- Le sneaker nascono per lo sport ma diventano un fenomeno culturale, superando i confini dell’atletica.
- Il termine “sneaker” deriva dall’inglese “to sneak”, e si riferisce alle suole in gomma silenziose.
- Adidas ha trasformato modelli come Samba, Gazelle e Superstar in vere e proprie icone di stile.
Sembra strano pensarlo oggi ma c’era un tempo in cui le scarpe sportive servivano solo per fare sport. A dirla tutta, ogni sport aveva il suo particolare tipo di calzature, perché ogni sport, bene o male, aveva bisogno di scarpe più o meno diverse.
Oggi le scarpe sportive (specie quelle da running) sono indossate da chiunque, molto spesso anche persone che non fanno nemmeno sport. Anzi: sono pochissime le scarpe di questo genere che non vengono usate anche in ambito “civile”, forse solo quelle da calcio o da pista, anche perché i tacchetti non si sposano bene con la strada asfaltata o il parquet di casa.
Ma perché sono riuscite a essere amate anche oltre gli sport per cui erano state progettate? Il motivo è presto spiegato: sono più comode delle scarpe col tacco (per le donne) o di quelle classiche da uomo e sono anche molto belle. Comunicano anche un senso di appartenenza a determinate culture, basti pensare all’importanza che ha avuto per quella hip hop un modello di cui parleremo dopo: le Superstar.
Oggi le sneaker sono ovunque, ai piedi di chi corre e di chi non lo farà mai, di chi le compra per passione e di chi le sceglie solo perché stanno bene con tutto.
La prima
adidas non è la sola azienda ad aver creato le più iconiche sneaker ma di certo è la prima. Nata nel 1949 con l’obiettivo di migliorare le prestazioni degli atleti grazie al genio creativo di Ali Dassler, negli anni è diventata molto di più di un brand sportivo: si è trasformata in un simbolo culturale i cui modelli iconici hanno attraversato generazioni e rivoluzionato il modo in cui vediamo le scarpe.
Perché si chiamano “sneaker”?
Il salto dall’ambito sportivo a quello della moda ha anche comportato l’introduzione di un nuovo nome: quello di sneaker. Se hai sempre pensato che, in fondo, una sneaker non fosse tanto diversa da una scarpa sportiva, hai pensato bene. La derivazione del resto è proprio quella, e delle scarpe da cui originano, le sneaker hanno conservato spesso (non sempre) i materiali con cui erano fatte le loro antenate: la pelle liscia o scamosciata.
Il termine “sneaker” ha però un’origine curiosa. Nell’800, la maggior parte delle scarpe aveva suole rigide in cuoio, che facevano rumore a ogni passo. Quando arrivarono le suole in gomma, che permettevano di muoversi senza essere sentiti—da cui “to sneak”, che in inglese significa “sgattaiolare” – il verbo divenne il nome che definiva quel particolare tipo di scarpa con tomaia in pelle e con un certo livello di comodità garantito dalla suola in gomma.
Ma la vera rivoluzione è arrivata quando le sneaker hanno smesso di essere solo un accessorio sportivo e sono diventate parte del nostro modo di esprimerci. All’inizio usate soprattutto da atleti e studenti, oggi ormai sono ai piedi di star del cinema, rapper e artisti, oltre che degli appassionati di moda. adidas ha giocato un ruolo chiave in questo passaggio, trasformando modelli nati per lo sport in icone di stile.
Vediamo quali e da cosa origina il loro nome, in rigoroso ordine cronologico.
Le prime icone di Adidas: Samba, Gazelle e Superstar
Samba: dai campi da calcio alla città
La Samba nasce nel 1950, quindi l’anno dopo la fondazione di adidas. La possiamo a ragione definire uno dei modelli più vecchi e soprattutto la prima sneaker della casa tedesca, anche se al tempo nessuno l’avrebbe definita così, né l’avrebbe mai indossata fuori dai campi da calcio.
In origine – in un ironico contrasto con il nome – era pensata per offrire una presa migliore su campi ghiacciati e scivolosi. Con il tempo è poi diventata un classico della cultura urbana, adottata dai tifosi di calcio inglesi e dagli skater, fino ad attestarsi come la seconda scarpa adidas più venduta di tutti i tempi.
Il suo nome, secondo alcune teorie, potrebbe essere un omaggio al Brasile, ma quel che conta è il suo stile senza tempo, che ancora oggi la rende una delle sneaker più amate.
Gazelle: l’agilità
Lanciata nel 1966, la Gazelle è una delle prime sneaker adidas con tomaia in suede. Il nome richiama la velocità e l’eleganza dell’animale, o forse è un tributo alla velocista Wilma Rudolph, soprannominata “The Black Gazelle”.
Fu la prima scarpa da pista adidas a sostituire la tomaia in pelle con una in pelle scamosciata. Questo cambiamento di materiale rappresentò un’innovazione significativa all’epoca, giustificata poiché offriva un’opzione più leggera e flessibile per gli atleti.
Inizialmente fu prodotta in due versioni distinte: una rossa, progettata per sport indoor come la pallamano e il calcio, con una suola in gomma traslucida con motivo a spina di pesce, e una blu, pensata per l’allenamento in generale, dotata di imbottitura alla caviglia e supporto plantare, oltre a una suola in gomma microcellulare e tomaia in canguro.
Negli anni ’90, grazie al Britpop e ai fratelli Gallagher degli Oasis, è diventata un simbolo dello stile casual, dimostrando come una scarpa nata per l’allenamento possa conquistare il mondo della moda. Un’altra star che l’ha resa ancora più iconica (specie nelle mille diverse colorazioni dei modelli che possiede) è stato, qualche anno dopo, Jay Kay dei Jamiroquai. Nel celebre video di Virtual Insanity ha proprio quelle ai piedi.
Una curiosità: la Gazelle ha avuto nomi diversi a seconda del mercato. In Francia era chiamata “Chamois” (per la versione blu) e “Rubis” (per la rossa) fino ai primi anni ’80, mentre in Giappone venne ribattezzata “Adidas 300”.
Superstar: la scarpa dell’hip hop

Lanciata nel 1969, inizialmente come scarpa da basket con la celebre punta in gomma a conchiglia (shell toe), venne presto apprezzata per la resistenza offerta dalla sua tomaia in pelle, tanto che già pochi anni dopo, il 75% dei giocatori di NBA – fra cui Kareem Abdul-Jabbar – la indossava.
Il nome “Superstar” rifletteva insomma le ambizioni di eccellenza di chi l’aveva ai piedi, tipo il trio hip-hop dei Run-DMC negli anni ’80, che le diede un’immensa popolarità grazie anche alla pubblicità gratuita che le fece.
Due particolari curiosi: il primo è che adidas fu loro riconoscente per la pubblicità e li mise sotto contratto, producendone poi una versione con il loro logo sulla linguetta; il secondo è che sul palco le indossavano rigorosamente senza lacci.
Alla prossima puntata per altri, iconici e celebri modelli di sneaker adidas!

