L’ultimo giro di Billy

Pensa a suo padre. Pensa a un’aquila. E scatena uno sprint che lascia il mondo senza fiato. Quell’ultimo giro, Billy Mills non l’ha corso solo con le gambe, ma con la memoria della sua gente e le parole del padre

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Tokyo, 1964. Sulla pista per i metri, tutti gli occhi sono sull’imbattibile Ron Clarke, ma nell’ombra c’è il corridore n. 722, un americano semisconosciuto di origini Sioux Oglala. Non è fra i favoriti ma ha nel cuore una frase che gli disse il padre, un giorno.
A volte, quando credi di non avere più niente, la tua vera riserva di forza si rivela alimentata proprio dalle tue ferite e dai tuoi sogni più profondi. Come accadde a lui.


Tokyo, 1964. Ultimo giro della finale dei 10.000 metri alle Olimpiadi.

La telecronaca quasi ignora quel corridore con il numero 722, un americano semisconosciuto. L’attenzione è tutta per l’australiano Ron Clarke, il detentore del record mondiale. In quel momento, nessuno sa chi sia Billy Mills. Nemmeno lui, forse, sa ancora di cosa è veramente capace.

Billy è un Sioux Oglala, cresciuto in povertà nella riserva indiana di Pine Ridge. Orfano a dodici anni, la corsa è diventata il suo modo per dare un senso al dolore, per inseguire un sogno. Suo padre, prima di morire, gli aveva detto parole che non avrebbe mai dimenticato:

Figlio, hai le ali spezzate. Ci vuole un sogno per guarire le ali spezzate.

Così, mentre i favoriti si spingono e lottano per la posizione nella caotica curva finale, Billy vede un varco. Pensa a suo padre. Pensa a un’aquila. E scatena uno sprint che lascia il mondo senza fiato.

Quell’ultimo giro, Billy Mills non l’ha corso solo con le gambe. L’ha corso con la memoria della sua gente, con il dolore dell’emarginazione, con le parole del padre. È una delle più grandi sorprese nella storia delle Olimpiadi.

Anche noi, a volte, quando pensiamo di non avere più niente, è proprio lì che trovi tutto. Ti accorgi di avere una riserva di energia che non sapevi di possedere, alimentata dalla tua storia, dalle tue ferite, dai tuoi sogni. È quella che ti fa scattare quando tutti gli altri ti danno per spacciato.

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