- Zara propone per la prima volta una scarpa dotata di piastra in fibra di carbonio, una soluzione tecnologica tipica delle calzature ad alte prestazioni.
- Il fast fashion esplora il settore sportivo, ma senza il know-how tecnico dei brand specializzati, puntando più su estetica e accessibilità.
- La scarpa si presenta come innovativa, ma presenta incongruenze tecniche e potrebbe non essere adatta a corridori inesperti, aumentando i rischi d’uso.
Il
colosso del fast fashion Zara è presente nel mondo del running e dello sport con Zara Athleticz già da qualche anno, precisamente dal 2021, quando venne presentata la prima collezione. Zara ci punta talmente tanto da dedicare una sezione del sito espressamente a Zara Athleticz.
Ma oggi parliamo di running non a caso, perché uno dei prodotti più recenti è una scarpa da corsa, e non una qualsiasi: ha la piastra in fibra di carbonio.
In questo settore le contaminazioni tra moda e sport esistono da anni. Il mondo fashion ha intuito il potenziale di prodotti molto amati per la loro praticità e il loro stile distintivo. Di conseguenza, ha cercato – e spesso trovato – collaborazioni attraverso capsule collection che hanno unito brand di ambiti completamente diversi.
E Zara non è neanche la prima a farlo: da anni, H&M e Uniqlo (per citarne solo due) propongono linee specifiche per lo sport, spesso anche molto interessanti.
Ciò che distingue la scelta della multinazionale spagnola è il tipo di prodotto: una scarpa con piastra in fibra di carbonio non è la prima cosa che viene in mente quando si entra in un settore in cui quel tipo di offerta è destinata a consumatori molto specifici, ovvero appassionati di tecnologia e amatori attenti alle prestazioni e disposti a investire.
Le scarpe con piastra in fibra di carbonio rappresentano oggi il vertice dell’innovazione tecnologica nel running, quindi è naturale chiedersi quale sia il senso della mossa di Zara.
Gli occhi dei grandi brand sul mondo dello sport
Come dicevamo, Zara non è la prima a scegliere questa strada: Lululemon, Tracksmith e persino brand come Balenciaga hanno dimostrato interesse per l’abbigliamento sportivo, spesso con proposte che estremizzano gli elementi tipici del running, trasformandoli in oggetti volutamente esagerati.
Il motivo, probabilmente, è che lo sport è un mercato in espansione e sempre più intrecciato con il lifestyle. E le aziende che operano nell’abbigliamento lo sanno bene. In fondo, si saranno dette, facciamo la stessa cosa: perché non unire gli intenti? O, più semplicemente, prendere ispirazione in modo più o meno evidente?
Si tratta di settori in cui la richiesta di nuovi stili e proposte è continua, e l’ispirazione può arrivare da qualsiasi ambito, specie quando bisogna fronteggiare la concorrenza di colossi cinesi come Shein o Temu, che operano ormai nell’instant fashion più che nel fast fashion. I tempi creativi si riducono, le richieste di novità si moltiplicano e le risposte possibili sono due: collaborare con aziende specializzate o entrare direttamente in quegli ambiti con la propria forza.
Tuttavia, a differenza di brand sportivi tradizionali, i colossi che si sono sempre rivolti a un pubblico più generalista devono intercettare consumatori che non cercano solo performance, ma anche estetica e identità.
In altre parole, è improbabile che un runner esperto, in cerca dell’ultima innovazione tecnologica per la sua prossima gara, pensi a Zara. E, di fatto, Zara non si rivolge a quel tipo di consumatore. Ma è molto più probabile che qualcuno che non corre abitualmente sia attratto da un prodotto del genere per il suo design, per il comfort o, magari, perché pensa che un giorno potrebbe iniziare a correre.
C’è però un altro aspetto da considerare: questo tipo di scarpa non è adatto a chiunque e, se utilizzato da neofiti o runner improvvisati, può comportare dei rischi.
Il designer
Raziq Rauf di Running Sucks ha parlato con Erik Coca Gonzalez-Albo, designer di Inditex e responsabile del progetto. Gonzalez-Albo è un esperto di calzature, ma ha ammesso di non avere un’esperienza specifica nel running, se non come praticante. Nonostante il processo di sviluppo sia durato due anni e siano stati effettuati test di laboratorio, resta il dubbio: un brand di fast fashion può davvero offrire un prodotto affidabile per i runner più esigenti?
Il prezzo è un altro punto critico. Per quanto 139 euro per un paio di scarpe con piastra in fibra di carbonio sia il prezzo più basso del mercato, rispetto al resto dell’offerta running di Zara (che si aggira intorno ai 50 euro) appare chiaramente come un prodotto premium. Ma chi è disposto a pagare tanto per una scarpa di un marchio senza storia nel running? Il prezzo più alto sembra servire a posizionare il prodotto come “di qualità”, senza però il peso di un vero know-how tecnico alle spalle.
Anche il nome scelto per queste scarpe appare più funzionale alla SEO che alla creatività: “Scarpe da running per lunghe distanze”. Una definizione che, a voler essere precisi, non è nemmeno del tutto corretta, perché si tratta piuttosto di una “scarpa da running ad alte prestazioni”. Visivamente, inoltre, il modello richiama in modo evidente scarpe già esistenti, come le Adidas Adizero Adios Pro 4, a partire dal design dell’intersuola, divisa nettamente tra area frontale e posteriore.
Analizzando la scheda tecnica, emerge qualche incongruenza. Le scarpe sono realizzate in buona percentuale con plastiche riciclate, un aspetto positivo in termini di sostenibilità. Il drop è di 8 mm e lo stack di 39 mm. Il materiale dell’intersuola è TPE-A, con buone caratteristiche elastiche e di ammortizzazione, ma inferiore a materiali come ETPU o Pebax, utilizzati nei modelli di fascia alta da 250-300 euro.
C’è anche un errore nella descrizione: si parla di “suola in TPE-A” anziché “intersuola”, mentre tra i materiali è indicata una “suola al 100% in caucciù”. Non è chiaro se si riferisca effettivamente alla suola o all’intersuola, e in ogni caso caucciù e TPE-A sono materiali molto diversi.
Infine, la piastra in fibra di carbonio è menzionata nella descrizione generale, ma non viene specificata la sua costruzione: è continua? Corre lungo tutta la lunghezza della scarpa? È alleggerita da nervature o fori? Questi dettagli non sono indicati, anche se la piastra è visibile.
Non si tratta di essere pedanti, ma di evidenziare un punto chiave: ciò che, a prima vista, sembra un prodotto tecnico paragonabile a scarpe da 250 euro, lo è solo in apparenza.
Democratizzazione o rischio?
Guardando il lato positivo, Zara potrebbe rendere accessibili tecnologie avanzate a chi non vuole (o non può) spendere cifre elevate per scarpe da running. Tuttavia, esiste un problema: come già accennato, le scarpe con piastra in carbonio non sono per tutti. Pensate per atleti esperti, possono risultare instabili per chi ha poca tecnica di corsa o causare stress a polpacci e caviglie a causa della loro risposta meccanica.
Molti le acquisteranno pensando che basti indossarle per correre più velocemente, senza sapere che richiedono una biomeccanica e uno stile di corsa adeguati.
Zara riuscirà a conquistare la fiducia dei veri runner o venderà semplicemente un accessorio di tendenza? Democratizzare l’abbigliamento sportivo è positivo, ma vendere prodotti tecnici comporta anche una responsabilità informativa. E nel mondo del running, la differenza tra moda e performance può fare la differenza.




