- La corsa è spesso usata come sport complementare: non tutti i runner insomma corrono solo per correre ma considerano la corsa come complementare a un’altra disciplina.
- Le motivazioni principali sono che aiuta a migliorare la resistenza, la forma fisica e il benessere mentale.
- Come sarà il futuro della corsa? Meno agonismo, più attenzione alla salute, e molto altro.
Ultimamente ci siamo resi conto del rischio di avere uno sguardo poco obiettivo sulla corsa. Non è strano, dato che di quello ci occupiamo ma il rischio è di pensare che la corsa sia per tutti Lo Sport, o almeno l’unica attività fisica praticata. Insomma: la corsa è sia il mezzo che il fine.
Non è vero, o non lo è per tutti. Per tante persone la corsa è un’attività complementare ad altre discipline. Basta pensare a chi fa triathlon – per loro la corsa è 1/3 di tutto il carico fisico – o a chi fa pugilato o anche semplicemente palestra. Per questi la corsa è un altro modo di muoversi, non l’unico modo.
È interessante insomma notare che queste persone non sono affatto poche, e allora abbiamo fatto una ricerca, per capire esattamente quante sono.
La corsa non è per tutti, ma è di tutti
Secondo l’Istat, nel 2017 in Italia circa 6 milioni di persone correvano con una certa regolarità. Di questi, solo il 77% di loro considerava la corsa lo sport principale, mentre il restante 23% la utilizza come attività secondaria e complementare. In pratica, quasi un quarto dei runner italiani non corre per il gusto di farlo, ma perché serve loro per qualcos’altro.
È utile capire come 4 anni dopo, cioè nel 2021, le cose siano cambiate, anche per effetto della pandemia. Nel rapporto “Sport, attività fisica, sedentarietà – Anno 2021”, l’Istat nota che in questo lasso di tempo è diminuita la percentuale di persone che non svolge alcuna attività, che è scesa dal 37,5% al 33,7%.
Anche il divario di genere sta diminuendo: sempre in Italia, nel 2021 gli uomini che praticano sport in modo continuativo o occasionale sono il 39,8%, rispetto al 29,6% delle donne, in calo però di quasi il 30% rispetto al 2000.
Fra chi si muove, sempre nel 2021, il 16,8% lo fa meno di una volta alla settimana, il 49,2% lo fa una o due volte a settimana, mentre il 34% tre o più volte a settimana.
Questa tendenza è ancora più evidente nel panorama sportivo globale. Già nel 2017 si stimava che i praticanti fossero oltre 620 milioni nel mondo, includendo jogging e footing.
Questo numero comprende sia i runner “primari”, sia centinaia di milioni di persone che corrono come forma di esercizio per mantenersi in forma. A esempio, nell’Unione Europea la corsa e l’atletica leggera figurano costantemente tra le attività più citate nei sondaggi sulla partecipazione sportiva e in Italia risulta essere il 4° sport più praticato dopo fitness, calcio e nuoto. Negli USA circa 50 milioni di persone – cioè circa il 15% della popolazione totale – corrono abitualmente.
Un ultimo appunto sulla partecipazione alle gare, che è un indicatore parziale della popolazione totale di runner: non tutti quelli che corrono partecipano infatti anche gare. Nel 2018 si sono registrati circa 7,9 milioni di finishers in gare di a livello mondiale, in calo rispetto ai 9.1 del 2016. Ma poi questi numeri hanno ripreso a crescere.
Perché (anche) correre?
Perché chi pratica già uno sport sente anche il bisogno di correre? La risposta è data dai benefici della corsa: aiuta la resistenza, migliora la forma fisica, contribuisce alla perdita di peso e ha un impatto positivo sulla salute mentale. Non serve essere un maratoneta per trarne vantaggio.
Le ragioni per cui molti scelgono anche di correre variano.
