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Alla fatica che si fa a correre, Courtney Dauwalter ha dato un nome: grotta mentale. E in quella lavora per superare ogni limite e vincere: demolendone parti, allargandola, spostando i proprio confini fisici.
Lo scorso weekend è stato quello della gara regina delle Dolomiti, la Lavaredo Ultra Trail. La LUT.
Courtney Dauwalter ha vinto la principale gara femminile, 120 chilometri in 14 ore, 14 minuti e 40 secondi. Le avversarie le ha viste solo ai nastri di partenza, e al traguardo si è presentata con largo anticipo, sorridente.
Ma lei è la regina delle ultra. Uno dei personaggi più stravaganti dell’ultrarunning. Conosciuta per la sua passione per le caramelle, i nachos, la birra, i suoi pantaloncini lunghi e i bizzarri protagonisti delle allucinazioni che ha durante le gare. Negli ultimi anni ha vinto le gare più dure al mondo: Western States e Hardrock negli Stati Uniti, UTMB tra le cime del Monte Bianco.
La famosa grotta del dolore: un luogo mentale, di disagio ma anche di scoperta, che ha iniziato a utilizzare a suo favore nei momenti di grande difficoltà, fisica e psicologica.
«Alcuni disagi li ignoro perché dargli attenzione non mi aiuterebbe a raggiungere il traguardo. Il resto, invece di considerarlo una sofferenza, lo visualizzo come una “grotta del dolore”. Immagino di prendere uno scalpello e di andare in fondo alla grotta per ingrandirla. Il dolore quindi diventa produttivo perché sto creando questo mucchio di macerie mentre scavo. Allargo la grotta, rendo il mio potenziale maggiore per la prossima volta in cui ne avrò bisogno. Ho creato un altro livello di forza mentale.»
