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Per controllare la pressione non basta ridurre il sale: serve più potassio

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Immagina una scena da sitcom: sei in cucina, misuri una manciata di sale da aspergere su una porzione di patatine e all’improvviso entra un nutrizionista con lo sguardo di Walter White di Breaking Bad e ti dice: “E se il problema non fosse solo il sale?”. Cambio di scena, musica jazz à la Cowboy Bebop, inquadratura su una banana.

Per anni ci è stato detto che ridurre il sodio è la chiave per abbassare la pressione sanguigna e non v’è dubbio che un eccesso di sale può aumentare il volume dei liquidi nel sangue e costringere il cuore a un superlavoro quotidiano. Ma ora un nuovo studio dell’Università di Waterloo (Canada), pubblicato sull’American Journal of Physiology – Renal Physiology, rilancia la questione: forse la chiave non è togliere, ma aggiungere. Ma non altro sale.

Il potassio, amico potassio

Il potassio — quello che trovi nelle banane, nei broccoli o nelle patate dolci — è un elettrolita fondamentale per il corpo. Lavora controbilanciando l’effetto del sodio: rilassa le pareti dei vasi sanguigni, facilita l’espulsione del sodio tramite i reni e, cosa non da poco, tiene a bada l’orchestra metabolica come un direttore implacabile.

Il team di ricerca canadese, guidato dalla professoressa Anita Layton, l’ha capito utilizzando un modello matematico per simulare non solo l’apporto individuale di sodio e potassio ma come il loro rapporto influenza la pressione. Scoprendo che non è solo questione di quantità assolute: è il bilancio che conta.

Più efficace del taglio al sodio

La sorpresa? Aumentare l’assunzione di potassio potrebbe essere persino più efficace nel ridurre la pressione sanguigna rispetto alla semplice riduzione del sodio. Non che il sale diventi improvvisamente innocuo, ma il suo impatto si attenua in presenza di un’adeguata quantità di potassio. Tradotto: una banana potrebbe “ammortizzare” gli effetti del tuo snack salato. Più o meno.

Secondo il modello matematico, gli uomini rispondono meglio di altri a un aumento del potassio nella dieta. Il dato di genere è particolarmente importante, soprattutto considerando che gli uomini tendono a sviluppare l’ipertensione più facilmente rispetto alle donne in età fertile.

Una dieta (più) equilibrata

Un altro dato interessante dello studio è la centralità del rapporto tra sodio e potassio nella dieta. Questo rapporto risulta essere un indicatore più preciso del rischio di ipertensione rispetto alle quantità assolute dei due elementi presi singolarmente. E in una società dove il sale si nasconde ovunque — nei cereali, nei sughi pronti, persino nei dolci — invertire la rotta potrebbe partire da piccoli, significativi gesti: una porzione in più di verdure a foglia verde, un paio di albicocche secche al posto delle patatine, uno yogurt naturale al posto di quello alla vaniglia-industriale-caramello-fantasia.

Come mai esiste questo particolare rapporto fra potassio e sodio? Secondo Melissa Stadt, coautrice dello studio, dipende dal fatto che il nostro organismo si sia evoluto per funzionare al meglio con una dieta ricca di potassio e povera di sodio, come accadeva in epoche in cui frutta e verdura erano la norma e il cibo processato non era ancora un’idea nella testa di un pubblicitario.

In fondo, forse è tutto lì: tornare a un’armonia metabolica che abbiamo perso inseguendo sapori artificiali, in un mondo che ci spinge a togliere piuttosto che a bilanciare.

(Basato sullo studio dell’Università di Waterloo pubblicato sull’American Journal of Physiology – Renal Physiology e riportato da New Atlas)

 

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