che o il metodo non fa per loro (e si preparano al prossimo metodo), oppure che loro non sono adatti a nessun metodo. È ovvio: se hai seguito tutte le istruzioni e il castello non è venuto fuori come doveva, forse è meglio lasciar perdere.
Il metodo perfetto
Non esiste, ma non resistevamo alla tentazione di scriverlo. In verità c’è un metodo migliore di altri, ed è quello flessibile. Con un piccolo dettaglio: la flessibilità ce la devi mettere tu.
Nessun metodo è perfetto o universale: in fondo si tratta di strumenti, non soluzioni magiche. Il trucco sta nell’usarli, come dicevamo, come una bussola che ti dà una direzione, non come un GPS che ti dice ogni singola svolta da fare.
Accetta che esistono gli imprevisti (e anche le probabilità, se giocassimo a Monopoly) che a volte ti faranno uscire dal percorso previsto. Magari oggi non riesci a fare le ripetute come da programma, ma una corsa leggera può comunque essere utile. Oppure salti un allenamento? Non è la fine del mondo. Il progresso non si misura nell’aderenza perfetta a un piano, ma nella capacità di adattarti senza perdere la rotta.
Sai cosa ci diciamo quando saltiamo un allenamento? “Lo facciamo domani”. Se non arriva Godzilla a rovinarci ancora i piani, lo stiamo solo spostando di 24 ore, non si fa male nessuno.
Riacquistare fiducia nel metodo significa proprio questo: vederlo per quello che è, una guida e non il piano perfetto. E poi, ti ricordi chi faceva piani perfetti che fallivano miseramente? Lui: Willy il Coyote. Che però faceva molto ridere (e Beep Beep era insopportabile, ammettiamolo).
Quindi: non devi essere come Willy il Coyote ma neanche come Beep Beep. Devi solo prendere il metodo per quello che è: un’idea, un suggerimento. Una mappa. A destinazione poi ci devi arrivare tu.