- Chi lo fa per migliorare resistenza e prestazione atletica. La corsa è un allenamento aerobico eccellente, praticato da calciatori, ciclisti e pugili per aumentare il fiato e la capacità cardiovascolare. Si tratta del cosiddetto “cross-training”, fondamentale per migliorare la performance sportiva e ridurre il rischio di infortuni.
- Chi lo fa per la salute e forma fisica C’è chi corre per restare in forma e chi lo fa per salute. Anche chi pratica un altro sport, sfrutta la corsa per tenere il peso sotto controllo e migliorare la propria condizione fisica generale.
- Chi lo fa per il benessere mentale e per gestire lo stress Un aspetto sempre più riconosciuto è il ruolo della corsa nel migliorare l’umore. Per molti la gestione dello stress è la principale motivazione per praticare attività fisica. E anche per chi fa altri sport, una corsa di qualche chilometro può essere un momento di evasione e di riequilibrio psicologico.
Non va trascurata la percezione della soglia di accesso più bassa: anche chi non ha mai avuto una vita molto attiva è più portato a provare a correre perché non richiede particolari abilità, può essere fatto in solitaria, a qualsiasi ora del giorno e lontano dai giudizi degli altri (non dimentichiamo che molte persone non frequentano le palestre perché si sentono giudicate se fuori forma), e costa meno, dato che richiede solo un minimo di abbigliamento e delle scarpe e nessun impegno a pagare abbonamenti o strutture dove esercitarsi. Come spesso si dice, “La strada è la palestra dei runner”.
La corsa insomma non è più vista solo come uno sport a sé, ma come una base fondamentale per chi vuole migliorare la propria condizione fisica, indipendentemente dalla disciplina praticata.
Quale futuro per la corsa come sport secondario?
Negli ultimi anni la corsa ha vissuto un’evoluzione significativa. Secondo il già citato rapporto ISTAT del 2017, tra il 2006 e il 2016 il numero di praticanti in Italia è aumentato del 50%, e anche su scala globale si è registrata una crescita impressionante. Tuttavia, dal 2018 si è notata una leggera flessione nella partecipazione alle gare podistiche, segno che il fenomeno competitivo ha forse raggiunto un punto di saturazione. E forse è anche giusto trattare i due fenomeni come separati, cioè non legare più la crescita (o decrescita) dei partecipanti alle competizioni come indicativo del numero complessivo di persone che corrono.
E allora, cosa ci aspetta nei prossimi anni? Alcuni trend sembrano destinati a rafforzarsi:
- Meno agonismo, più benessere. Sempre più persone corrono per stare bene, non per abbattere record personali.
- Saremo più lenti. Dato che l’età media dei runner sta aumentando, i tempi medi di gara lo faranno di conseguenza. Quindi apparentemente andremo sempre più piano, mentre saremo in verità solo in più a farlo, e soprattutto secondo una distribuzione anagrafica più estesa. Ciò che è certo è che la corsa non è più solo una sfida contro il cronometro, ma un’attività che si fa per migliorare salute e benessere.
- La tecnologia peserà sempre di più. Oggi, il 75% degli sportivi utilizza dispositivi come smartwatch e app per monitorare la corsa. L’integrazione con la tecnologia continuerà a rendere la corsa più accessibile e personalizzata.
- Sempre più inclusione e donne. Nel 2018, per la prima volta nella storia, le donne hanno superato gli uomini nella partecipazione a eventi di running. Questo trend continuerà, rendendo la corsa uno sport sempre più trasversale.
- Corsa come “secondo” allenamento. Sempre più atleti di altri sport continueranno a vedere la corsa come un mezzo essenziale per migliorare la propria preparazione fisica, grazie alla semplicità e all’efficacia dell’allenamento aerobico. Aggiungendosi in numero a chi la pratica o la praticherà come unico sport.
Amica corsa
In definitiva, per molti la corsa non sarà mai lo sport principale, ma resta fondamentale per la preparazione atletica e per il benessere generale. E forse è proprio questa la sua forza: essere accessibile, efficace e adatta a qualsiasi obiettivo.