Il runner punk, quando l’imperfezione è libertà

E se vi dicessimo che c'è un modo 'sbagliato' di correre che è assolutamente giusto?


  • Il runner punk vince con sorriso, ignora i consigli di Runlovers, abbraccia il caos
  • Sa bene che la corsa è anarchica come la vita: e gli imprevisti diventano opportunità
  • La sua è la libertà di che corre senza tabelle e genera gioia autentica

 

Hai anche tu per caso quell’amico runner che sembra uscito da un film di Quentin Tarantino? Quello che usa scarpe che lo fan sembrare una comparsa in un film sulla corsa, ma ambientato nel 1965 e la sua andatura è più simile a quella di un fenicottero ubriaco dopo una notte brava, mentre i suoi piani di allenamento durano quanto un ghiacciolo al sole di Ferragosto? Se ce l’hai, sai anche che, incredibile a dirsi, questo “disastro” su due gambe torna sempre a casa con un sorriso che farebbe invidia al Joker (ma se senza aver ammazzato nessuno) e una soddisfazione che noi, ligi al Garmin e ai carboidrati complessi, possiamo solo sognare.

Teoria e pratica del caos

C’è sempre, in ogni gruppo, quello che fa tutto sbagliato. Quello che arriva in ritardo, con la maglietta sbagliata e la falcata sbilenca. Quello che parte troppo forte, si spegne subito e poi ride come se niente fosse. Che confonde i gel con le caramelle e non sa bene nemmeno dove stia andando. Eppure va. Non ha mai la playlist giusta, né l’orologio più aggiornato, tanto a malapena lo bada e comunque si dimentica sempre di attivarlo all’inizio di una corsa. Però ha una cosa che a volte gli invidi: una voglia testarda di correre. Anche se è il giorno meno adatto, anche se ha dormito poco, anche se la testa è altrove.

Non prenderlo a esempio. O forse sì

Ma qual è il segreto di questo runner punk? Forse ha capito una cosa fondamentale: la corsa, proprio come la vita, è intrinsecamente anarchica. Puoi pianificare ogni dettaglio, dal riscaldamento al defaticamento, dalla marca delle scarpe all’apporto calorico pre-gara, ma poi arriva l’imprevisto. Un dolore al fianco che spunta dal nulla, una deviazione inaspettata, un acquazzone biblico che trasforma il tuo percorso preferito in una palude insidiosa. E allora, tutte le tue tabelle e i tuoi calcoli vanno a farsi benedire.

Se ti sei mai trovato a pensare “oggi non sono in forma, meglio saltare”, lui non l’ha mai fatto. Corre anche se non è il momento perfetto, anche se le condizioni non sono ideali. Corre perché, in fondo, ogni corsa è un piccolo atto di resistenza. Un modo per dire “ci sono” anche quando tutto sembra suggerirti il contrario. Corre perché lo fa sentire vivo, e solo quello gli interessa.

L’Allenamento perfetto non esiste (e nemmeno la vita)

Scientificamente parlando, questa accettazione dell’imprevisto potrebbe persino avere dei benefici. Abituare il corpo e la mente a gestire situazioni inaspettate può rendere più resilienti, sia fisicamente che mentalmente. Un allenamento “scombinato” può stimolare muscoli che altrimenti rimarrebbero inattivi, e affrontare una difficoltà imprevista durante la corsa può aumentare la fiducia nelle proprie capacità di problem solving anche nella vita di tutti i giorni.

Tutti i consigli del mondo non bastano a garantirti che la corsa andrà bene. Anche se segui un piano alla lettera, anche se ti idrati, ti riposi, ti alimenti come da manuale, può comunque esserci una giornata no. Perché la corsa, come la vita, non si lascia ingabbiare nei programmi. Ma se già in partenza hai abbracciato la Via dell’Anarchia, cosa ti può spaventare?

In fondo non ci si può preparare a ogni evenienza, e quel tuo amico è molto più saggio di quanto si pensi: invece di prepararsi a ogni possibile scenario, li accetta tutti. Tanto non ha in mente tempi e tabelle. vuole solo correre.

Il punk della corsa

Lo vedi sfrecciare (per modo di dire) con un’aria assorta e felice, mentre gli altri controllano il ritmo al polso. Non gli interessano le metriche perché la sua unica preoccupazione è che le gambe girino. Lui vuole solo correre. Non ha un obiettivo preciso, ma ha una direzione: andare.

È il punk della corsa. Un piccolo disobbediente con le scarpe allacciate male e il cuore pieno. E forse, a modo suo, è un esempio. Di libertà. Di presenza. Di coraggio.

Come abbracciare l’anarchia

Non ti stiamo dicendo di buttare all’aria il tuo piano di allenamento come se fosse la scaletta di un concerto punk finito male. Però, potresti provare ad allentare un po’ la presa. Magari, una volta a settimana, esci a correre senza una meta precisa, lasciati guidare dall’istinto e dalla curiosità. Se incontri una salita che non era prevista, prendila come una sfida inattesa. Se ti viene voglia di fermarti ad ammirare un tramonto, fallo senza sentirti in colpa per i secondi persi al chilometro.

Ma: aspetta un attimo

E… e se quel runner fossi proprio tu? Tu che ti alzi alle cinque del mattino per correre mentre la città ancora dorme. Tu che scegli di uscire all’ora di pranzo, anche se sarebbe più facile cedere alla tentazione di una serie tv. Tu che, appena arrivi in albergo durante un viaggio, non ti butti sul letto ma infili le scarpe e vai a vedere il mondo correndo.

Tu che, nonostante gli impegni, la stanchezza e il caos, trovi sempre uno spazio per correre. Anche se non è perfetto, anche se non è come da programma. Perché ogni corsa è la tua corsa. Ed è lì che si nasconde la tua libertà.

In fondo, la corsa dovrebbe essere una celebrazione del movimento, una parentesi di libertà nella frenesia quotidiana. Che tu stia preparando una maratona o semplicemente cercando un modo per scaricare la tensione dopo una giornata passata a rispondere a email, ricorda che non esiste un modo “giusto” o “sbagliato” di allacciare le scarpe o di affrontare una salita imprevista.

L’importante è uscire, mettere un piede davanti all’altro e godersi il viaggio, con tutti i suoi imprevisti e le sue piccole, grandi gioie. Quindi, la prossima volta che il tuo Garmin impazzirà o che inciamperai in una radice sporgente, non disperare. Sorridi e pensa: “Benvenuta, anarchia. Corriamo insieme!”

Sei tu, quel runner un po’ punk. Solo che ancora non te n’eri accorto.

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