- Un tempo i giovani correvano per lo più distanze brevi in pista, mentre le maratone erano riservate agli adulti con più esperienza.
- Oggi sempre più ventenni scelgono la maratona, attratti dalla sfida, dalla disciplina dell’allenamento e dal senso di comunità.
- Il running è diventato un fenomeno sociale: meno notti brave, più chilometri macinati insieme, con obiettivi chiari e tanta motivazione.
Se guardiamo indietro di qualche decennio, la corsa su lunghe distanze era roba da adulti, o come direbbero i giovani, “da anziani”. I ragazzi si sfidavano sulla pista correndo i 100 metri per sentirsi come Usain Bolt. La maratona? Quella era una cosa “da grandi”, per gente con esperienza e anni di allenamento sulle gambe, non certo da ventenni alle prime armi.
Oggi sembra che con chiunque tu parli si stia allenando per una maratona: basta aprire Instagram per vedere amici che pubblicano screenshot di corse da 20 e più chilometri, foto con scarpe da corsa nuove fiammanti o video in cui parlano di “lunghi” e “gel energetici” con un entusiasmo travolgente. Ma cos’è cambiato?
Da boozy nights a morning runs
Una delle ragioni principali di questo boom della corsa su lunghe distanze è il cambiamento delle abitudini sociali: se prima il sabato sera si chiudeva con una serata in discoteca e una pizza alle 3 di notte, ora molti preferiscono non rincasare troppo tardi per alzarsi presto l’indomani mattina e andare a correre. Sicuramente la pandemia ha avuto un forte impatto in questa inversione di tendenza: con le palestre chiuse e l’impossibilità di praticare sport di squadra, correre all’aperto è diventata una delle poche opzioni per mantenersi attivi.
E poi c’è il bisogno di routine e di porsi obiettivi chiari: molti giovani oggi si trovano ad attraversare una fase di incertezza, con lavori precari, affitti salatissimi e poche certezze sul futuro. La preparazione della maratona, con il suo programma di allenamento rigoroso e la soddisfazione di lavorare per raggiungere un traguardo concreto, offre un senso di controllo e una direzione chiara. In un momento storico dove comprare casa e il raggiungimento della pensione sembrano un’utopia, almeno ci si può iscrivere a una gara e sapere che, con impegno, quel traguardo si potrà raggiungere per davvero.
Il fascino della sfida
Ma non è solo una questione di bisogno di stabilità, c’è anche il fascino della sfida: i social media hanno dato enorme visibilità al running, rendendolo più accessibile e motivante, con gruppi di allenamento, app per il tracciamento dei progressi e la possibilità di unirsi a una delle tante community che celebrano ogni traguardo raggiunto insieme. Vedere amici e coetanei completare una maratona fa sembrare l’impresa meno impossibile. In fondo, se ce l’hanno fatta loro, perché non dovrei farcela anch’io?
Un tempo, chi amava la corsa da giovane puntava alla pista, dove contavano velocità e tecnica. La maratona sembrava una fatica estrema, lontana dal divertimento adrenalinico delle gare più brevi. Oggi, invece, l’idea di passare ore a correre per le strade di una grande città, con migliaia di altre persone e un pubblico a fare il tifo, ha assunto un fascino tutto nuovo. La corsa è diventata un evento sociale, un modo per viaggiare, incontrare gente e condividere un’esperienza unica.
Una nuova generazione di maratoneti
Oggi i ventenni stanno riscrivendo le regole della corsa. Se prima le lunghe distanze erano il regno degli adulti, ora i giovani si stanno appropriando della maratona come simbolo della loro generazione: un mix di sfida personale, disciplina e socialità.
Certo, la pista e le gare brevi hanno ancora il loro fascino, ma la tendenza è chiara: correre per 42 km e 195 m non è più solo una follia per pochi, ma un rito di passaggio per tanti. E tu? Hai già corso o programmato di correre la tua prima maratona?