• Allenamento & performance
    • Correre
    • Iniziare a correre
    • Consigli
    • Tecnica
    • Programmi di Allenamento
    • Offroad
    • Recensioni
    • Scarpe
    • Training
  • Benessere
    • Azioni
    • Alimentazione
    • Let’s go outdoor
    • Meditazione
    • Walking e hiking
  • Contaminazioni
    • Cultura
    • Lifestyle
    • Cose Preziose
    • Playlist
    • Oggi non corro
  • Lovers
    • Editoriali
    • Corsi e Ricorsi
  • News
  • Podcast
  • English
Runlovers Runlovers
  • Allenamento & performance
  • Benessere
  • Contaminazioni
  • Consigli

Non stai correndo troppo poco, stai riposando troppo poco

  • 4 minute read

C’è una scena in Forrest Gump che mi è sempre rimasta impressa. È anche la più famosa, quella della sua corsa infinita. A un certo punto, senza un motivo apparente, Forrest smette di correre. Si ferma in mezzo alla Monument Valley, si gira verso la folla di seguaci che gli si è accodata nel suo viaggio attraverso l’America e dice: «Sono un po’ stanchino». E torna indietro.

Ecco, a pensarci bene, in quella semplice frase c’è una saggezza che a noi runner spesso manca. Siamo così presi dalla metrica dell’allenamento, dal canto delle sirene di Strava, che spesso ascoltiamo la fatica con lo stesso entusiasmo con cui accogliamo il consiglio di bere più acqua o di fare stretching: sì, lo sappiamo, ma preferiamo ignorarlo.

Nella nostra testa il riposo ha un difetto enorme: non sembra “allenante”. Eppure è l’unico antidoto contro la stanchezza.

Più, più, più

Viviamo in una cultura della produttività tossica, dove fermarsi è quasi un peccato capitale. L’idea che il riposo non sia solo una pausa dall’allenamento ma parte integrante dello stesso suona ancora eretica a molte orecchie.

La corsa non è solo una questione di accumulare chilometri. È un dialogo costante tra corpo e mente, un equilibrio delicato tra stimolo e adattamento. Quando corriamo, specialmente durante un allenamento intenso, non stiamo diventando più forti. Anzi, stiamo deliberatamente “danneggiando” il nostro corpo, sottoponiendolo a uno sforzo che lo affatica. Creiamo micro-lacerazioni nelle fibre muscolari, svuotiamo le riserve di glicogeno, stressiamo il sistema nervoso centrale. Siamo, a tutti gli effetti, più deboli di quando siamo partiti.

La magia, il vero miglioramento, avviene dopo. Avviene quando ci fermiamo.

Pensare al riposo come a una resa è quindi un errore di prospettiva. Il giorno di scarico è un atto di intelligenza atletica, una scelta strategica. Nel linguaggio della fisiologia si chiama “supercompensazione”: dopo lo stress dell’allenamento, il corpo si adatta diventando più forte e resistente. Ripara i danni, aggiunge rinforzi, costruisce fondamenta più solide, migliora la struttura. Ma questa magia avviene solo durante il recupero, non mentre macini chilometri.

Il corpo, in pratica, dice: «Ok, mi hai sottoposto a questo stress. La prossima volta voglio essere pronto a gestirlo meglio». E quindi non si limita a tornare al punto di partenza. Ricostruisce le fibre muscolari più forti e resistenti. Aumenta la capacità di immagazzinare glicogeno nei muscoli e nel fegato, così da avere più carburante a disposizione. Ottimizza la comunicazione tra cervello e muscoli.

L’ego è un pessimo consigliere

Spesso i runner hanno un ego grande quanto il loro GPS. Saltare un allenamento fa sentire in colpa, sembra quasi di tradire il programma. Ma il corpo parla chiaro: se senti stanchezza persistente, battiti cardiaci a riposo più alti del solito, irritabilità o insonnia, non è la mente a “fare la debole”, è il sistema nervoso centrale che chiede tregua.

Il giorno di scarico serve proprio a dare spazio a quella richiesta, evitando di trasformare una normale fatica in overtraining. Ed è qui che si entra nel territorio meno romantico ma fondamentale: la prevenzione.

Ignorare questa fase è come pretendere di costruire un grattacielo senza mai far prendere il cemento. Puoi continuare ad aggiungere piani, ma a un certo punto la struttura cederà. E il crollo, nel nostro caso, si manifesta sotto forma di infortuni, sindrome da sovrallenamento, stanchezza cronica, calo della performance e crescente frustrazione.

Quando fermarsi

Capire quando fermarsi è un’arte. A volte è il programma di allenamento a dircelo, con i suoi giorni di scarico attivo (una corsetta lenta e rigenerante) o di riposo totale. Altre volte devi essere tu ad ascoltare i segnali che il tuo corpo ti manda. Non quelli della pigrizia, ma quelli della stanchezza profonda, quella che non va via con una notte di sonno. Quella che ti fa sentire le gambe di legno anche solo a fare le scale.

La differenza tra recupero attivo e passivo non è secondaria: “giorno di scarico” non significa obbligatoriamente stare sul divano (anche se, quando il corpo lo chiede, va benissimo). Anche i più impallinati possono rasserenarsi: recuperare non significa per forza restare immobili. Per recupero “attivo” si intende infatti anche una camminata, una pedalata blanda, una sessione di yoga o stretching dinamico. Attività che non sovraccaricano i muscoli già stressati, ma li aiutano a ossigenarsi e a smaltire le scorie metaboliche.

Il concetto è semplice: muoversi senza farsi del male, come dare al corpo un massaggio dall’interno. Non stai fermo, ma abbassi il volume.

Ignorare i giorni di scarico può forse farti progredire all’inizio, ma poi inizia la curva discendente: le performance calano, la motivazione crolla, il rischio di infortunio aumenta.

Come integrarlo nell’allenamento

Ti ho parlato del riposo come se fosse una pausa a cui sei costretto, una conseguenza dell’eccesso di allenamento. La verità è che è meglio prevederlo sin dall’inizio e farlo diventare una parte integrante e pianificata del programma.

Non lasciare che i giorni di scarico capitino a caso (magari perché ti sei infortunato o sei troppo stanco per uscire). Pianificali. Inseriscili nel calendario come faresti con una sessione di ripetute.

Per molti runner, un ritmo equilibrato è quello che alterna 2-3 settimane di carico progressivo a una settimana di scarico, con volume e intensità ridotti del 30-50%. Ma la vera regola è ascoltare il proprio corpo: la scienza ti dà linee guida, ma sei tu l’unico e vero “coach” del tuo sistema.

Proprio come Forrest. Che dopo essersi fermato, semplicemente, torna a casa. Pronto per la prossima avventura. Perché sapeva, forse senza nemmeno rendersene conto, che la vera corsa è una maratona, non uno sprint. E in una maratona, chi si ferma per bere non sta perdendo tempo. Sta solo facendo il pieno per arrivare fino in fondo.

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Runlovers
© Runlovers | All rights reserved | Privacy Policy
 
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 2001.

Inserisci la chiave di ricerca e premi invio.

Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}