C’è una tentazione che tutti, prima o poi, viviamo. Quella di scegliere la strada nota, il ritmo sicuro, la routine che conosciamo a memoria. È come scegliere sempre lo stesso piatto al ristorante: sai che ti piace, non ci sono sorprese, ma dopo un po’ smetti persino di assaporarlo davvero.
Nella corsa succede la stessa cosa. Ti infili le scarpe, esci, premi play sullo smartwatch e parti. Sempre allo stesso passo, quel ritmo che non ti sfinisce ma neanche ti spinge. Un compromesso comodo, abitabile, apparentemente sostenibile per sempre. È la tua zona di comfort, il tuo porto sicuro. E lì, purtroppo, non succede nulla di nuovo.
La zona comfort
Immagina di essere condannato a rivivere sempre la stessa giornata lavorativa: stesse riunioni, stesse pratiche da sbrigare, stesse conversazioni. All’inizio ti senti sicuro perché sai come muoverti, ma dopo un po’ diventi un automa. Il tuo cervello va in modalità pilota automatico.
Ecco cosa succede quando corri sempre allo stesso ritmo. Il tuo GPS segna sempre quel maledetto 5:30 al chilometro. O 6:00, o 4:45. Non importa il numero esatto, ma l’immutabilità di quel dato. Ti senti a tuo agio, sai cosa aspettarti, non ci sono sorprese.
Il problema è che il nostro corpo è come un impiegato troppo zelante: se gli dai sempre lo stesso compito, lui lo impara alla perfezione e lo ottimizza per svolgerlo con il minor sforzo possibile. Diventa efficientissimo in quel singolo, specifico compito. Ma se l’obiettivo è migliorare, questa strategia si rivela un vicolo cieco senza uscita.
Perché il corpo smette di migliorare
Correre sempre allo stesso ritmo ti rende incredibilmente bravo… a correre a quel ritmo. E a nient’altro. È come se ti allenassi a memoria per un esame: a un certo punto non impari più, ti limiti a ripetere. Il tuo cuore, i tuoi muscoli, il tuo sistema nervoso imparano a non faticare. E quindi, smettono di crescere.
Lo dice anche la fisiologia: il nostro corpo migliora quando viene sottoposto a stimoli diversi. La variabilità — nel passo, nell’intensità, nel terreno — è il motore dell’adattamento.
La chiave è il caos controllato
Se vuoi che il tuo corpo cambi, devi dargli un motivo per farlo. E questo motivo si chiama varietà di stimoli. Non devi trasformare ogni corsa in un’epopea di sofferenza. Si tratta di introdurre un po’ di quel “caos controllato” che è la base di ogni vero progresso.
Pensa a una ricetta che conosci a memoria. Se la prepari sempre uguale, diventa routine. Ma se ogni tanto cambi un ingrediente, una spezia, un metodo di cottura, ecco che diventa di nuovo interessante. Lo stesso vale per la corsa.
Perché variare è meglio di ripetersi
- Il sistema aerobico ringrazia: correndo sempre alla stessa andatura, alleni solo una parte del tuo motore. Le sessioni di ritmo più sostenuto, quelle in cui aumenti gradualmente la velocità, costringono il tuo cuore e i tuoi polmoni a lavorare a regimi diversi, diventando più efficienti nel gestire l’ossigeno.
- Muscoli svegli, muscoli forti: la corsa senza variazioni di passo è come usare sempre lo stesso utensile in cucina. Le sessioni veloci e brevi chiamano in causa le fibre muscolari potenti, quelle che ti danno sprint e reattività. Le lunghe distanze a ritmo lento allenano invece la resistenza pura. Solo combinandole diventi un atleta completo, come un artigiano che conosce tutti i suoi attrezzi.
- La mente non si annoia: ripetere la stessa cosa all’infinito è la ricetta perfetta per la noia. E la noia nel running è come la ruggine per il ferro: corrode tutto. Variare gli allenamenti, scoprire nuove sensazioni, affrontare sfide diverse mantiene accesa quella fiammella di curiosità che ti fa alzare dal letto la mattina presto.
L’Arte di correre piano (e anche forte)
Variare ritmo non significa solo “spingere”. Significa anche imparare a rallentare davvero. Correre piano è un’arte sottovalutata, come saper cucinare un risotto perfetto: sembra facile, ma richiede pazienza e tecnica.
I ritmi lenti aiutano il cuore a lavorare in modo più efficiente, favoriscono la rigenerazione muscolare e ti rendono più efficiente. È come imparare a guidare consumando meno benzina: arrivi comunque a destinazione, ma con meno spreco.
E poi ci sono i lavori di qualità: ripetute e variazioni di ritmo. Tutti strumenti per scuotere l’abitudine, creare piccole scariche controllate di stress e far sì che il corpo, adattandosi, diventi più forte. Più resiliente. Più pronto a tutto.
Come riuscirci
Non servono stravolgimenti epocali. È come ristrutturare casa: non devi buttare giù tutto, basta cambiare qualche elemento per avere un ambiente completamente diverso.
Invece di fare sempre 10 km a ritmo costante, prova un giorno a fare 8 km includendo 4-5 accelerazioni di un minuto ciascuna. Oppure, un altro giorno, aumenta la distanza di qualche chilometro ma a un ritmo molto più lento, come una passeggiata con un amico. Se sei agli inizi, anche solo un giorno alla settimana dedicato a un ritmo leggermente più allegro del solito farà una differenza enorme.
Fallo se ti annoi
Se ti annoi mentre corri, non è detto che tu non ami più la corsa. Forse ami troppo il tuo passo di comfort. È arrivato il momento di tradirlo, di sorprenderlo, di camuffarlo. La verità è che la corsa non si misura solo in chilometri o minuti. Si misura in stimoli, variazioni, scoperte. In quanta voglia hai, il giorno dopo, di rimettere le scarpe e provare qualcosa di nuovo. Anche solo per vedere cosa succede.
Il tuo corpo è una macchina incredibile, progettata per adattarsi e migliorare. Ma ha bisogno che tu gli dia una ragione per farlo. Variare gli stimoli significa anche prevenire gli infortuni da sovraccarico. È come distribuire il peso su più scaffali invece che ammassarlo tutto su uno solo: più equilibrato, più sicuro, più duraturo.


